Pubblicato il 25/03/2020, 19:00 | Scritto da Gabriele Gambini

Marco Maisano: Ho visto italiani disciplinati e uniti, ce la faremo

Marco Maisano: Ho visto italiani disciplinati e uniti, ce la faremo
L'ex iena affronta la tematica legata al Coronavirus, testimoniando la realtà attraverso gli occhi delle telecamere di un cellulare e di un film-maker. Da mercoledì 25 marzo in seconda serata su TV8.

ll primo episodio di Piacere Maisano ai tempi del Coronavirus è incentrato sugli ospedali in prima linea. Nelle prossime puntate l’attenzione si concentrerà sulla quarantena, l’amministrazione dell’emergenza e la ripartenza.

La metafora bellica è diffusa, nel descrivere l’italica lotta quotidiana con il Covid-19. E anche se non si tratta di un raffronto del tutto pertinente, potremmo immaginare un Marco Maisano in tenuta da Hemingway mentre, nel suo Piacere Maisano ai tempi del Coronavirus (prodotto da EndemolShineItaly, da mercoledì 25 marzo in seconda serata su TV8), compie sortite nelle trincee dove il nemico invisibile prolifera prima di essere respinto: corsie ospedaliere, ambulanze, supermercati, strade deserte, orfane della socialità perduta. Solo che Hemingway, in Addio alle armi, raccontava la guerra soffermandosi su Caporetto (Dio non voglia). Maisano, che forse non condivide con lo scrittore americano il machismo, ma di sicuro la curiosità e il nerbo, con il linguaggio peculiare del suo format d’inchiesta, si sofferma sulle speranze degli italiani in questo contagioso pantano di portata epocale.

Lei e la produzione stavate curando la seconda edizione di Piacere Maisano. Poi è arrivato il signor Covid-19 e ha stravolto le vite di tutti. Comprese le vostre.

Ci siamo detti: perché non dedicare quattro puntate speciali a questo momento storico che verrà raccontato ai nostri nipoti? Abbiamo approfondito l’impatto economico, sociale, medico e professionale del Coronavirus sulla vita quotidiana. Mantenendo lo stile del programma: un linguaggio anti-retorico, capace di focalizzarsi sugli aspetti non solo drammatici della vicenda. Con gli strumenti del video-making.

Ha incontrato l’Italia appollaiata sui balconi della clausura forzata.

Parlando con le persone alle finestre, ho incontrato un’Italia unita, nonostante la paura serpeggi. Ho visto persone rispettare le regole, file disciplinate ai supermercati, umorismo capace di esorcizzare le ipotesi nefaste. La tv ha il compito di informare senza indulgere a toni apocalittici, noi proviamo a farlo cercando un punto di vista laterale sulle cose.

Da qualche giorno però si è scatenata la caccia all’untore. Nel mirino sono finiti i corridori.

La psicosi dell’untore, al di là di qualche esagerazione social, non l’ho percepita più di tanto. Forse a Codogno, all’inizio, c’erano timori irrazionali diffusi, ed era comprensibile. Una delle prime persone contagiate dal virus ce lo ha raccontato. D’altra parte, il rispetto delle regole è importante: la malattia non guarda in faccia a nessuno.

Quali paure ha percepito per gli scenari futuri?

Le persone temono di perdere il lavoro e sono spaventate dal crollo dell’economia. C’è chi sa che l’Europa giocherà un ruolo decisivo. Riaprire le attività più piccole sarà durissima. Il rovescio della medaglia è che siamo di fronte a un’occasione storica per ripensare al Paese in molti suoi aspetti e provare a salvarlo, migliorandolo.

In una puntata racconta la vita nei reparti di terapia intensiva.

Abbiamo visitato il reparto di terapia intensiva di Novara. Si tratta del secondo più grande del Piemonte, sta reggendo l’urto, fornendo supporto anche alle province limitrofe. Hanno convertito reparti ordinari in spazi per la terapia intensiva, i medici sottolineano come tanti malati in un lasso temporale così breve non si siano mai visti.

Si tende a fare differenze tra morti di Coronavirus e morti con Coronavirus.

Non c’è una lettura univoca, la Germania, per esempio, non considera il decesso di un paziente che, oltre al Coronavirus, era affetto da altre patologie, come morte per esposizione all’epidemia. L’Italia sì, e credo sia una lettura più trasparente, perché il virus gioca comunque un ruolo determinante.

Era spaventato all’idea di esporsi a un rischio elevato di contagio?

Ho usato tutte le precauzioni e gli strumenti del caso. Se fossi entrato nei reparti ospedalieri per i fatti miei, avrei avuto molta paura. Andandoci per lavoro, sono riuscito a vivere l’esperienza con il giusto distacco e, nel contempo, la necessaria empatia.

Il Covid-19 ha portato in dote una bella carrellata di luoghi comuni.

Il pregiudizio sugli italiani da parte di una certa opinione pubblica internazionale ha semplificato i concetti senza approfondirli. Poi però il virus è arrivato (purtroppo) in Francia, in Spagna, in Inghilterra, e si è visto che anche all’estero non hanno saputo fare meglio di noi. Di fronte a una crisi del genere, mai vista nel Dopoguerra, può capitare di commettere errori prima di capire quali misure efficaci adottare.

A settembre tornerà su TV8 Piacere Maisano nella sua versione tradizionale.

Nella seconda stagione affronteremo temi ambientali, dalle energie rinnovabili allo smaltimento della plastica. Poi racconteremo come sono cambiati i costumi della Quarta Età. Una puntata sarà dedicata alla moda e alle sfilate, ma da un punto di vista inedito. Intervisteremo tanti ospiti.

Soddisfatto della conferma del programma?

Significa che la prima stagione ha funzionato ed è piaciuta, ma è presto per tirare le somme.

Un tema da affrontare in futuro?

Il mondo delle api. Pochi sanno quanto siano essenziali per la sopravvivenza del nostro ecosistema.

Gabriele Gambini

(nella foto Marco Maisano)