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GRILLO NEL 1993: «CHIEDETEVI SEMPRE DA CHI PRENDE I SOLDI UN IMPRENDITORE». OK, MA TU DA DOVE LI PRENDI?



Dopo giorni di comizi, cassate e nuotate nello stretto di Messina, Beppe Grillo, a capo del Movimento 5 Stelle, è il terzo partito nelle elezioni siciliane. Nella terra patria dell'ambiguità tanto cara a Pirandello, ci si sarebbe potuto e dovuto aspettare anche un monologo sulla trasparenza nei finanziamenti al suo movimento, ma Grillo ha preferito cavarsela con la solita battuta: «Ho girato la Sicilia, ma la mafia ormai ce l’avete mandata al Nord, dove sono i soldi».

La scorsa estate Grillo ha ammesso per la prima volta in un comizio di piazza di non essere più un comico, continuando a sostenere che il suo impegno sociale e politico è motivato solo dalla speranza di dare un futuro ai suoi figli (del resto sono sei) e restituire dignità al Paese. Tutto condivisibile, ma qualcosa non torna specie se si ha avuto la fortuna di conoscere un po’ da vicino il "Giuse" (Giuseppe Piero Grillo all’anagrafe). A me è capitato per motivi professionali, dopo che Giovanni Minoli disse di sì alla mia proposta di realizzare una monografia dal titolo «Te la do io l'Italia», per il programma La Storia siamo Noi.

Ho sempre seguito Grillo in tv, nei teatri e anche sul suo blog nella fase iniziale e da storico della televisione ed esperto di satira lo considero il più grande stand up comedian italiano, paragonabile per importanza al suo omologo americano George Carlin. Il punto più alto della sua carriera televisiva rimane sicuramente quel Beppe Grillo Show, che andò in onda nel 1993 su Rai1 in piena Tangentopoli, cosa che rese possibile la messa in onda senza le ingerenze dei partiti politici, che dovettero concedere a malincuore libertà di manovra per qualche anno ai tecnici e i professori.

Fu in quello show che Grillo proclamò il de profundis della classe politica italiana, già compromessa con i poteri forti dell'internazionale bancaria, invitando i telespettatori a chiedersi sempre da dove prendono i soldi gli imprenditori (qui il video).

Domanda legittima che ci siamo sempre posti per Berlusconi. Da qualche tempo facciamo lo stesso per Renzi, perché mai non dovremmo farlo adesso per Beppe, che non può essere più considerato un privato cittadino?

Sappiamo che Grillo è miliardario da oltre trent'anni, ma per saperlo ufficialmente abbiamo dovuto leggere le dichiarazioni  dei redditi del 2005 pubblicate on line grazie allo scherzetto del ministro Vincenzo Visco nel  maggio 2008. Sappiamo che Grillo ha sempre detto che dietro il suo blog non esiste nessuna Spectre, né tantomeno i finanziamenti della destra americana (questa l’idea di Gianni De Michelis), ma solo il borsellino suo e quello di Gianroberto Casaleggio, lo spin doctor del blog, la cui società, Casaleggio Associati, ha segnato il rosso in bilancio nel 2011.

E allora? Grillo non sarà mica diventato Babbo Natale? Secondo quando sostiene Casaleggio, sin dai tempi della prima intervista ufficiale a me rilasciata il 15 dicembre 2005 (qui il video), il blog è sempre stato foraggiato grazie a donazioni volontarie e introiti derivanti da vendita di libri e dvd. Ok, ma se questo poteva andare bene anni fa per acquistare la pagina di un quotidiano, chi ha messo allora la manina nel salvadanaio per finanziare la trasferta sicula del Giuse? Celentano, Santoro o forse il suo scopritore Pippo di Militello?  

A proposito, che cosa hanno in comune questi tre? Oltre alla vocazione di parlare dal balcone catodico, sono stati anche loro a libro paga di Berlusconi. Come Beppuccio del resto. Certo, si fa prima a dire chi non lo è stato, per esempio Dario Fo o Federico Fellini, anche se poi i suoi film sono stati riacquistati da Medusa. Grillo invece è stato ospite per ben tre volte del Galà dei Telegatti nel 1985, 1986 e 1987 e il suo terzo e ultimo film, Topo Galileo del 1987, scritto dal sodale Stefano Benni, fu prodotto dalla berlusconiana Rete Italia.

Ma non è tutto. Gli agiografi di Grillo, su tutti i grafomani Marco Travaglio a Andrea Scanzi, insistono nel ripetere che Beppe fu epurato dalla Rai dopo la battuta sui socialisti ladri, pronunciata nel famoso monologo di Fantastico nel novembre 1986. È vero che Craxi si arrabbiò non poco, ma Grillo continuò ad andare in onda per tutto il 1986, 1987 e 1988 con gli spot Yomo sia sui canali Rai che Fininvest e tornò sul primo canale di stato nel febbraio 1988 a Sanremo, bissando poi nel 1989 sempre al Festival (con autori Michele Serra e Gino e Michele) il successo dell’anno prima, scagliandosi violentemente contro Claudio Martelli qualche mese prima fermato a Malindi, in Kenya, per possesso di marijuana e Sandro Mayer, il giornalista che intervistò a Domenica in il minorenne fresco di liberazione dopo il sequestro Marco Fiora.


Mi pare un po' troppa questa visibilità per un epurato. In realtà è dal 1990 con lo spettacolo teatrale Buone notizie, che Grillo decide di abbandonare volontariamente la tv di Stato, inaugurando la stagione ecologista con attacchi documentatissimi contro le multinazionali. Contenuti esplosivi che porta poi al Teatro delle Vittorie nel 1993 nello spettacolo di cui abbiamo già parlato all’inizio e che diventerà anche il primo caso virale e analogico di vhs diffusa nelle scuole italiane per tutti gli anni Novanta. Fu quella l'ultima apparizione Rai di Grillo, perché il bis previsto per il 10 gennaio 1996 sempre sul primo canale fu stoppato dall’allora presidente Letizia Moratti per via di una battuta contro Cesare Romiti, paragonato ad Adolf Eichmann. Questa battuta – contenuta nello spettacolo Energia e informazione e ripreso a fine ’95 dalle telecamere della tv svizzera TSI e dalla tedesca WDR - suscitò anche qualche protesta da parte della comunità ebraica, come potete vedere nel filmato. 



Ricordo questa polemica, perché qualche tempo fa mi fu chiesto di trovare – in qualità di fact checker, verificatore appunto - qualcosa di imbarazzante su Grillo per alimentare la "macchinina del fango" contro di lui e cosa di meglio se non un Beppe addirittura antisemita, oltre che qualunquista e parolacciaro. La stessa persona - non posso ovviamente rivelare il suo nome - mi chiese anche di trovare i Tg Rai del dicembre 1981 che diedero la notizia dell'incidente automobilistico nel quale Grillo causò la morte di tre persone, una coppia di suoi amici e il loro figlio di 8 anni.  Rinunciai a questa consulenza non per scrupoli morali, dato che si trattava di verificare dei fatti, ma più italianamente perché il committente – che cercò anche di estorcermi il numero di cellulare di Grillo - non mi voleva pagare con la fattura. E a proposito di sterco del diavolo, posso adesso raccontare il mio rapporto con Beppe.


Inizio la lavorazione del documentario nell’autunno 2005 e Grillo è lusingato dalla cosa. Chiedo al suo manager Aldo Marangoni di poter utilizzare i brani di tutti i suoi spettacoli teatrali degli anni '90 per tracciarne un profilo completo. La richiesta mi viene accordata e così arrivo al premontato, che faccio vedere a Grillo, non per la sua approvazione, ma per correttezza. Tra l'altro ho non poche difficoltà a convincere a farsi intervistare alcuni dei detrattori “ufficiali” di Grillo nel 2005, tra cui Gianni Riotta, Beppe Severgnini, Curzio Maltese e Pierluigi Battista. Alla fine nessuno accetta perché Beppe è obiettivamente inattaccabile, soprattutto dopo che il Times lo proclama «eroe europeo del 2005».

Così scorrono i sessanta minuti del mio speciale, corredato dai sapidi aneddoti di Antonio Ricci, Renzo Piano, Maurizio Crozza e Stefano Benni e tanti altri, che Grillo si gode nella sua suite del Boscolo Hotel in Piazza della Repubblica a Roma, facendomi aspettare "elegantemente" nella hall. Al termine della proiezione privata, tramite il suo agente mi manda a dire che non gli è andata giù la critica dell'ex dirigente Rai Giovanni Salvi, che gli dà del miliardario viziato e mi chiede addirittura di togliere il brano. Non contento, mi tiene a bagnomaria per mesi senza firmare la liberatoria per l'utilizzo dei suoi materiali. La scadenza di messa in onda si avvicina e io non so come giustificarmi con Minoli. Passano alcuni mesi e ricevo nel luglio 2007 una lettera firmata dall'avvocato Enzo Morelli su carta intestata, dove figurano i nomi di ben dieci, dico dieci, altri legali, in cui mi si dice che: «Il nostro assistito (Grillo) intende significarvi che non autorizza, in alcun modo, l'utilizzazione dei proprio materiali e che, in ogni caso, non gradisce né la realizzazione, né la messa in onda, del documentario».

Un'email successiva tra me e Aldo Marangoni chiarisce finalmente i termini della questione. Grillo concederà l'utilizzo dei suoi materiali per il mio documentario, solo nel caso in cui la Rai sottoscriva un accordo in base al quale cedergli per sempre tutti i diritti delle sue apparizioni sulla tv di Stato. Un accordo ovviamente scandaloso e vantaggioso solo per il Giuse. In seguito a questa diffida, mi metto a rimontare il documentario, utilizzando solo materiali Rai, cosa che manda in fumo mesi di lavoro. Il documentario va in onda l’8 febbraio del 2007 e totalizza quasi 2 milioni di telespettatori a mezzanotte su Rai2.

Da allora ho smesso di prendere sul serio Grillo perché ha dimostrato di non rispettare minimamente il lavoro altrui. Tuttavia continuo a seguire con curiosità le attività del suo movimento perché, se non altro, ha inventato la democrazia diretta sul web, visto che non esiste un altro caso Parma nel mondo. Dobbiamo ancora capire però se dopo il fascismo tout court di Mussolini e il tele-fascismo di Berlusconi, la sua è vera democrazia diretta o web-fascismo. Intanto, per sgomberare il campo da ogni equivoco, farebbe bene a esibire tutte le ricevute, se davvero vogliamo credere che sono stati solo di 25 mila euro i costi della campagna siciliana.

Negli Stati Uniti, quelli come lui li chiamano social guru, in Italia diremmo furbastri perché sono quasi 10 anni che è sceso in campo con il suo blog e il movimento 5 Stelle, facendo gli stessi comizi prima a pagamento nei palazzetti e poi gratis nelle piazze. E comunque Grillo non ama l’orizzontalità e la circolarità delle informazioni del 2.0, lui preferisce il modello “Palazzo Venezia” basato sul super-italiano che parla alla folla dal balcone. Sul suo modello di democrazia diretta via web, qualche dubbio comunque è lecito farselo venire. Il nostro paese ha una tradizione di democrazia dal basso quasi inesistente, perché la famiglia e il clan parentale sono i nuclei predominanti che si scontrano da sempre con la società (dal comitato di quartiere al consiglio comunale), quindi anche se si creano delle forti mobilitazioni attraverso i social network (dai girotondi di Moretti del 2002 al movimento “Se non ora quando” del 2011), il risultato è quasi sempre fallimentare, perché i diritti e i doveri del cittadino vanno esercitati ogni giorno e non solo quando si vota, tenendo conto però che i risultati arriveranno alla distanza. Ma nel nostro paese a nessuno piace aspettare o costruire per il futuro.

 

twitter@LucaMartera

 

(Nella foto Beppe Grillo) 

 



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