Pubblicato il 26/06/2020, 19:01 | Scritto da La Redazione

Ricci compie 70 anni e li festeggia con una raffica di aneddoti

Ricci compie 70 anni e li festeggia con una raffica di aneddoti
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: il programma più amato? “Te la do io l’America, con Beppe Grillo in stato di grazia”. La maggiore soddisfazione? “La sfida delle Velone, ragazze in gara tra i 65 e i 90 anni. Batterono Miss Italia”. Ma non è stufo? “Di sicuro sono tranquillo: ho preso 29 Telegatti, più di Mike Bongiorno. Adesso non li danno più, ma anche se tornassero a darli chi mi becca?”

Antonio Ricci: “Ho una sola missione: provocare”

La Stampa, pagina 20, di Alessandra Comazzi.

Che cosa le portano questi primi 70 anni?
«La stessa carica provocatoria che avevo a 20. Quella non è mai cambiata. Ed è la cifra costante delle cose che ho fatto, a partire da Drive in, che andò su Italia1, rete corsara, mentre su Canale5 Berlusconi voleva rifare la Rai».
Drive in rivoluzionò la tv, è 11 che lei cominciò a volgere a suo vantaggio i ritmi e l’immediatezza tipici delle interruzioni pubblicitarie. Nessun pentimento?
«Certo che no. Anzi, un po’ di compiacimento. lo continuavo a lavorare per Rai1, avevo fatto Fantastico 1, 2 e 3, anche 30 milioni di spettatori. Poi, con Beppe Grillo, Te la do io l’America e Te lo do io il Brasile. Cercavo indipendenza, in vita mia non ho mai firmato esclusive. Un programma senza censure: nessuno criticava l’americanizzazione dell’Italia Anni ’80, la Milano da bere, nessuno toccava la moda e noi, con le Bomber, equiparammo le sfilate alle parate militari; volevo sviluppare la satira politica. Alla Rai, una volta, io e Grillo fummo salvati da una telefonata di Pertini: i dirigenti volevano farci fuori per le battute su De Mita e sui socialisti, e lui disse che non si era mai divertito tanto».
Che cosa non farebbe per una provocazione?
«Non mentirei. Ma a parte quello, farei abbastanza di tutto. Anche Striscia la notizia, chi l’avrebbe mai detto che sarebbe durata così tanto’ (debuttò il 7 novembre 1988 su Italia 1, poi passò a Canale 5 l’l1 dicembre 1989 n.d.r.), diventando più credibile dei tg ufficiali?»
Lei parla come se non facesse parte integrante del sistema tv che critica: non si contraddice?
«Io mi considero ancora un intruso e per fortuna molti la pensano così. Le contraddizioni le conosco e le ammetto. Prendiamo il Gabibbo, i miei inviati: penso che si capisca a occhio nudo che non son normali, che sono casi umani. A me li segnala don Ciotti, io in realtà sono una comunità di recupero».
Se nella tv generalista non ci sono novità, è colpa dei pubblicitari che non si fidano e non danno i soldi?
«Ma no, ormai anche loro sono una categoria morta. Non c’è il minimo coraggio per imporre qualcosa, e per imporre qualcosa ci vuole comunque del tempo».

Le sue passioni

Il programma più amato?
«Te la dò io l’America, con Beppe Grillo in stato di grazia».
La delusione?
«Da trent’anni con Striscia combattiamo le fake news, fin da quando si chiamavano bufale: mai che un tg, uno qualunque, abbia riconosciuto di aver dato una notizia non vera. E finché non succederà, io non mi muovo dalla tv».
Ma non è stufo?
«Di sicuro sono tranquillo: ho preso 29 Telegatti, più di Mike Bongiorno. Adesso non li danno più, ma se anche tornassero a darli: chi mi becca?».
La tv generalista durerà?
«Se saprà fornire prodotti appetibili». Lei guarda la tv continuamente: che cosa per diletto? «Direi niente, non ho tempo. Tutto confina sempre col lavoro. Anzi, una cosa c’è: mi diverto proprio a guardare Bianca Berlinguer e Mauro Corona».
Lei era Antonio Ricci già 40 anni fa, e adesso è ancora qui: perché non c’è ricambio?
«Perché la qualità non è richiesta. Per praticarla, ci vuole una tale iniziativa personale che a trent’anni, senza una struttura alle spalle, non si può avere».

 

(Nella foto Antonio Ricci)