Se c’è un appuntamento capace di paralizzare l’Italia intera per cinque serate consecutive, quello è il Festival di Sanremo. Non è solo una gara musicale: è un rito collettivo che dal 1951 scandisce il calendario degli italiani con la stessa certezza delle stagioni. Il Teatro Ariston di Sanremo non è un teatro qualunque — è il palcoscenico dove la canzone italiana si misura con sé stessa, dove un brano sconosciuto può diventare l’inno di un’intera generazione nel giro di una notte, e dove anche il conduttore più esperto sa che non esiste copione abbastanza solido da reggere l’imprevisto.
Il format: una gara che è già spettacolo
La struttura del Festival è tanto semplice quanto ipnotica. Nelle cinque serate che si svolgono ogni febbraio, i cantanti in gara — divisi tra la categoria Campioni, riservata agli artisti affermati, e le Nuove Proposte, vetrina per i talenti emergenti — si esibiscono dal vivo con brani inediti, quasi sempre in italiano. Il voto finale è il risultato di una combinazione tra la giuria della sala stampa, le radio e il televoto del pubblico a casa, un meccanismo che garantisce colpi di scena fino all’ultimo minuto. Perché a Sanremo la classifica non è mai scritta, e le sorprese fanno parte del copione non scritto.
Carlo Conti e la continuità con la tradizione
Per l’edizione 2025, il ritorno di Carlo Conti alla direzione artistica e alla conduzione ha rappresentato una scelta di stabilità dopo il quinquennio Amadeus, che aveva riscritto i record di ascolti. Conti — già alla guida del Festival nel triennio 2015-2017 — ha portato sul palco dell’Ariston un cast che mescolava generazioni e generi con cura quasi artigianale: veterani come Massimo Ranieri e Marcella Bella accanto a nomi del pop contemporaneo come Elodie, Achille Lauro e The Kolors, con spazio anche per voci più di nicchia come Lucio Corsi e Brunori Sas. Una scelta coraggiosa, riuscita, che ha tenuto alto il dialogo tra la storia della canzone italiana e il presente.
Le canzoni, il voto e la notte del verdetto
Le sanremo canzoni 2025 hanno raccontato un’Italia musicale in movimento: testi personali e riflessivi accanto a brani costruiti per le classifiche streaming, con l’urban e il pop che si contendevano lo stesso palco dell’orchestra dal vivo. La serata delle cover — uno degli appuntamenti più attesi — ha visto Giorgia e Annalisa trionfare con una performance rimasta impressa nella memoria collettiva. Ma è nella notte finale che il Festival ha riservato la sorpresa più grande.
Olly: il vincitore che nessuno si aspettava
Tra i favoriti della vigilia c’era Giorgia, attesa da tutto il pubblico dell’Ariston come la grande protagonista dell’edizione. Il sanremo 2025 vincitore ha invece un altro nome: Olly, cantautore genovese di 23 anni, si è imposto con Balorda nostalgia — un brano scritto insieme a Pierfrancesco Pasini e Jvli — in un verdetto che ha scatenato fischi dal vivo e acceso i social per giorni. Al secondo posto si è classificato Lucio Corsi con Volevo essere un duro, terzo Brunori Sas con L’albero delle noci. Giorgia, tra gli applausi più lunghi della serata, si è fermata al sesto posto: un risultato che Carlo Conti stesso ha commentato con la frase più onesta della settimana — “la standing ovation per Giorgia vale più della vittoria”.
Perché Sanremo è ancora il centro del mondo (televisivo)
La finale del Festival di Sanremo 2025 ha registrato 13 milioni e 427 mila spettatori con il 73,1% di share: numeri che nessun altro programma televisivo italiano riesce ad avvicinare. Ma il valore del Festival non si misura solo in punti di share. Si misura nella quantità di conversazioni che genera — sui social, nei bar, nelle redazioni — nella settimana che precede la prima serata e in quella che segue l’ultima. Sanremo è l’unico evento televisivo italiano in grado di trasformarsi in agenda culturale, politica e di costume al tempo stesso. È il momento in cui la televisione generalista ricorda a tutto il resto che, quando vuole, sa ancora fare il pieno.