Pubblicato il 12/10/2018, 15:01 | Scritto da Tiziana Leone
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Marco Liorni: Sono perbene, ma non un ingenuo. Il buonismo non mi appartiene, la dignità sì

Marco Liorni: Sono perbene, ma non un ingenuo. Il buonismo non mi appartiene, la dignità sì
Mai sopra le righe e perbene. Due motivi per cui il popolo del web non ha gradito il suo addio a La vita in diretta. Ma Marco Liorni non ama la parola buonismo e in questa intervista a TvZoom spiega perché.

Alla guida di ItaliaSì ogni sabato pomeriggio alle 16.40 su Rai1, Marco Liorni ha la difficile concorrenza di Silvia Toffanin a Verissimo su Canale 5

Marco Liorni risponde al primo squillo. «Scusa sto facendo le scale, se rispondo cose poco sensate è perché mi va poco sangue al cervello, sai a una certa età due cose insieme non si possono fà». Di anni ne ha 53, tre figli, a Roma ancora gli danno del “pischello”, anche se è un signore con alle spalle 30 anni di carriera in tv. Le strane vie del piccolo schermo l’hanno portato alla guida di ItaliaSì!, programma in onda ogni sabato pomeriggio alle 16.40 su Rai1, dove in sostanza ognuno può dire quello che vuole.

Chi vuole scrive alla redazione, se accettato si presenta, sale sul podio e dice la sua. In ogni campo. Un po’ come succede a Hyde Park a Londra, ma qui siamo a Raiuno. «Il programma è cominciato da poco, pensavo che ci sarebbe voluto più  tempo per dargli una sua identità, in fondo è un varietà di storie e persone, ciascuna con il proprio argomento, poteva essere spiazzante e frammentario – spiega Liorni – Ma ovviamente seguiamo un criterio per scegliere i racconti, cuciamo insieme storie diverse, ma simili».

Sabato scorso l’ascolto è cresciuto nonostante ci fosse anche una forte concorrenza delle partite.

«Probabilmente il pubblico ha compreso qual è l’anima del programma».

L’idea del programma è stata tua. L’avevi nel cassetto da tempo?

«Sì è un’idea mia, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mondo. Un conto è come si immagina un programma e un altro è come poi va in onda. Solitamente pensi cento e realizzi sessanta, in questo caso siamo già a buon punto, considerando tutto».

Avete poche risorse?

«Abbiamo quelle che ci servono, è chiaro che dipendono dallo slot in cui vai in onda. E’ altrettanto chiaro che ciascuno di noi vorrebbe sempre averne di più». 

Il direttore di Raiuno, Angelo Teodoli, ha riposto molta fiducia in questo programma visto che l’ha definito un esperimento importante su cui la rete ha investito… 

«Noi stiamo provando a fare una cosa diversa, in ItaliaSì! ci occupiamo delle persone. Non di cronaca nera o gossip».

Anche perché di cronaca nera te ne sei occupato per anni no? 

«Per sette anni, ogni giorno mezz’ora di cronaca nera».

Quindi ti senti sollevato di non dovertene più occupare?

 «No, affatto. Non la vedrei in questo senso. Mi è sempre interessato capire come si arriva a un determinato punto, come funzionano le dinamiche tra le persone. Se è vero che il male è in ciascuno di noi, come dicono gli psichiatri, allora forse la cosa più utile sarebbe capire come e perché si scatena». 

Perché la gente va in tv a raccontare la propria vita?

«Una volta andare in tv era qualcosa di molto attraente, ora vedi la tua faccia di continuo nei social e la magia del ritrovarsi nel piccolo schermo non esiste più. Oltretutto ci sono social che consentono a ciascuno di esprimersi su qualunque cosa, quindi se vieni da noi significa che hai un motivo serio da porre all’attenzione pubblica».

Se fossi tu a salire su quel podio cosa racconteresti?

(Ride) «Domanda cattiva»

Dipende dalla risposta.

«Se voglio salvare il mio matrimonio è obbligatorio risponderti che direi che amo mia moglie Giovanna». 

Poi, una volta assolto il compito obbligatorio?

«Cercherei di dire una cosa utile sulla disostruzione pediatrica, inviterei i ragazzi a interessarsi alla politica, punterei l’attenzione sui grandissimi player mondiali che stanno avendo un potere enorme sulla new economy, hanno fatturati di intere nazioni poi sul discorso tasse se ne stanno defilati»

Se ti chiedessi le tue idee politiche sarebbe “destabilizzante”?

«No, non lo sarebbe. Sono un moderato, ma c’è bisogno di fare molte cose e in fretta, vedo e sento in giro che molti la pensano allo stesso modo. Bisogna ritrovare collante e un forte spirito etico. C’è la questione dei flussi migratori, ma che mi fai parlare di politica? Stiamo qui un giorno…»

Allora torniamo alla tv. A Silvia Toffanin cosa ruberesti?

«Mamma mi ha insegnato a non rubare».

Magari qualche punto di share?

«Non sarebbe comunque un furto… è chiaro che c’è la competizione, però noi siamo veramente qualcosa di molto diverso da Verissimo che va alla grande da otto anni a questa parte. Siamo complementari, ma nei contenuti non è un competitor. Poi tutti conosciamo certe scorciatoie per fare gli ascolti e sia chiaro non mi riferisco a Verissimo».

Le scorciatoie le usano in molti…

« Ma non pagano. Il pubblico se ne accorge se fai il furbetto. Personalmente mi sentirei in colpa»

Forse solo tu…

«Mi piace avere un rapporto onesto col telespettatore. Detto questo non sono un ingenuo, faccio tutto quello che serve per trattenere il pubblico su Raiuno a guardare la mia trasmissione. In modo corretto».

Perbene, ma non buono?

«E neanche fesso». 

Il buonismo ti dà fastidio?

«Il buonismo è quando vedi il buono dove non c’è. Non sono per niente buonista, però mi piace portare avanti valori come la dignità. Averla è un dovere, non un merito».

Ti è dispiaciuto lasciare La vita in diretta?

«Ho passato sette anni a Vita in diretta, ne vado orgogliosissimo, c’era un rapporto bellissimo con il pubblico».

Un programma che hai fatto di cui non vai particolarmente orgoglioso?

«Ho fatto un tentativo sbagliato una volta: il programma si chiamava Miss Universe su Canale 5. Volevo fare una cosa diversa, cercavo di raccontare la  personalità delle ragazze, una via di mezzo tra il talent e il people show. E’ stato un tentativo non riuscito, ho sbagliato io a pensare di farlo in pochi giorni. Però mi è rimasta questa idea di fare un talent che metta in luce il valore delle persone. E’ giusto che chi fa qualcosa di positivo venga esaltato».

Il pubblico sui social ha manifestato un certo dispiacere per il tuo addio a La vita in diretta, tu come l’hai vissuto?

«Adesso ci sono altri due conduttori, mi sembra il caso di lasciarli in pace. Ho già spiegato come sono andate le cose. Così come ha fatto il direttore di rete. Si era decisa un’altra strada per me, che poi è saltata e a quel punto non son tornato a Vita in diretta, ma si è aperta l’opportunità di questo esperimento il sabato pomeriggio. Dopo sette anni fare una cosa diversa non mi è dispiaciuto affatto»

La consideri una promozione?

«Sì, dai»

 

Tiziana Leone

 

(Nella foto Marco Liorni)