
Marco Paoloni è il nome più inquietante del calcioscommesse italiano: il portiere che, per truccare una partita e ripianare i debiti di gioco, arrivò a drogare i propri compagni di squadra. Una storia da cronaca nera che i telegiornali nazionali rilanciarono per settimane, trasformandolo nel simbolo oscuro di Scommessopoli.
Da promessa della Roma al limbo della Serie B
Nato a Civitavecchia nel 1984, Paoloni cresce nel vivaio della Roma ed è campione d’Europa Under 19 nel 2003, in una nazionale con Chiellini, Pazzini e Aquilani.
La carriera tra i pali, però, non decolla mai davvero: Ternana, Ascoli, Cremonese e Benevento, quasi sempre tra Serie B e terza serie. A ventisette anni una squalifica lunghissima cancella di colpo ogni residua ambizione sportiva.
Erano gli stessi anni che avrebbero travolto bandiere come Cristiano Doni dell’Atalanta.
Le borracce avvelenate di Cremonese-Paganese
Il 14 novembre 2010, in Cremonese-Paganese, Paoloni scioglie del lormetazepam, un potente sedativo, nelle borracce dei suoi stessi compagni. Cinque di loro vengono drogati a loro insaputa: uno, Carlo Gervasoni, finisce fuori strada con l’auto, altri accusano malori improvvisi. Sono gli esami del sangue ordinati dalla società a far scoppiare il caso e ad aprire la grande inchiesta di Cremona.
Il movente sono i debiti di gioco: per anni Paoloni ha scommesso compulsivamente su poker, tennis e calcio, bruciando cifre enormi. Un compagno, ai tempi dell’Ascoli, gli aveva mostrato per la prima volta un sito di scommesse gestito da un’organizzazione asiatica.
Assolto per il doping, condannato per truffa
Arrestato nel giugno 2011, Paoloni viene infine assolto con formula piena dall’accusa di aver avvelenato i compagni, mentre la giustizia sportiva lo radia di fatto dal calcio. Negli anni successivi, però, colleziona nuove condanne: nel 2025 il tribunale di Pordenone lo condanna per truffa, per aver promesso a un giovane un finto contratto in Svizzera. Ammette di aver bruciato seicentomila euro in scommesse in tre anni. È il paradosso della sua storia: assolto dall’accusa più grave, quella di aver drogato i compagni, continua a inciampare in reati minori.
Anche il capitano della Lazio Stefano Mauri conobbe l’arresto e poi l’assoluzione.
Le confessioni in tv e Marco Paoloni oggi
La sua parabola è stata raccontata anche dalle Iene di Mediaset, nel servizio «L’anno zero di Marco Paoloni». Nel 2023 è tornato alla ribalta con dichiarazioni clamorose — «bastano quattro calciatori per truccare una partita» — e un parallelo con il caso Fagioli-Tonali. Il suo stesso psicologo, ha rivelato, gli disse: «Non so come tu non ti sia suicidato». Oggi, quarantaduenne, allena privatamente giovani portieri, inseguito dalla fama dell’uomo che tradì lo spogliatoio.
Lo stesso vortice che anni dopo avrebbe travolto giovani come Sandro Tonali e le scommesse.