Pubblicato il 27/07/2020, 19:01 | Scritto da La Redazione
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Cosa succede nell’editoria americana

Cosa succede nell’editoria americana
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: i grandi gruppi editoriali locali degli Usa stanno passando nelle mani di fondi speculativi, il cui core business è il profitto e non l’informazione.

Metà dei giornali locali americani nelle mani dei fondi speculativi

La Repubblica Affari & Finanaza, pagina 9, di Mario Platero

Sembrava una notizia di ordinaria amministrazione: lo scorso 13 luglio il fondo Chatham si aggiudicava per circa 300 milioni di dollari la storica catena di giornali McClatchy in procedura fallimentare. Fra i suoi gioielli, il Miami Herald, il Kansas City Star e un’altra trentina di testate regionali di grande tradizione. Ma dietro questa apparente normalità, nelle ultime settimane ci si è improvvisamente accorti a livello di grande pubblico che l’informazione regionale e locale americana è per oltre il 50% nelle mani di fondi hedge, anzi per la precisione di tre fondi hedge. Il primo è appunto Chatham, che attraverso American Media Inc. controlla una serie di periodici. Fra questi il National Enquirer, che compró il silenzio di due amanti di Donald Trump e ricattò Jeff Bezos. C’è poi Alden Global, che attraverso Media News Group controlla 98 pubblicazioni locali, tra cui il Boston Herald, il Denver Post, il SLPaul Pioneer e il Mercury News. Era l’unico concorrente di Chatham per l’acquisto di McClatchy e ha un’opzione per prendere il controllo del gruppo Chicago Tribune, di cui ha già oltre il 30%. Infine c’è Fortress, che attraverso New Media e Gateway controlla la “nuova” Gannett, con i suoi 144 quotidiani locali, 684 pubblicazioni per comunità e 569 siti Internet per mercati locali in 38 Stati. Il comune denominatore che ha portato a questa situazione? Il debito.

(…)

Il metodo dei fondi hedge è inflessibile, con motivazioni lontane anni luce da quelle dei giornalisti-fondatori dei grandi gruppi editoriali americani. Cercano di guadagnare proteggendo il credito attraverso accorgimenti di ingegneria finanziaria, sfruttando le proprietà immobiliari (spesso nei centri storici), e applicando una inesorabile riduzione dei costi.

«Invece di investire in giornalismo di qualità e digitale, temo che le nuove proprietà dei giornali locali e regionali pensino solo a tagliare», dice Mark Thompson, ceo del New York Times, che lascerà il posto, il prossimo 8 settembre, a Meredith Kopit Levien. E lui ad avere imposto al suo gruppo una fortissima svolta digitale: da 640.000 gli abbonati sono saliti a 6 milioni. Proprio la settimana scorsa, Thompson, che guidò la Bbc, ha annunciato l’acquisto di Serial Production, una piattaforma Podcast di im chieste a puntate. Un acquisto modesto, 25 milioni di dollari, ma centrale perla diversificazione.