14 agosto 2026 Televisione, spettacolo e sport italiani

Le Iene: inchieste, scherzi e la formula di Italia 1

Le Iene - telecamera televisiva su cavalletto in un corridoio buio

Le Iene sono il programma che ha insegnato alla televisione italiana come si mette un’inchiesta accanto a uno scherzo telefonico senza che il pubblico cambi canale. Nato a fine anni Novanta su Italia 1, il format ha attraversato quasi trent’anni di trasformazioni del linguaggio televisivo restando riconoscibile: giacca scura, tono sfrontato, servizi che alternano cronaca nera e provocazione.

Quasi trent’anni di inchieste

La formula tiene insieme due anime che sulla carta non dovrebbero convivere. Da un lato il servizio d’inchiesta, con dossier su sanità, criminalità e casi giudiziari che in più occasioni hanno anticipato la stampa tradizionale. Dall’altro la satira e gli scherzi ai personaggi noti, che negli anni hanno prodotto alcuni dei momenti più citati della televisione commerciale. È un equilibrio fragile, che il programma ha rotto e ricucito più volte a seconda delle stagioni e delle polemiche.

Veronica Gentili e Max Angioni

La conduzione dell’ultima edizione, la ventinovesima, è stata affidata alla coppia formata da Veronica Gentili e Max Angioni, al terzo anno consecutivo insieme, con la partecipazione di Eleazaro Rossi e Nathan Kiboba. L’accostamento tra una giornalista di formazione politica e un comico è la sintesi esatta di cosa vuole essere il programma. Il modello dell’informazione-spettacolo in access ha un precedente illustre in casa Mediaset, ricostruito nella scheda su Striscia la Notizia.

Gli inviati storici

La forza del marchio sta però negli inviati, che nel tempo sono diventati più riconoscibili dei conduttori: Giulio Golia e Matteo Viviani sono in squadra da decenni, affiancati da Nina Palmieri e Alice Martinelli. È una struttura da redazione più che da varietà, e spiega perché il programma sopravviva ai cambi di padrone di casa senza perdere identità.

Il rapporto con la cronaca

La parte che genera più discussione è quella giudiziaria. Il programma ha costruito negli anni una modalità riconoscibile di trattare i casi di cronaca irrisolti, tornando sugli stessi fascicoli per stagioni intere, raccogliendo testimonianze e commissionando perizie di parte. Il metodo ha prodotto risultati concreti in più occasioni, riportando l’attenzione pubblica su vicende archiviate, ma ha anche attirato critiche da parte di chi contesta alla televisione il ruolo di istruttoria parallela. È la stessa tensione che ha attraversato il pomeriggio della rete ammiraglia del gruppo, raccontata nella scheda su Pomeriggio Cinque. È la tensione irrisolta del format: la stessa insistenza che ne fa la forza è ciò che periodicamente lo mette al centro delle polemiche.

Il linguaggio che ha fatto scuola

L’eredità del programma si misura fuori dai suoi confini. La telecamera a spalla, il montaggio nervoso, l’inviato che entra nell’inquadratura e interpella il protagonista per strada sono diventati grammatica comune del giornalismo televisivo italiano, adottata da trasmissioni di reti e generi diversi. Anche l’idea di alternare un servizio drammatico a uno comico nella stessa puntata, che negli anni Novanta sembrava un azzardo, è oggi una struttura ricorrente dell’informazione-intrattenimento.

Cosa cambia nella nuova stagione

La collocazione si è già spostata una volta: partito di domenica, dall’ottobre 2025 il programma è passato alla prima serata del martedì con il titolo Le Iene Show. Per la stagione che sta per aprirsi le indiscrezioni della stampa televisiva danno Gentili confermata alla guida e un futuro più incerto per Angioni, con l’ipotesi di un doppio appuntamento settimanale e di puntate speciali dedicate ai principali casi di cronaca. Sono retroscena, non annunci ufficiali. Quel che appare certo è la volontà di Mediaset di continuare a utilizzare il marchio come presidio della prima serata di Italia 1, una rete che negli anni ha visto assottigliarsi il proprio pubblico storico e che affida al programma il compito di trattenere gli spettatori più giovani. La formula del doppio appuntamento, se confermata, andrebbe in quella direzione: più occasioni di contatto settimanale, con la parte d’inchiesta separata da quella di intrattenimento per evitare la confusione di registro che in passato è costata qualche polemica di troppo.