Pubblicato il 05/01/2021, 14:35 | Scritto da Andrea Amato

San Patrignano: la comunità che conosco io non si vede nella docuserie di Netflix

San Patrignano: la comunità che conosco io non si vede nella docuserie di Netflix
Il documentario disponibile sulla tv in streaming racconta i primi anni di SanPa, fino alla morte del fondatore Vincenzo Muccioli nel 1995. Non si può decontestualizzare da quel periodo storico, ma soprattutto oggi è tutto diverso. Ecco la mia esperienza personale.

SanPa. Luci e tenebre di San Patrignano su Netflix dal 30 dicembre

Breve antefatto: nell’ottobre del 2011 ho presentato per la prima volta il mio libro L’impero della cocaina, inchiesta sul narcotraffico e la ‘ndrangheta, durante i WeFree Days di San Patrignano, ovvero quando la comunità apre le porte a migliaia di ragazzi delle scuole italiane per fare prevenzione. Impossibile non innamorarsi di SanPa e così da quel giorno ho più volte partecipato agli eventi come volontario, portando il mio piccolo contributo.

Ovviamente non ho conosciuto Vincenzo Muccioli, ma il figlio Andrea sì. La San Patrignano che conosco io è popolata da ragazzi molto giovani, molti sono minorenni. Probabilmente non conoscono il buco di eroina, ma sono in un tunnel altrettanto infernale fatto di cocaina, pastiglie, antidepressivi, alcol e molte, molte, altre sostanze.

Io conosco un microcosmo super efficiente e super organizzato rispetto agli anni pionieristici raccontati dalla docuserie SanPa. Luci e tenebre di San Patrignano, disponibile su Netflix dal 30 dicembre. Serie che trovo stilisticamente molto ben girata e scritta con rigore. Un racconto che parte dal 1978 e arriva fino al 1995, ovvero anni luce distante da quello che oggi è la comunità e quindi il giudizio che lo spettatore si può fare non può che essere circoscritto alla vicenda personale di Vincenzo Muccioli, cercando di contestualizzare storicamente il più possibile. I ragazzi erano diversi, le droghe erano diverse, l’Italia era molto diversa, la comunità inevitabilmente era diversa.

Visitate San Patrignano

Dopo quell’emozionante prima presentazione del 2011 ho girato per molti anni l’Italia, invitato a parlare dell’emergenza cocaina e, ogni volta, alla fine la domanda più frequente che ricevevo era: «Come possiamo tenere i nostri figli lontani dalla droga?».

La mia risposta è sempre stata una sola: sono un giornalista, non un operatore sociale, ma credo che la migliore prevenzione sia portare i propri figli a visitare comunità di recupero come San Patrignano: niente più delle esperienze dei propri coetanei può fare breccia negli animi dei ragazzi. Mia figlia oggi ha solo 2 anni, ma ho già in programma un week end in quelle splendide colline sopra Rimini.

 

@AndreaAAmato

 

(Nella foto la comunità di San Patrignano oggi)