Pubblicato il 27/03/2018, 14:03 | Scritto da Gabriele Gambini

One Strange Rock con Will Smith: bellezza, angoscia e futuro del pianeta Terra

One Strange Rock con Will Smith: bellezza, angoscia e futuro del pianeta Terra
One Strange Rock su National Geographic è la serie che racconta la Terra con immagini spettacolari partendo dallo spazio: dieci puntate con la voce narrante di Will Smith.

One Strange Rock va in onda su National Geographic martedì 27 marzo alle 20.55, è diretto da Darren Aronofsky, ha la voce narrante di Will Smith e la firma di Arif Nurmohamed come showrunner

Con uno strappo concettuale, One Strange Rock, su National Geographic (canale 403 Sky) martedì 27 marzo alle 20.55, potrebbe essere definita una sorta di serie documentaristica olistica: la Terra raccontata non focalizzandosi sui dettagli particolari, ma su una visione d’insieme che la fa apparire per ciò che è nella sua totalità. Avvalendosi di una tecnologia poderosa per creare immagini inedite sul piccolo schermo. Intrattenendo, suscitando partecipazione attiva nei confronti del destino del pianeta e nelle possibilità offerte dal futuro in una platea ampia di pubblico.

Il film suddiviso in dieci puntate, diretto da Darren Aronofsky e con la voce narrante di Will Smith, celebra la fondazione nel 1888 della National Geographic Society. Ha coinvolto decine di troupe cinematografiche al lavoro anche contemporaneamente, toccato 45 paesi e quasi 200 località nel mondo spesso in esclusiva. «Due anni di lavoro complesso e entusiasmante», dice Arif Nurmohamed, lo showrunner inglese venuto apposta a Milano per raccontare i dettagli della produzione.

«Abbiamo provato a ribaltare la prospettiva del racconto documentaristico del nostro pianeta: siamo partiti dall’alto. Poi abbiamo analizzato i particolari. In ogni puntata si racconterà un aspetto della Terra per come è nato e per come è attualmente, fino ad addentrarci nella genesi della vita umana».

Tutti i continenti tranne l’Antartide sono stati esplorati. Partendo dallo spazio, dall’alto di una stazione orbitante che ha avuto l’astronauta italiano Paolo Nespoli come Cicerone.

«Dallo spazio parte ogni episodio», prosegue Nurmohamed. «Il primo, chiamato Il respiro della Terra, incrocia dati scientifici certi con luoghi comuni e pregiudizi, dà vita a una narrazione dettagliata e spettacolare di come si sono gettate le basi sul pianeta per la costruzione dell’ecosistema in cui viviamo. Un organismo vivente a tutti gli effetti, molto fragile, con equilibri delicati e perfetti. Ogni storia raccontata è stata frutto di una precisa ricerca con un intento chiaro: garantire un racconto concatenato, per dimostrare che c’è un unico filo rosso che lega la successione di eventi naturali nel mondo».

Due i risultati. Intrattenere con una produzione che non lesina sull’alto tasso di spettacolarizzazione e sviluppare empatia propositiva nel pubblico. «Di regola, quando si pensa a prodotti del genere, si cercano volti molto riconoscibili capaci di renderli accattivanti agli spettatori. Per questo la voce narrante è di Will Smith. Ha un timbro peculiare e coinvolgente, è molto noto, spesso è stato in prima linea su tematiche ambientali».

One Strange Rock è stato realizzato in oltre 2 anni in 195 luoghi differenti. I suoi operatori sono stati i primi “non nativi” a poter filmare le celebrazioni del Magha Puja nel tempio Wat Phra Dhammakaya in Thailandia. Le telecamere sono state dalle caverne Lechuguilla, nel Nuovo Messico, che raggiungono una profondità di 489 metri, alla stazione spaziale internazionale a 370-460 km dalla Terra.

Tra le domande poste in ogni episodio. Come è possibile che la Terra sia l’unico pianeta noto a ospitare la vita? Cosa minaccia la sopravvivenza dell’uomo? Siamo davvero soli nell’Universo e da dove veniamo? One strange rock mostra da un lato come la Terra sia eccezionalmente ricca di vita in uno spazio per lo più sconosciuto e ostile, e come la razza umana sia frutto di una serie di coincidenze, solo una delle possibili manifestazioni della materia sotto forma di vita cosciente, determinatasi per casualità in un ambiente favorevole. Ma va oltre. Ipotizza scenari possibili per il futuro e mette la divulgazione a disposizione della coscienza di chi guarda.

Se una maniera fuorviante di parlare della Terra è quella di addomesticarla con la sola idea di bellezza, One Strange Rock, con la sua portata di immagini ad alta definizione, è la chiave per includere la metafisica nella fisica, la contemplazione nella scienza, l’angoscia per un’esistenza il cui scopo è ancora tutto da capire, nel sublime, nel terribile, nel bellissimo.

Gabriele Gambini

(nella foto Will Smith)