(Nato a Sora, Frosinone, nel 1901)
Quattro Oscar, decine di capolavori, un posto fisso nella storia del cinema mondiale. Vittorio De Sica è stato attore, regista, padre del neorealismo italiano e volto inconfondibile della commedia all’italiana. Ma chi lo ha conosciuto davvero sa che accanto a tutto questo conviveva un vizio tenace, costoso e mai domato: la passione devastante per il gioco d’azzardo. Una debolezza che lo ha accompagnato per tutta la vita, lasciando alla morte più debiti che eredità, e che il figlio Christian ha raccontato con affetto e nostalgia in più di una occasione.
Una carriera da leggenda
Vittorio De Sica nasce in una famiglia modesta e debutta al cinema nel 1917, affermandosi come divo del cinema popolare negli anni Trenta grazie ai film di Mario Camerini. La svolta artistica arriva nel dopoguerra con il neorealismo: Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948), Miracolo a Milano (1951) e Umberto D. (1952) lo consacrano come uno dei cineasti più importanti del Novecento. Seguono altri due Oscar con Ieri, oggi, domani (1963) e Il giardino dei Finzi-Contini (1970), oltre a candidature internazionali che lo rendono celebre anche a Hollywood.
Il gioco d’azzardo, una passione incontrollabile
Vittorio De Sica non ha mai nascosto la sua dipendenza dal gioco d’azzardo, anzi la viveva quasi con nonchalance, come se fosse parte integrante del suo carattere napoletano e spregiudicato. Il casinò era la sua seconda casa, la roulette il suo vero punto debole. Mario Puzo, l’autore de Il Padrino, lo citò esplicitamente come uno dei giocatori d’azzardo più incalliti che avesse mai conosciuto. Per saldare i debiti accumulati sul tappeto verde, De Sica accettava ruoli commerciali che artisticamente non lo entusiasmavano, sacrificando la coerenza creativa in nome delle casse vuotate al casinò.
Il prestito del figlio Christian
L’aneddoto più toccante lo racconta direttamente il figlio Christian De Sica, con una tenerezza che vale più di qualsiasi giudizio morale. Quando Christian aveva 21 anni, debuttò con uno spettacolo di canto e ballo a Montecarlo davanti al principe Ranieri e a Grace Kelly. Alla fine della serata Vittorio De Sica si avvicinò al figlio e disse: “Puoi morire tranquillo, lo sai fare.” Il giorno dopo tornò dal figlio e gli chiese in prestito le 250.000 lire guadagnate con quello spettacolo, perché le aveva perse tutte al casinò. “Tornò tutto felice a giocare”, ricorda Christian. “Se ci penso, m’intenerisco ancora.”
Una vita a debito, un’arte senza prezzo
Vittorio De Sica muore il 13 novembre 1974 a Neuilly-sur-Seine, lasciando una famiglia ancora stupita dalla sua generosità caotica e dai debiti accumulati nel corso di una vita vissuta al massimo. Il gioco d’azzardo non ha scalfito il suo genio, ma ha segnato profondamente chi gli stava vicino. Oggi resta uno dei più grandi italiani della storia del cinema, ricordato per i capolavori che ha lasciato e per quella fragilità umana che lo rendeva, in fondo, straordinariamente reale.