
Cristiano Doni è il miglior marcatore della storia dell’Atalanta, l’uomo dei 112 gol che la Rai raccontò fin dal Mondiale 2002, e insieme il volto più doloroso dello scandalo calcioscommesse del 2011. Una parabola da idolo a imputato che Bergamo, in fondo, non ha mai smesso di amare.
Da Bergamo al Mondiale: il capitano dei 112 gol
Cresciuto tra Verona e la lunga gavetta di Serie B, Doni esplode con l’Atalanta di fine anni Novanta, diventandone capitano e bandiera assoluta.
Con 112 reti resta il miglior marcatore di sempre del club nerazzurro, capace di segnare dodici gol in Serie B a trentotto anni e trascinare l’Atalanta alla promozione da campione nel 2011. Sette presenze in Nazionale e due gettoni al Mondiale 2002 di Trapattoni completano il ritratto di un trequartista raffinato.
Nel 2008 Bergamo lo aveva persino nominato cittadino onorario, primo calciatore a ricevere quel riconoscimento: un dettaglio che rende ancora più stridente la caduta successiva.
La sua caduta riportò alla memoria il Totonero che aveva travolto campioni come Paolo Rossi e lo scandalo del Totonero.
Scommessopoli e l’arresto all’alba
Nel giugno 2011 l’inchiesta «Last Bet» della procura di Cremona travolge il pallone italiano. Doni viene indicato come il regista delle combine dell’Atalanta — su tutte la gara con il Piacenza — e usa una SIM intestata a un cittadino rumeno per sfuggire alle intercettazioni. Il 19 dicembre 2011 scatta l’arresto all’alba: cinque giorni in carcere e l’accusa di aver tentato di inquinare le prove.
L’inchiesta lo travolge insieme ad altre sedici persone, in una rete di scommesse clandestine che tocca anche i locali della riviera romagnola. Per i tifosi è uno choc: l’uomo-simbolo della promozione diventa il principale imputato del filone bergamasco.
Tra i protagonisti più oscuri di quella stagione ci fu anche il portiere Marco Paoloni.
Squalifica e prescrizione: la fine di una carriera
La giustizia sportiva lo squalifica per tre anni e mezzo, poi aggravati da una seconda tranche: a trentotto anni la carriera è finita. Sul piano penale, l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva si chiude nel 2019 con la prescrizione, senza alcuna condanna definitiva. Doni parla di «farsa umiliante», pur ammettendo di aver saputo e accettato che certe partite fossero vendute.
Cristiano Doni oggi: Maiorca, padel e una nuova vita
Oggi, a cinquantatré anni, Doni è un imprenditore sereno. Gestisce un chiringuito sulla spiaggia di Maiorca e ha inaugurato a Bergamo un centro sportivo da diciottomila metri quadrati dedicato al padel. La vita privata lo vede legato all’ex pallavolista Francesca Piccinini, altra gloria orobica. «Mi sono distrutto la vita», ha raccontato, «ma i tifosi non mi hanno mai voltato le spalle». Per i telegiornali della Rai resta uno dei volti-simbolo di una stagione storta del calcio italiano.
Una parabola per certi versi simile a quella di Stefano Mauri, scagionato dopo anni.