Pubblicato il 26/04/2016, 14:01 | Scritto da La Redazione

La nuova legge sui diritti tv – Eni ed Enel pianificano su Mediaset

La nuova legge sui diritti tv – Eni ed Enel pianificano su Mediaset
L'esecutivo rivedrà il testo Melandri: arriva il modello inglese. Basta con il controllo in mano a pochi soggetti. E poi le scelte delle multinazionali pubbliche per gli spot

Ecco come cambierà la legge sui diritti tv. La mossa del governo

Rassegna stampa: La Repubblica, pagina 11, di Carmelo Lopapa.

L’esecutivo rivedrà il testo Melandri: arriva il modello inglese. Basta con il controllo in mano a pochi soggetti.

Diritti tv, pacchi di milioni alle squadre di calcio, poteri della Lega e non solo, il governo cambia le regole e i criteri. Alla maxi riforma (dell’obsoleta legge Melandri che ha disciplinato dal 2008 l’intera materia) ha lavorato per mesi Palazzo Chigi, sotto la supervisione del sottosegretario alla Presidenza Luca Lotti. La sentenza dell’Antitrust della settimana scorsa, con relative pesanti sanzioni ai colossi tv, ha finito con l’accelerare il percorso. La riforma camminerà di pari passo con la proposta di legge parlamentare che entro dieci giorni sarà ufficializzata dalle proponenti, le due deputate Pd Lorenza Bonaccorsi e Daniela Sbrollini (responsabile sport), e che si limiterà a ridefinire la titolarità e la commercializzazione dei diritti tv, ovvero i primi due titoli (i primi 20 articoli) della Melandri. Ma il “cuore” e le centinaia di milioni dei diritti tv ballano sulla terza parte, passata ai raggi X della riforma. «Questione di qualche settimana e presenteremo il nostro progetto» ha annunciato il premier Matteo Renzi nell’intervista di ieri a Repubblica. E il varo è imminente.

Il 20 aprile l’Autorità che vigilia sulla concorrenza è stata inflessibile multando Mediaset Premium (51 milioni) e Sky (4 milioni ), Lega Calcio (quasi 2) e la società di consulenza Infront Italy (9 milioni) per l’accordo illecito stipulato sui diritti tv. Sulla scia, anche l’Agcom, l’autorità sulle comunicazioni, ha osservato che la legge Melandri è ormai superata oltre che di difficile attuazione, sollecitandone la riforma. La normativa risale al 2009 e ha sancito finora la vendita centralizzata dei diritti tv. A oggi, in base al contratto ultimo (che ha validità 2015-2018) la torta da 943 milioni distribuiti dalle pay tv è stata distribuita in parti uguali per il 40%, dunque 18,5 milioni per ciascuno dei 20 club di serie A, il 30% in base al bacino di utenza e un restante 30 per i risultati sportivi e dunque il “prestigio” storico di ogni squadra. Insomma, si è andati dai 100 milioni della Juve ai 22 di Frosinone e Carpi neopromosse. Con la riforma, si adotta invece il criterio in vigore in Inghilterra per cui la parte uguale per tutti sale dal 40 al 50% (da 18 a 23 milioni). Ma soprattutto viene rivisto il criterio del bacino di utenza, che assegna un altro 30% in base non al numero incerto dei tifosi ma degli abitanti per città (la frase nel testo di legge sarà: «massima oggettività»).

E così quello dei risultati sportivi, messo già in discussione da alcuni presidenti. Dovrebbe essere inoltre rivista, la piena autonomia gestionale delle Lega Calcio sull’asta per l’assegnazione dei diritti tv. E non è escluso che venga rimessa in discussione la norma che oggi prevede un mega paracadute (circa 40 milioni) alle squadre che retrocedono in B, col rischio di falsare il campionato cadetto e col paradosso per cui i presidenti di squadre oggi in bilico potrebbero avere convenienza a retrocedere. Il tutto per evitare che il sistema sia di fatto controllato da tre o quattro squadre. Con un secondo provvedimento, il governo studierà anche la revisione della vecchia legge del 1981 che disciplina tutto lo sport professionistico con misure su stadi e diritti dei calciatori.

 

Anche Eni ed Enel accarezzano le televisioni dell’ex Cavaliere

Rassegna stampa: Il Fatto Quotidiano, pagina 3.

Le scelte delle multinazionali pubbliche.

Il risparmio ha colpito anche le multinazionali controllate dallo Stato: spendono di meno, ma spendono sempre in televisione e, soprattutto, sulle reti Mediaset. Nel 2015, Enel ha investito oltre 17,5 milioni di euro: 13,1 con Enel Energia e 4,4 con Enel Roma spa. Il denaro per le emittenti proviene da Enel Energia. Cologno Monzese, anche se i bagordi del passato sono terminati, incassa 5,1 milioni di euro contro i 2,3 dati alla televisione pubblica. Nota bene: a differenza del governo, le aziende partecipate dal Tesoro devono pagare le inserzioni sui canali Rai. Spesso lontana dai vertici di queste classifiche, almeno con Enel, troviamo Sky che sfiora il milione di euro. Enel Roma (così la dicitura nelle tabelle di Nielsen) concentra i suoi 4,4 milioni di euro sui quotidiani a pagamento (832.000 euro) e sui siti internet (1,6 milioni).

Eni ha tagliato di molto la spesa: dai 23,5 milioni del 2014, ai 16,5 del 2015. E l’ha distribuita in questa maniera: 4,5 milioni di euro al Biscione, 1,3 a Viale Mazzini. Il cane a sei zampe, da anni, non destina grosse somme al servizio pubblico tv. Nonostante la quota di mercato dei quotidiani sia sempre più ridotta, il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha aumentato il contribuito ai giornali: da 3,3 milioni di euro del 2014 ai 4,5 abbondanti del 2015. Consistente anche la presenza in radio di Eni con circa 2 milioni di euro (un po’ meno di Enel) e sui portali Internet con1,6 milioni. Non riceve niente il cinema le proiezioni in sala: zero euro da Enel e 116mila euro da Eni.