14 agosto 2026 Televisione, spettacolo e sport italiani

Carlo Conti: l’ultimo Sanremo e il ritorno di Tale e Quale

Carlo Conti - palcoscenico con sipario rosso e microfono sotto un faro

Carlo Conti è il conduttore che la Rai chiama quando serve qualcuno che non sbagli, e questa reputazione da mestierante affidabile è insieme la sua forza e il suo limite nel racconto che ne fanno i giornali. Fiorentino, cresciuto professionalmente lontano dai centri di potere televisivo, ha costruito una carriera fatta di continuità più che di strappi.

Dalle radio fiorentine alla Rai

Il punto di partenza sono le radio libere di Firenze, la palestra da cui è uscita una generazione intera di conduttori toscani. È lì che affina il tono confidenziale e la capacità di tenere insieme un pubblico eterogeneo senza alzare la voce. L’approdo in Rai lo porta prima ai giochi del preserale e poi alle grandi serate evento, il territorio in cui è diventato indispensabile per la rete ammiraglia.

I Festival di Sanremo

La direzione artistica del Festival di Sanremo è stata la consacrazione e, allo stesso tempo, il capitolo che ha deciso di chiudere: Conti ha dichiarato pubblicamente che l’edizione appena conclusa sarebbe stata la sua ultima da direttore artistico. Il testimone passa a Stefano De Martino, che guiderà la manifestazione dal 16 al 20 febbraio 2027, in quello che è probabilmente il passaggio di consegne più osservato della televisione italiana. La storia della kermesse è ricostruita nella scheda sul Festival di Sanremo, mentre il percorso del suo successore è raccontato nel profilo di Stefano De Martino.

Tale e Quale Show, la creatura di famiglia

Il programma che più gli somiglia resta Tale e Quale Show, atteso su Rai 1 dal 23 settembre 2026 con nove puntate in diretta dagli studi “Fabrizio Frizzi” di Roma. La giuria confermata è il terzetto collaudato formato da Giorgio Panariello, Cristiano Malgioglio e Alessia Marcuzzi, mentre il cast dei concorrenti mescola come sempre volti noti dell’intrattenimento e comici. È un format che funziona perché non chiede nulla di nuovo allo spettatore: chiede solo di riconoscere.

Il metodo Conti

Il suo stile si riconosce per sottrazione. Non improvvisa quasi mai, non cerca il momento virale, non mette in difficoltà l’ospite: tiene i tempi e lascia che siano i concorrenti o i cantanti a occupare la scena. È una scuola di conduzione che nella televisione italiana ha una tradizione precisa, quella del padrone di casa che si fa da parte, e che negli ultimi anni è stata messa in discussione da un intrattenimento più aggressivo e costruito sul conduttore-personaggio. Il suo modo di lavorare gli ha garantito una continuità che pochi colleghi possono vantare, al prezzo di una fama da conduttore prevedibile che lo accompagna da sempre.

I numeri e il peso in azienda

Dietro l’immagine bonaria c’è un profilo dirigenziale. Nella gestione del Festival ha curato in prima persona la selezione del cast musicale e la costruzione della scaletta, un ruolo che in Rai vale quanto e più della conduzione, perché determina gli equilibri con le case discografiche. La scelta di chiudere quel ciclo di sua iniziativa, anziché attendere una decisione aziendale, è coerente con una carriera gestita sempre con un certo anticipo sulle mosse altrui.

Carlo Conti oggi

Uscito dalla stagione sanremese, il suo ruolo dentro la rete resta quello del garante del prime time generalista, con il mercoledì affidato al varietà delle imitazioni. La domanda che si pongono i corridoi Rai riguarda semmai cosa verrà dopo, in un palinsesto che negli ultimi anni ha spostato molte fiches sui conduttori più giovani. Lui, per ora, continua a fare l’unica cosa che gli è sempre riuscita meglio: esserci senza farsi notare troppo. Il suo nome resta comunque legato a doppio filo alle serate che la rete non può permettersi di sbagliare, dalle celebrazioni istituzionali agli appuntamenti benefici che ogni anno raccolgono milioni di spettatori. È una collocazione che non produce titoli sui giornali ma che in azienda pesa moltissimo, perché riguarda la capacità di tenere insieme un pubblico trasversale in un panorama televisivo sempre più frammentato tra piattaforme e generazioni.