Pubblicato il 12/04/2018, 17:03 | Scritto da Tiziana Leone

Carlo Conti: La Corrida è un sogno che si realizza da quando facevo le feste in piazza

Carlo Conti: La Corrida è un sogno che si realizza da quando facevo le feste in piazza
Domani su Raiuno in prima serata torna La Corrida, condotta per la prima volta da Carlo Conti, che con questo programma torna un po' alle origini.

È la voglia di leggerezza e il desiderio di divertirsi la vera arma vincente del programma ideato da Corrado cinquant’anni fa. E nulla cambierà

Cinquant’anni fa Corrado inventò La Corrida, programma radiofonico in cui gli italiani si divertivano a mettere in mostra i loro diversi e sconclusionati talenti. Poi la portò in televisione e le espressioni del conduttore di fronte alle esibizioni dei dilettanti allo sbaraglio hanno fatto storia. Da domani sera su Raiuno tocca a Carlo Conti ridare lustro a quel programma. «Ma quelle facce di Corrado sono irraggiungibili, io seguirò le esibizioni a mio modo – ammette – Magari riderò di più. Non facendo prove in studio, ma assistendo in diretta all’esibizione ci sarà verità assoluta, userò il mio modo scanzonato fiorentino di ironizzare su tutto, ma spero di riuscire a essere sempre dalla parte del concorrente di cui avrò grande rispetto, come faceva Corrado».

Hai mai conosciuto Corrado?

«Una volta, ai Telegatti, anni fa. Io mi avvicinai con imbarazzo, in lontananza vedevo tutti loro, Corrado, Mike, insomma erano tutti loro».

Oggi anche tu sei uno di uno di loro?

«Ma per carità, loro sono irraggiungibili»

Qualcuno dice che “baudeggi”…

«Lo trovo un complimento, è come quando nel calcio ti dicono che batti una punizione alla Maradona, che fai ti offendi? ».

Preoccupato di riportare in tv un programma storico come La Corrida?

«È una delle gioie più grandi. E’ un programma che ho sempre sognato, per anni ho fatto feste in piazza, con Pieraccioni e Panariello giravamo per le sagre, è un po’ tornare alle origini, al divertimento puro, a quella leggerezza che non riusciamo più ad avere quando si fanno programmi con Vip».

Cosa facevate da dilettanti con Pieraccioni e Panariello?

«Le bischerate. Entravamo nei pianobar e costringevamo i pianisti a suonare quello che volevamo noi»

Stanco di dover sempre rincorrere i punti di share?

«Confesso di non aver mai vissuto il mio mestiere con la tensione degli ascolti, ho fatto tre edizioni di Sanremo senza nemmeno rendermi conto di quello che facevo, l’unica responsabilità che davvero sentivo era nella scelta delle canzoni Faccio spettacolo, sono fortunato, sono arrivato al mestiere che per me era un hobby. Poi a volte ti guardi intorno, vedi le cose che succedono e ti viene voglia…»

Il pensiero va al tuo amico Fabrizio Frizzi immagino. Com’è stato entrare nello studio de L’eredità?

«Una delle cose più difficili della mia carriera. Non so nemmeno cosa ho detto, ho lasciato parlare il cuore, di certo, io che amo il mare, sarei stato volentieri al Polo Nord in mutande piuttosto che lì. Ma ho messo una sorta di pilota automatico, aggiunto un po’ di mestiere e sono andato avanti con una ferita nel cuore che non si rimargina più».

Torniamo all’Eredità, qual è l’identikit del dilettante allo sbaraglio?

«È nella provincia che c’è meno pudore, più voglia di leggerezza, più faccia tosta, e sono gli uomini più che le donne a lasciarsi andare».

È un profilo diverso da quello del concorrente del talent?

«Molto diverso. Il dilettante è quello che trovi nelle sagre paesane, il tipo che al bar del paese suona con le ascelle, sai quanti se ne sono presentati a suonare con le ascelle? Per non parlare di quanti Celentano abbiamo contato».

Nessuno di loro sogna di sfondare nel mondo dello spettacolo?

«Nessuno ha velleità professionali, ma solo la voglia di far vedere quello che sanno fare, nel bene o nel male . A volte non capivamo se erano loro a prendere in giro noi, o il contrario».

Cambierete qualcosa nell’impianto de La Corrida?

«Nulla. La Corrida funziona con quelle sue caratteristiche e con due protagonisti, i dilettanti e il pubblico che giudica con campanacci, fischi e trombette».

Perché i dilettanti scelgono di partecipare?

«C’è una gran voglia di leggerezza, alla Corrida non si deve pensare, ma solo divertirsi. E a farlo non ci sono solo i meno giovani, ma anche tanti ragazzi, molti si sono presentati per fare il rap».

 

Tiziana Leone

 

(Nella foto Carlo Conti)