
Walter Chiari è stato uno dei più grandi talenti comici della televisione italiana, mattatore dei varietà di Rai 1 negli anni d’oro dello spettacolo. La sua, però, è anche la storia di un genio sregolato, travolto da un arresto per cocaina e da una generosità patologica che lo lasciò solo e senza un soldo.
Il Sarchiapone e gli anni d’oro del varietà
Nato a Verona nel 1924 come Walter Annicchiarico, Chiari diventa il principe dell’avanspettacolo e poi della tv, protagonista di Studio Uno e Canzonissima. Il suo celebre sketch del «Sarchiapone», un animale immaginario custodito in valigia, è ancora oggi un classico dell’improvvisazione comica italiana. La Rai ne fa una delle sue stelle assolute del sabato sera.
Accanto a lui c’è l’inseparabile spalla Carlo Campanini: la sua comicità, fatta di improvvisazione fulminante e parlata milanese, rivoluziona la televisione degli anni Sessanta.
Era la grande tradizione del varietà che sarebbe arrivata fino a Domenica In su Rai 1.
Ava Gardner, il cinema e la dolce vita
Attore in oltre cento film, da Bellissima di Visconti al Falstaff di Orson Welles, Chiari è anche un divo del jet set. La sua relazione con Ava Gardner, ai tempi separata da Frank Sinatra, infiamma le cronache di via Veneto: gli scatti dei fotografi che li inseguono sono tra i semi della «dolce vita» felliniana e della figura del paparazzo.
Era la stessa Roma del cinema che consacrò maestri come Vittorio De Sica.
L’arresto del 1970 e i cento giorni di carcere
Il 20 maggio 1970, mentre raggiunge gli studi Rai, Chiari viene arrestato per cocaina e accusato anche di spaccio, finito in un’inchiesta nata dalle intercettazioni di un pusher. Trascorre circa cento giorni a Regina Coeli, ventinove in isolamento, e apprende da una guardia della nascita del figlio Simone. Sarà poi prosciolto dall’accusa di spaccio, ma la Rai lo allontana per quasi un decennio. Era finito nell’inchiesta come Lelio Luttazzi e Franco Califano, travolto dalle intercettazioni a carico di un noto spacciatore.
Generoso, morì povero: l’eredità di Walter Chiari
«Generoso (morì povero)»: così Dino Risi sintetizzò la sua parabola. Un tempo l’attore più pagato d’Italia, dilapidò il patrimonio invitando decine di ospiti a cena nei locali più cari di Milano. Morì solo, davanti alla tv accesa, la notte tra il 19 e il 20 dicembre 1991. Nel 2024 la Rai gli ha dedicato un’intera giornata di programmazione per il centenario, restituendo al pubblico la memoria del suo talento e della sua sregolatezza.
A ferirlo, a metà anni Ottanta, era stata anche una falsa accusa mossa dallo stesso pentito che aveva distrutto Enzo Tortora: anche in quel caso, Chiari venne pienamente scagionato.
Apparteneva alla stessa golden age televisiva di Mike Bongiorno, re dei quiz.