Pubblicato il 24/08/2020, 15:04 | Scritto da La Redazione

Federica Panicucci: Ho tremato davanti a Celentano

Federica Panicucci: Ho tremato davanti a Celentano
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: la conduttrice tornerà su Canale5 il 7 settembre, ma in questa intervista ripercorre i suoi esordi.

Federica Panicucci: «Quella volta in diretta stavo per scappare… Ma sono una secchiona»

Il Giornale, pagina 18, di Laura Rio.

Impeccabile, sorriso smagliante e capelli dorati: al mare in Toscana e in Puglia da dove posta foto in splendida forma e, d’inverno, in tv alle otto e mezza a Mattino Cinque. Così professionale da apparire algida, una bionda macchina da guerra, non si direbbe che Federica Panicucci abbia mai temuto la televisione. Sembra esserci nata e cresciuta. In effetti aveva appena preso la maturità quando ha debuttato nel più difficile dei programmi: l’ultima stagione di Portobello, quella del «Dunque, dove eravamo rimasti?» di Enzo Tortora, tornato in video nel 1987 dopo l’arresto e il calvario giudiziario. Era stata scelta tra duecento aspiranti come telefonista. Doveva dire poche parole, ma si bloccò e il presentatore la soccorse. Fu la prima e l’unica volta nella sua lunga carriera che fece scena muta, ma poi, in altri momenti fu sul punto di scappare via dal palco.

Il 7 settembre torna puntuale alla guida di Mattino Cinque per la dodicesima volta. Mentre spera di riaccompagnare i suoi fedeli spettatori alla normalità, le paure di questi mesi e le incertezze dei prossimi la fanno riflettere sul tema dell’insicurezza, mai assente nemmeno nel percorso di una star della tv.

Dunque, Federica, come andò con Tortora?
«Fino ad allora avevo fatto soltanto la pubblicità di un lassativo e di un test di gravidanza. La mia agenzia, la Caremoli, mi mandò a fare un provino per Portobello, per me un sogno: lo guardavo insieme ai miei genitori. Al casting c’erano tutte super modelle, pensai di non avere chance, invece cercavano un volto un po’ diverso. Passai il primo provino con duecento candidate, poi il secondo, il terzo e infine il quarto… Ricordo la prima conferenza stampa: quella del rientro di Tortora in tv, uno spiegamento di giornalisti mai più visto. Ero al centro di un evento epocale, la prima puntata fu vista da 18 milioni di spettatori…».
Troppi per una ragazza di 19 anni?
«Rispondevo al telefono, gli spettatori raccontavano le cose più disparate, uno spaccato d’Italia. Un giorno venne da me la sorella di Enzo, Anna, per avvertirmi che la signora Longarini avrebbe saltato una puntata: dovevo presentare io al posto suo il concorso legato allo sponsor, ripetei la frasetta che dovevo dire per centinaia di volte. Una volta in diretta, arrivai al centro dello studio, un fotografo mi distrasse con i flash e calò il buio nella mia mente. Tortora si inventò qualcosa e andammo avanti…».
Cosa ricordi di lui, che in quel momento era un uomo distrutto, ma anche molto combattivo?
«Era premuroso e attento, un gentiluomo di altri tempi. La sera dell’ultima puntata uscimmo in macchina dagli studi Rai della Fiera di Milano: c’erano due ali di folla che lo osannavano e io ero lì, insieme a tutto il cast, la gente acclamava anche noi…».

Quel piccolo incidente non fermò la tua carriera…
«Anzi. Poco dopo mi chiamarono a Rai3 come annunciatrice per presentare i programmi (ho tolto la frase sui colori di ogni serata). Ci lavorai per sette mesi e capii che quella era la mia strada, ci avevo preso gusto, i contratti arrivavano, avevo realizzato il desiderio di bambina…».
Però in certi momenti avresti voluto dartela a gambe.
«Successe quando mi scritturarono per occuparmi del concorso delle miss all’interno del Festivalbar. Era la trentesima edizione, il programma era al massimo fulgore: dovevano presentare Susanna Messaggio e Claudio Cecchetto, che però non potè più farlo. Una sera mentre stavo parcheggiando sotto casa dei miei genitori a Milano, mi chiamò Vittorio Salvetti, il patron del Festival, e mi disse che avevano deciso di affidare la conduzione a Fiorello, Jovanotti, Amadeus e … a me! Mi misi a piangere, salutai i miei genitori, presi la macchina e andai da sola ad Ascoli Piceno, da dove andava in onda la prima serata, che era solo due giorni dopo… Per me era un sogno, ma non avevo capito bene la dimensione della kermesse. Al debutto, dietro il palco, quando Salvetti disse “Presenta Federica Panicucci” mi si ghiacciarono le gambe, non riuscivo a camminare, pensai di scappare… entrai in scena tutta rigida. Poi mi sciolsi. Ma davanti a me c’erano trentamila ragazzini urlanti, non sentivo neppure quello che dicevo io… Alla fine, la puntata fu un grande successo. Ma che serata: per uscire dalla piazza ci dovettero portare via nascosti dentro un’ambulanza…».
E poi ti accadde di nuovo…
«Con Celentano. Mi chiamò il Clan per il lancio del disco Arrivano gli uomini del 1996, in uno show di mezz’ora, in diretta, in prima serata su Rai1. Dovevo fargli delle domande, camminandogli accanto… provammo e riprovammo per una settimana. Quel giorno, poco prima del programma, mi dissero che aveva cambiato idea, non era più convinto delle domande concordate, di inventarmi io qualcosa di più personale, mi si gelò il sangue. Pensai di scappare. Mi venne in aiuto l’autore Tiberio Fusco, poi andò talmente bene che sforammo l’orario e facemmo iniziare in ritardo Serata d’onore di Baudo. Quando mi sarebbe ricapitato di essere faccia a faccia con un mito come Celentano? Così me la sono giocata fino in fondo».
Da allora non ti ha intimorito più nulla…
«No, però qualche tempo prima mi presi un bello spavento. Facevo la hostess al Gioco delle Coppie di Marco Predolin, al mattino lavoravo anche in una tv privata, Supersix, per guadagnare e fare esperienza. Un giorno mi chiamarono da Canale5 per dirmi che avevo violato il contratto in esclusiva e che avrebbero preso provvedimenti. Per me fu uno choc, ero inesperta, poi le cose si aggiustarono, ma capii l’importanza della serietà e della professionalità».
Insegnamenti che poi hai sempre seguito.
«Io sono una secchiona. Non ho mai improvvisato, ho sempre studiato molto perché la fiducia che mi davano non fosse tradita. Mio padre mi ha inculcato il concetto che i risultati arrivano solo con l’impegno. Quando cominciai a lavorare in tv mi disse: “Datti due anni di tempo, se ci riesci bene, altrimenti molla e continua gli studi”. Provai a fare tutti e due, prima lingue e poi giurisprudenza, ma dovetti mollare con tutti quegli impegni…».

 

(Nella foto Federica Panicucci)