Pubblicato il 10/02/2017, 11:31 | Scritto da Gabriele Gambini

Sanremo – Pagelle: bravo Ermal Meta, pessimo Bernabei

Sanremo – Pagelle: bravo Ermal Meta, pessimo Bernabei
Ecco i voti di TvZoom alla serata sanremese dedicata alle cover, in un complessivo buon livello di tutti i cantanti in gara, tra picchi e qualche delusione.

Coinvolgente l’esibizione di LP, bravi Luca&Paolo, che meriterebbero maggior spazio in tv

Si è chiusa la terza serata del Festival di Sanremo, dedicata alle cover, con momenti canori di buon livello e con il confronto generazionale tra il coro degli infanti dell’Antoniano e la doppia ospitata di Mara Pollaci, ostetrica 92enne e Mariuccia Bernacchi, 105 anni, nel tentativo di saldare passato e futuro sia sul piano musicale, sia su quello umano-nazionalpopolare.
Coro dell’Antoniano voto 6,5: Se si supera l’angoscia che ti fa credere che dietro un coro di voci infantili possa nascondersi la colonna sonora di un film di Dario Argento, riescono a intrattenere molte generazioni.

Maldestro voto 6,5: ha la prossemica del racconto sociale, un pezzo che trascina più nelle strofe che nel ritornello, gli strumenti per farsi ascoltare dal pubblico.

Tommaso Pini voto 5,5: si presenta con la coreografia di Willy Wonka, gli manca la fabbrica di cioccolato, perché il suo pezzo è un mid-tempo dolce che non affabula a sufficienza. Potrebbe rifarsi in sede radiofonica.

Valeria Farinacci voto 5: canta discretamente, mette il cuore nella canzone ma non brilla per originalità, fornisce al pubblico strumenti più per fraintenderla che per comprenderla.

Lele voto 7: mette tutto se stesso in una ballad paracula sentitissima.

Chiara Galiazzo voto 6,5: con Diamante, canta un pezzo scritto da De Gregori e portato al successo da Zucchero. Significa tre generazioni a confronto. La versione strascicata di Fornaciari è inarrivabile, lei ci prova con qualche virtuosismo e ci riesce a metà.

Ermal Meta voto 9: canta TerraMia di Modugno con originalità e personalità, senza far la corsa sul Maestro ma tentando un’appassionata rielaborazione in tre toni diversi, con tanto di falsetto verista. Chapeau. Anzi, “sciopè”, direbbe Totti.

Lodovica Comello voto 7: ci vuole tanto coraggio a portare Mina sul palco di Sanremo e ci vuole tanto talento per farlo a proprio modo, con un allestimento da musical. La comello sguazza tra le Mille Bolle Blu vestita di rosso come un Cappuccetto che prende il tè da Alice.

Al Bano voto 6: canta Pregherò di Celentano, ma Al Bano non fa una cover, fa sempre e comunque Al Bano. Tuttavia ieri sera sembrava giocasse al risparmio delle energie.

Reciclados de Cateura voto 7.5: il gruppo paraguaiano che crea gli strumenti musicali con materiale riciclato dalle discariche di rifiuti servirebbe da esempio a molti amministratori locali nostrani.

Fiorella Mannoia voto 8: lei è sempre “Mannoiosa”, aggettivo che la Crusca potrebbe valutare accanto a “petaloso”. Significa che qualsiasi cover faccia, avrà sempre l’aura onirica della sua interpretazione peculiare. Non è mai un male.

Alessio Bernabei voto 4: canta Un giorno credi di Bennato, ma secondo noi, Bennato, ascoltandolo, non gli crederebbe più di tanto.

Paola Turci voto 8,5: canta Un’emozione da poco, domina il palco, trascina, padroneggia sonorità rockeggianti e, per grinta, celebra alla perfezione la Oxa che fu.

Mika voto 7: altro affabulatore in stile Willy Wonka, ormai non si propone più solo come cantante, ma come performer intrattenitore a tutto tondo, a metà tra il cabaret brechtiano e qualche predica di troppo.

Gigi D’Alessio voto 6: sui social lo bersagliano perché è diventato lo sponsor ufficiale di chi ama la battuta facile, reinterpreta L’immensità di Dob Backy in chiave neomelodica, come era lecito aspettarsi, e non la snatura.

Francesco Gabbani 7: coi suoi maglioncini pastellati, c’è da credere che il suo stylist sia il critico musicale de Il Giornale, Paolo Giordano. Canta Susanna con ritmo e giusta sfacciataggine.

Giallini-Gassmann senza voto: Smarchettano il film in uscita come da tradizione, non aggiungono molto altro allo show.

Marco Masini voto 4,5: bella l’idea di omaggiare Faletti con Signor Tenente, meno quella di disinnescare la portata drammatica della canzone, disgregandone il pathos a vantaggio di un ritmo da marcetta che non convince chi scrive. Nonostante il terzo posto.

Michele Zarrillo voto 6: rende più lamentosa che romantica Se tu non torni di Miguel Bosè, ma da Zarrillo il lamento sofferente te lo aspetti per forza e la sofferenza è alla base del romanticismo, dopotutto.

Elodie voto 7,5: intensa, spigliata, consapevole, rielabora Cocciante con grinta e classe. E spicca per il gusto nel vestire.

Annabel Belmondo e Anouchka Delon voto 4,5: portano in dote sacri cognomi, non personalità autonome. Recitano un compitino facile, sono carine ma non bellone, a tratti appaiono pure scocciate, ma da loro nessuno si aspettava un revival di Borsalino &co., dopotutto.

Samuel voto 6: addolcisce Ho difeso il mio amore dei Nomadi, ne attutisce la veemenza a vantaggio di una rielaborazione più soft.

Sergio Sylvestre voto 7: Vorrei la pelle nera di Nino Ferrer in chiave dancefloor, in un ritmo fresco e ballabile, ben interpretato nonostante qualche problema tecnico.

Fabrizio Moro voto 6,5: la voce da sigarettomane incatramato lima il pezzo di De Gregori, La leva calcistica del ’68. Non ha il pathos dell’originale ma regge l’urto del confronto.

Miche Bravi voto 6,5: reinterpreta La stagione dell’amore di Battiato, la rende più energica, ne attutisce l’impatto emotivo ma la sente fino in fondo.

Luca e Paolo voto 7: conoscono il palco dell’Ariston, se la cavano con ottimo mestiere, strappando risate e fornendo spunti di riflessione. Meritano spazi migliori di quelli avuti nell’ultimo periodo e meritano di regalarci un’ultima stagione di Camera Cafè.

Ron voto 6: interpreta con stile un pezzo che si inserisce nel solco del classico nazionalpopolare.

Raige e Giulia Luzi voto 5: si amalgamano anche discretamente, ma non incidono.

Bianca Atzei voto 5: canta meglio, passa il turno, ma non colpisce l’immaginario.

Clementino voto 5,5: non sfrutta al meglio l’arma comunicativa del rap, ma ci mette tutto se stesso per, come si dice, “arrivare” agli ascoltatori. Ci riesce a metà.

Giusy Ferreri voto 6: la sua forza è la peculiarità vocale, deve badare a non diventare la cover di se stessa.

Nesli e Alice Paba voto 4,5: danno l’impressione di non essere ben armonizzati vocalmente e non passano il turno.

LP voto 7,5: ha il look di Ermal Meta, anzi, sembra quasi Ermal Meta, tornato sul palco per un bis. In realtà si chiama Laura Pergolizzi, è un’ospite internazionale fortissima e funziona. Perché farla esibire nell’ora dell’abbiocco?

DopoFestival voto 10: Gialappa’s Band insuperabile, Nicola Savino ottimo contrappunto, in stile Mai Dire Gol. L’imitazione di Roberto D’Agostino da parte di Ubaldo Pantani fa molto ridere, Mr.Forest è il mago del surreale.

Mara Pollaci e Mariuccia Bernacchi senza voto: il voto se lo sono conquistate all’anagrafe, 92 anni e più di 7000 bambini fatti nascere come ostetrica la prima, 105 anni la seconda. Loro sono il momento retorico del Festival, il momento “volemose bene”, ma fanno capire che l’anzianità vissuta con serenità consapevole è il massimo della resilienza contro il tempo quando dilaga.

 

Gabriele Gambini

 

(Nella foto Ermal Meta)