Stefano Mauri: dal carcere alla Coppa Italia da capitano

Stefano Mauri - capitano Lazio tra carcere e Coppa Italia

Stefano Mauri è l’uomo che, da un giorno all’altro, passò da capitano della Lazio a detenuto, per poi alzare la Coppa Italia esattamente un anno dopo. La sua è la storia più simbolica del calcioscommesse del 2012: quella di un’accusa pesantissima, di sette giorni in cella e di un’assoluzione arrivata solo molti anni più tardi.

Da Monza alla fascia della Lazio

Trequartista classe 1980, Mauri si afferma a Modena e Udinese prima di approdare alla Lazio nel gennaio 2006, dove resterà quasi dieci stagioni.

Con la maglia biancoceleste colleziona oltre 250 presenze e più di quaranta gol, diventando capitano nel 2012. In azzurro ha collezionato undici presenze in Nazionale, mentre con la Lazio mette in bacheca due Coppe Italia.

Trequartista d’ordine e di geometrie, Mauri è stato per anni il metronomo silenzioso del centrocampo biancoceleste, amato dalla curva per l’attaccamento alla maglia.

Erano gli anni delle grandi inchieste sul calcioscommesse, che colpirono anche il capitano dell’Atalanta Cristiano Doni.

L’arresto del 2012 e i sette giorni in cella

Il 28 maggio 2012 Mauri viene arrestato per calcioscommesse, nell’ambito dell’inchiesta sul campionato truccato. Resta una settimana in carcere, poi ai domiciliari, fino al rilascio del 14 giugno. L’accusa ruota attorno a una scheda telefonica e a presunte combine su gare della Lazio, che lui ha sempre negato con forza: «Mai venduto partite».

Sono giorni durissimi, «il momento più difficile della mia vita». La gogna mediatica è immediata, la presunzione d’innocenza ridotta a un dettaglio trascurabile.

La stessa ondata di inchieste aveva fatto emergere casi clamorosi come quello del portiere Marco Paoloni.

La rivincita: la Coppa Italia nel derby

La squalifica sportiva, ridotta in appello a sei mesi per omessa denuncia, gli permette di tornare in campo. Il 26 maggio 2013, un anno dopo la cella, Mauri alza al cielo la Coppa Italia da capitano, dopo la finale-derby vinta 1-0 contro la Roma. È l’immagine perfetta del riscatto, scolpita nella memoria dei tifosi laziali.

«Il carcere mi ha reso più forte», ha confidato in seguito: quella sera all’Olimpico, la fascia da capitano vale più di qualsiasi trofeo. Pochi mesi prima era un detenuto; ora è l’eroe di una finale-derby.

L’assoluzione e Stefano Mauri oggi

Sul fronte penale, l’accusa di associazione a delinquere si chiude nel 2019 con la prescrizione del reato: di fatto, Mauri viene scagionato dopo sette anni di sospetti. «Quando ti accusano è prima pagina, quando ti assolvono è un trafiletto», ha lamentato a Sky in un’intervista esclusiva. «Ero lo scemo da dare in pasto ai media», ha aggiunto con amarezza, rivendicando di aver soltanto «sbagliato amicizie». Oggi, quarantaseienne, lavora come procuratore sportivo ed è opinionista radiofonico a Roma.

Prima di lui, anche Paolo Rossi e il Totonero avevano mostrato quanto a lungo possa pesare un’accusa.