Pubblicato il 17/09/2015, 17:32 | Scritto da Tiziana Leone

La moda del “mea culpa” a scoppio ritardato: Da Floris alla Clerici, passando per Mazzocchi, chi ha sbagliato lo ammette. Un anno dopo

La moda del “mea culpa” a scoppio ritardato: Da Floris alla Clerici, passando per Mazzocchi, chi ha sbagliato lo ammette. Un anno dopo
Il giornalista confessa di aver peccato di presunzione con il suo "diMartedì" all'inizio dello scorso anno, la conduttrice di aver detto sì a programmi che non doveva fare, e Mazzocchi di aver esasperato le liti calcistiche per colpa della moviola. Sarà vero pentimento?

Signori ci siamo, l’epoca del mea culpa televisivo è arrivata. A scoppio ritardato, nel senso che i pentimenti arrivano con almeno un anno di ritardo, mai quando ce ne fosse davvero bisogno, ma non lamentiamoci, è già qualcosa. Mi rendo conto che servono esempi, dunque eccoci qua. Arriva Giovanni Floris in conferenza stampa, solita aria da maestrino con lo zainetto che fa tanto alunno, sorriso stampato in faccia e attacca: «L’anno scorso siamo partiti male, abbiamo sbagliato credendo di poter portare un programma uguale su un’altra rete, abbiamo fatto degli errori e ci si siamo anche spaventati» (guarda il video). Non sono tanti è che Floris parla al plurale maiestatis, un po’ come Razzi parla di se stesso in terza persona, nessuno che usi più un banalissimo “io”, fa niente, insomma, Giovanni fa il mea culpa un anno dopo. Quando cioè è passata la tempesta, nessuno più lo chiama Giovanni Flopis e se la batte ad armi pari con la concorrenza di Ballarò del nemico Massimo Giannini. Facile. Sarebbe stato più coerente ammettere le proprie colpe quando ogni giorno arrivavano briciole di share e l’idea della striscia quotidiana, fortemente voluta e finalmente in onda su La7, si rivelava un carpiato a vuoto. E infatti della striscia quotidiana non si è più vista l’ombra, sempre che non se la siano fatta i dirigenti di Cairo per tirar su un morale sotto terra, dopo l’acquisto milionario del giornalista. Comunque sia, la tempesta è passata, la dirigenza di La7 è felice e contenta di Floris, lui fa il mea culpa e alè.

Altro giro, altra corsa. Antonella Clerici, la conduttrice che ormai vedrà Maria De Filippi anche specchiandosi per quante volte le è toccato sfidarla in onda, presenta Ti lascio una canzone e comincia: «Ogni tanto sono stata un po’ kamikaze, mi propongono programmi mai testati come Senza parole o La terra dei cuochi, io, pronti via e vado subito all’arrembaggio. Ecco, magari sono cose su cui dovrei riflettere un po’ prima di accettare, perché poi dopo chi rimane sempre con il cerino in mano sono io», (guarda il video). Altro mea culpa una stagione dopo, anche se a onor di cronaca alla povera Clerici è bastata una lamentela per l’assenza di grandi ospiti nel suo Senza parole per beccarsi una multa dall’amatissima azienda Rai.

Infine arriviamo al calcio. Piovono conferenze, dal Processo del Lunedì alla Domenica sportiva, senza per carità tralasciare 90° Minuto con la ritrovata Paola Ferrari tirata a lucido (guarda il video). Tutti a dire basta con il calcio urlato, e basta con il calcio delle polemiche, e basta con il calcio delle liti, vogliamo fare un programma “alto”, con ospiti di classe. Marco Mazzocchi arriva addirittura a rinunciare alla moviola con il più televisivo dei mea culpa: è servita solo ad acutizzare i rancori. Ma va? Rancori? Nel calcio? No, dai. Forse non ricordo, ma il calcio non è quel fantastico mondo dove Mourinho insulta i giornalisti, Balotelli si fa sequestrare la Porsche un giorno sì e l’altro pure e al povero Buffon per salvare la categoria gli tocca mettere incinta la D’Amico?

 

Tiziana Leone

 

(Nella foto Antonella Clerici e Giovanni Floris)