Pubblicato il 08/10/2012, 21:45 | Scritto da La Redazione

“ROCKECONOMY”: CELENTANO RINASCE “MOLLEGGIATO”. ADDIO AL TELEPREDICATORE

“ROCKECONOMY”: CELENTANO RINASCE “MOLLEGGIATO”. ADDIO AL TELEPREDICATORE
Nella prima delle due puntate di Rock Economy, lo show live di Adriano Celentano, in diretta su Canale 5, il Molleggiato preferisce la musica alle parole. E il dibattito sull’economia si trasforma in un boomerang   Canzoni e non sermoni. L’Adriano Celentano telepredicatore rinasce Molleggiato in Rock Economy e appende al chiodo il Verbo. A […]

Nella prima delle due puntate di Rock Economy, lo show live di Adriano Celentano, in diretta su Canale 5, il Molleggiato preferisce la musica alle parole. E il dibattito sull’economia si trasforma in un boomerang

 

Canzoni e non sermoni. L’Adriano Celentano telepredicatore rinasce Molleggiato in Rock Economy e appende al chiodo il Verbo. A decretarne la fine, lo scivolone su un inutile dibattito economico, di cui il pubblico, all’Arena e presumibilmente anche a casa, in diretta su Canale 5, si stanca subito. E fischia. Così i fischi dell’Ariston sanremese riecheggiano nell’Arena veronese.

Celentano rinasce cantante, diciotto anni dopo il suo ultimo live, e il pubblico ringrazia. Perché quando intona Pregherò o Il ragazzo della Via Gluck dal vivo, l’Arena di Verona vibra. Per questo non gli si concedono sconti quando con l’economista Jean Paul Fitoussi e i giornalisti Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, si dilunga in un inutile e complesso trattato di storia economica che stona con il ritmo rock della serata. I quattro seduti al bar, incastonato nella scenografia da toni scuri, stretta tra vidiwall e un enorme portone, parlano di disuguaglianza in Europa, di una democrazia che non c’è più, di una dittatura in cui vivono i cittadini europei, di spread e debito pubblico. «Tu parli chiaro – dice Celentano a Fitoussi- In tv i politici parlano ma non si trova la fine del ragionamento, e invece ti capisco persino io, uno duro di comprendonio».

Qualcuno bussa alla porta per interrompere questo noioso consesso: è Gianni Morandi, il salvatore. Forse è finita, ma bastano tre minuti di ossigeno con Scende la pioggia e poi via, di nuovo dentro al fiume di parole con l’accento francese dell’economista, a cui Celentano lascia lo scettro di predicatore. Ma il pubblico dell’Arena si annoia. Qualcuno lo invoca: «Canta». Interviene l’amico Morandi. «E’ un discorso lungo, qui vogliono che tu canti».

E i due si concedono Ti penso e cambia il mondo scendono in platea e si prendono gli abbracci, un po’ troppo affettuosi di un fan attempato. L’eterno ragazzo ridà vita a una serata, cominciata con scenari minacciosi e apocalittici, in cui i primi colpevoli sono i giovani «rei di aver abbandonato la terra e tradita trasformandola in un cimitero di cemento dove l’unica finestra è la tv». In platea sono arrivati in tanti, tra loro anche Mogol a cui il Molleggiato dedica L’emozione non ha voce, dopo aver ricordato l’altro amico di sempre, Gianni Bella.

A un altro amico, Ivano Fossati, dedica Io sono un uomo libero. Ma dietro l’angolo c’è anche un monologo, subito dopo il ritmo scatenato de L’artigiano. «Non si sente che parlare di crescita – attacca il re degli Ignoranti – Tutti la invocano, ma nessuno riesce spiegarci come dar modo alla crescita, personalmente credo che sia subordinata a una drastica inversione di marcia dell’uomo». Pausa, pausa, pausa. Qualcuno dal pubblico urla: «E’ meglio se canti». Sembrava intenzionato a esternare e invece no, il rock iniziale si sgretola nel lento Cammino, la città senza testa.

Tiziana Leone

(Nella foto, Adriano Celentano)