Pubblicato il 03/10/2018, 19:10 | Scritto da Gabriele Gambini

Peter Gomez: A La Confessione Sandra Milo mi ha commosso

Peter Gomez: A La Confessione Sandra Milo mi ha commosso
Peter Gomez presenta la seconda edizione de La Confessione, in onda da venerdì 5 ottobre alle 23 su Nove: ai nostri microfoni parla degli ospiti più significativi della passata stagione, delle prerogative di quella nuova, di sovranismo e globalismo e di scenari futuri per l'Italia.

Peter Gomez: Il mio scheletro nell’armadio da cronista riguarda un clamoroso errore commesso quando lavoravo a Il Giornale. Sottovalutai una notizia di cronaca e non la pubblicai. Ancora oggi ho gli incubi

Sogna di sostenere un faccia a faccia con Marcello Dell’Utri. Nel frattempo, riapre gli studi del suo La confessione torchiando Fabrizio Corona: «Personaggio che ha fatto parte degli anni del berlusconismo di costume, come testimonia il video Videocracy. Con lui parleremo di etica, di morale. Corona è andato in carcere ma non si è mai pentito del suo agire. L’intervista si chiuderà con un colpo di scena da lasciare a bocca aperta».

Peter Gomez presenta la seconda edizione del suo format (prodotto da Loft Produzioni, in onda da venerdì 5 ottobre alle 23 su Nove) puntellandone le prerogative: interviste one to one con ritmo incalzante in cui scaverà a fondo nei lati oscuri dell’ospite di puntata, aprendone gli armadi mentali e mettendone a nudo scheletri, umane fragilità, percorsi. Mantenendo l’occhio vigile sul legame tra politica e società. «Ricordo quando l’ospite fu Sandra Milo. Mi ha sorpreso come donna, come personaggio e come memoria storica. Ha attraversato la politica e i cambiamenti dell’Italia. Mi ha commosso il racconto dell’episodio, per la Chiesa miracoloso, di sua figlia, nata morta e rivissuta dopo otto ore. Oppure ricordo quando l’ospite fu Emilio Fede: parlammo della stretta correlazione tra informazione e potere».

Se tutti hanno qualche scheletro nell’armadio, Gomez stesso è il primo a non sottrarsi nel rievocare qualcosa del suo passato professionale: «Una cosa vergognosa che mi ha fatto vivere incubi per anni. Ero a Milano come giovane giornalista de Il Giornale, dovevo occuparmi per la prima volta della cronaca di notte e decidere, da solo in redazione, le eventuali ribattute dei fatti più importanti. A pochi minuti dalla chiusura faccio il canonico giro di telefonate a carabinieri, polizia, pompieri. Mi dicono che c’è un incendio in corso Vittorio Emanuele.

Mi reco sul posto, vedo molte persone all’esterno di un edificio, ma sottovaluto la situazione e non la reputo tanto cruciale da bloccare le rotative per far ristampare le copie. Il giorno dopo eravamo l’unico quotidiano milanese ad aver bucato la notizia. Tutti ce l’avevano in prima pagina».

Ma non finisce qui. Ai nostri microfoni, Gomez parla anche della dicotomia sovranisti/globalisti, che ha sostituito la vecchia dialettica destra/sinistra nei talk show televisivi, e della proposta di bloccare la pubblicità delle aziende di Stato sui giornali.
GUARDA LA VIDEOINTERVISTA

 

Gabriele Gambini

 

(Nella foto Peter Gomez)