Pubblicato il 14/06/2018, 19:03 | Scritto da Gabriele Gambini

Pierluigi Pardo: A Russia 2018 tifo Portogallo e Inghilterra

Pierluigi Pardo: A Russia 2018 tifo Portogallo e Inghilterra
Il giornalista romano racconta a TvZoom le sue impressioni su Russia 2018, presenta l'edizione speciale di Tiki Taka, fa progetti per il futuro.

Pierluigi Pardo: Con Mediaset ho un rapporto fantastico. Le telecronache sono nel mio cuore, ma l’azienda mi ha proposto di restare, discutendo con me formule interessanti per il futuro

Potreste definirlo poliedrico, Pierluigi Pardo, ma l’aggettivo riempie il già ricco patrimonio del banale, e il giornalista romano banale non lo è affatto. Il suo Tiki Taka (in occasione dei Mondiali, Tiki Taka Russia, tutte le sere su Italia 1 fino al 28 giugno dopo le partite trasmesse in prima serata dalla rete 6 del telecomando) è un marchio identitario di casa Mediaset, in equilibrio tra intrattenimento e racconto calcistico.

Andrea Pucci, Cristiano Militello e Ria Antoniou gli ospiti fissi di quest’edizione speciale. Ma anche Ciro Ferrara, Javier Zanetti, Paolo Rossi in collegamento. Con le incursioni di Teo Teocoli (il 16 giugno), del cestista Marco Belinelli, di Pupo, di Giuliano Sangiorgi, Cristiana Capotondi e Tommaso Paradiso.

Mentre Pardo dirige il suo caravanserraglio sportivo, non dimentica il mestiere che lo ha lanciato: commenterà 12 partite del Mondiale russo, in coppia con Aldo Serena, inclusa una semifinale e la finale terzo-quarto posto.

Le favorite di questo Mondiale?

Sul versante europeo, le più forti sono Francia, Spagna e Germania. Ma ci sono ovviamente anche Brasile e Argentina.

E le favorite di Pardo?

Inghilterra perché amo il loro calcio, Portogallo perché lo adoro come Paese.

L’Italia non c’è. Tragedia?

Per gli ascolti neanche tanto, non scordiamo che all’ultimo Mondiale l’Italia disputò solo tre partite. Il pubblico italiano dopo Italia-Svezia si è depresso per l’eliminazione, si è incazzato, ma Russia 2018 lo guarderà eccome. Quanto al movimento calcistico nazionale, forse è l’occasione per tornare a osare ricostruendo. Mancini è l’uomo adatto. Siamo usciti perché abbiamo sbagliato due partite. Siamo andati in pappa pur essendo nettamente più forti della Svezia. Chissà, magari tra quattro anni ci saremo ripresi al punto da giocarci una finale.

Il Mondiale che conserva nel cuore?

Quello del 2006. L’ho seguito da inviato e fa anche da sfondo al mio romanzo Lo stretto necessario (Rizzoli). Poi il Mondiale del 1982: la gioventù, le vacanze in Calabria senza genitori. Cito anche l’Europeo del 2004 in Portogallo.

Tiki Taka Russia mantiene inalterata la formula classica aggiungendo ingredienti pensati per questo Mondiale.

Puntiamo sui tanti ospiti, come da tradizione. Siamo da sempre in grande sintonia con l’attualità e la raccontiamo attingendo da essa con icone riconoscibili. In questo caso, senza la pressione delle partite dell’Italia, forse ci sarà maggior leggerezza nei commenti.

Nicola Savino su Canale 5 conduce Balalaika. Siete in competizione?

Perché? Abbiamo destinazioni diverse, due tipi di format distinti. Loro puntano sulla componente da grande show, come è giusto che sia. Ma Nicola e io siamo amici, pensate al gemellaggio tra Tiki Taka e Quelli che il calcio di qualche anno fa, che scatenò qualche polemica in Rai.

Discorso rinnovo dei diritti di Serie A. Da telecronista ha ricevuto offerte per cambiare casacca?

Con Mediaset ho un rapporto fantastico. Le telecronache sono nel mio cuore, l’azienda mi ha proposto di restare, discutendo con me formule interessanti per il futuro. Dopo i Mondiali parleremo di tutto, amo fare il telecronista e spero di poterlo fare ancora a Cologno Monzese. Io qui sto da Dio.

Un maestro delle telecronache?

Sandro Piccinini, che ascoltavo ancora prima di iniziare il mestiere. Aggiungo la scuola Caressa. In generale, tutte le telecronache capaci di dare un’interpretazione narrativa del calcio giocato.

Quale sarà il tratto distintivo dei Mondiali targati Mediaset?

Avranno una doppia anima: quella di una tv generalista in chiaro, con un approccio da intrattenimento per il grande pubblico, ma anche competenza specifica, unite a qualità e tecnologia che non hanno niente da invidiare a una pay tv.

Gabriele Gambini

(nella foto Pierluigi Pardo)