Pubblicato il 30/08/2019, 16:03 | Scritto da Hannibal

Michele Anzaldi: il deputato che ogni giorno spara sulla Rai

Michele Anzaldi: il deputato che ogni giorno spara sulla Rai
L’onorevole del PD è riuscito a fare 260 esternazioni in nove mesi sulla tv di Stato e il più delle volte commentando fake news. Le abbiamo messe tutte in fila.

Michele Anzaldi è un deputato PD in Commissione Vigilanza Rai

Ben 260 interventi in nove mesi. Quasi uno al giorno, festivi e Ferragosto compresi. Un lavoro, quello di Michele Anzaldi, deputato PD, che meriterebbe un riconoscimento dall’Accademia di Svezia. Perché nessun deputato, in nessun Paese al mondo, può vantare numeri paragonabili ai suoi. Parliamo ovviamente degli interventi sulla Rai, azienda che Anzaldi, in quanto componente della Commissione di Vigilanza, incalza e tallona, tampina e marca in modo che neanche Lele Oriali su Maradona ai Mondiali del 1982.

L’obiettivo, immaginiamo, sia quello di mettere pressione su tutto, azzerando completamente i limiti di autonomia editoriale che pure un’azienda normale dovrebbe avere. La tv sottoposta, anzi sottomessa, alla politica, questo è il modello di Anzaldi. Ma vediamo alcuni di questi 260 interventi del maratoneta di Montecitorio, che interviene su tutto: singoli programmi, ospiti, strategie generali, qualsiasi dettaglio passa al suo ineffabile controllo.

Le sparate di Anzaldi

Il primo gennaio, giorno di Capodanno, esordì con una dichiarazione contro il Presidente della Camera, che non aveva chiesto il riconteggio delle schede sulla nomina di Marcello Foa a Presidente Rai. Lo stesso giorno, mentre gli altri smaltivano la notte del veglione, lui si scagliava contro gli agenti che dettano legge a Rai2.

A seguire, nei giorni seguenti, i bersagli sono il Tg2 per un servizio sulla Lega, contro l’epurazione dalla Rai di Luca e Paolo. Regolarmente al loro posto tutte le domeniche a Quelli che il calcio…

Poi, dal 10 gennaio, via con il Festival di Sanremo: contro le presunte minacce del direttore di Rai1 Teresa De Santis a Claudio Baglioni sui compensi.  E giù ancora: strali sul piano industriale, su Carlo Freccero, sulla Isoardi conduttrice a La Vita in diretta (mai arrivata, peraltro).

Anzaldi si cimenta anche come consulente, come quando suggerisce di affidare al Tg1 lo speciale sul voto in Abruzzo. Tra gli incubi di Anzaldi, la striscia di Rai1 affidata a Maria Giovanna Maglie, mai arrivata a destinazione peraltro, un incarico al figlio di Marco Travaglio per The Voice, anche questo non pervenuto.

C’è spazio anche per prendersela con la Rai anche per una presunta censura al monologo di Claudio Bisio a Sanremo e per definire il Festival anestetizzato dalle minacce di Matteo Salvini. Ma nel corso dei mesi, a scorrere l’Anzalditeca, si trova davvero di tutto, ogni giorno per più volte al giorno, peraltro diligentemente ripreso dalle agenzie; dall’italianizzazione di Radio Rai alle contestazioni sulla scaletta dei Tg, dall’ipotesi del ritorno di Michele Santoro a commenti quotidiani sugli ascolti. Dai commenti sulla questione Pamela Prati, strategica per gli equilibri del Paese, ai vestiti di Mara Venier. Inarrestabile, inimitabile, inspiegabile. Basta Anzaldi: giù le mani dalla Rai.

 

Hannibal

 

(Nella foto Michele Anzaldi)