Pubblicato il 22/06/2020, 15:50 | Scritto da Andrea Amato

Netflix si prende Tinny Andreatta e Anzaldi mistifica la realtà

Netflix si prende Tinny Andreatta e Anzaldi mistifica la realtà
La direttrice di Rai Fiction diventerà a luglio Vice Presidente delle Serie originali italiane di Netflix. E il deputato di Italia Viva non perde occasione per spararle grosse.

Eleonora “Tinny” Andreatta è direttrice di Rai Fiction dal 2012

La notizia è davvero una bomba: Eleonora Andreatta (per tutti Tinny), dal 2012 direttrice di Rai Fiction, a luglio passerà a Netflix come Vice Presidente delle Serie originali italiane. La tv in streaming americana da tempo ha annunciato massicci investimenti nel nostro Paese, una sede in centro a Roma e nelle ultime settimane si parlava anche del passaggio di Fabrizio Salini, attuale Amministratore delegato di viale Mazzini, come uomo di punta per l’Italia.

E invece, a sorpresa, la società guidata da Reed Hastings si è preso forse la manager più in ascesa della tv di Stato, uno dei pezzi più pregiati. In otto anni Tinny Andreatta ha di fatto sviluppato l’area fiction, facendola diventare il fiore all’occhiello della Rai e una macchina di ascolti tv. Ma il grande traguardo è stato quello di proiettare la serialità di viale Mazzini da un immaginario esclusivamente provinciale a un contesto internazionale. Motivo per cui probabilmente Netflix ha scelto lei.

La mistificazione della realtà da parte della politica

E in un momento in cui tutto il mondo dell’audiovisivo è rimasto senza parole per il colpo a sorpresa, invece, il solito Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva e segretario della Commissione di Vigilanza Rai, ci ha tenuto a dire la sua su Facebook con un commento che ha del grottesco: «L’addio di Eleonora Andreatta rappresenta una gravissima sconfitta per la Rai, una bocciatura senza appello all’attuale gestione: lasciar andare via una delle manager di maggiore successo dell’azienda è un fallimento e una prova di incapacità senza precedenti, che riguarda l’amministratore delegato e tutto il Cda». Anzaldi sa bene che i dirigenti Rai hanno un tetto degli stipendi a 240 mila euro e quindi in un mercato competitivo e con giganti come Netflix è difficile trattenere risorse come Tinny Andreatta.

Anzaldi questa regola la conosce bene, perché è stata varata nel settembre 2016 dal Governo Renzi, di cui lui faceva parte, non solo, in quel momento era già Segretario della Commissione Vigilanza Rai. Stiamo parlando della legge n. 198 del 26 ottobre 2016, altresì detta Legge sull’Editoria o ancora più volgarmente definita Legge Renzi. Quindi, come sempre, siamo all’apoteosi della mistificazione della realtà: accusa oggi manager per aver applicato regole fatte da lui ieri. Un vero genio del male, complimenti!

Anzaldi, che si picca di essere un fine conoscitore dell’universo Rai, dovrebbe anche sapere che l’Anac, Autorità Nazionale Anticorruzione, ha messo un limite alla durata degli incarichi dirigenziali in Rai a otto anni e all’Andreatta mancavano solo 3 mesi per arrivare a quel termine.

Piuttosto la Rai dovrebbe smetterla di essere un poltronificio per tutti i partiti politici e iniziare a crescere talenti, bravi ed efficienti come Tinny Andreatta, e a valorizzare le ottime risorse interne senza “padrini” nel Palazzo. Altrimenti il suo depauperamento sarà inesorabile e fatale.

 

Twitter@AndreaAAmato

 

(Nella foto Tinny Andreatta)