Pubblicato il 26/07/2021, 19:02 | Scritto da La Redazione

Guida alla Tv oltre il televisore

Guida alla Tv oltre il televisore
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: Aldo Grasso, il professore che ha fatto della televisione materia universitaria, racconta com’è cambiato e come dovrà cambiare il mercato. «Per la Rai si tratta davvero dell'ultima chance, possiamo dire infatti che è in gioco la sua stessa sopravvivenza. La Tv non è più un rito collettivo, il totem domestico è riservato a un pubblico residuale. La TV è ancora il tessuto della nazione, rispecchia l'immaginario del paese, ma c'è un mondo nuovo da esplorare».

Come scongelare la tv

Il Foglio, pagina 5, di Stefano Cingolani.

La Rai ha un vertice nuovo di zecca, Mediaset si sta liberando della morsa di Vivendi e Fininvest è ormai sopra il 50%, i due grandi broadcaster italiani sono pronti per una ripartenza, dopo la fase più drammatica della pandemia? Aldo Grasso con il quale vogliamo ragionare sul futuro della televisione è sorpreso dalla domanda. Non perché non apprezzi le nomine Rai, al contrario: «Ora ci sono due persone competenti e di grande serietà non legate a partiti politici, come Carlo Fuortes (amministratore delegato) e Marinella Soldi (presidente) che porta non solo la sua esperienza, ma anche un approccio anglosassone. È senza dubbio la novità più grande. Rimette al centro le competenze che si sono smarrite negli anni; un problema cruciale anche nella Tv commerciale. Per la Rai si tratta davvero dell’ultima chance, possiamo dire infatti che è in gioco la sua stessa sopravvivenza».

L’impressione che la pandemia abbia congelato la televisione, i suoi assetti, gli equilibri proprietari, le tecnologie e i contenuti, è però del tutto sbagliata, ancor più se si alza lo sguardo al mercato mondiale che ormai è l’unico vero punto di riferimento. Di qui la reazione all’inizio parrocchiale della nostra conversazione. Rai e Mediaset sono cruciali a casa nostra, ma sono solo due varianti locali di una trasformazione globale. «Da 40 anni almeno viviamo dentro la più grande rivoluzione nel sistema della comunicazione, e ancora continua, sembra non fermarsi mai; altre rivoluzioni, sia politiche sia economiche, hanno avuto un inizio e una fine, questa no». Grasso è un analista di primo piano e un testimone delle trasformazioni avvenute negli ultimi trent’anni: critico televisivo per il Corriere della Sera dal 1990, ha diretto la produzione radiofonica della Rai nella breve stagione detta dei professori, dal 2008 guida il Centro di ricerca sulla Tv e gli audiovisivi all’Università Cattolica di Milano.

Il cambiamento

Il cambiamento radicale riguarda sia il contenitore sia il contenuto ed è opera della digitalizzazione. Prima ciascun mezzo aveva il proprio supporto, oggi invece tutto si intreccia e si connette. Lo smartphone è l’esempio più evidente: ha riunito tutto dentro di sé, è diventato persino un veicolo per i pagamenti, la banca in tasca. La “tv oltre il televisore” è ormai il nuovo paradigma. In Italia ci sono 112 milioni di schermi il che vuol dire sia i tradizionali apparecchi televisivi sia i computer o, appunto, i telefonini, sui quali si può ricevere tutto. La visione su tablet è aumentata del 136% lo scorso anno. Ha contribuito la pandemia, ma non solo: «È un preciso segnale di dove stiamo andando», spiega Aldo Grasso. Ciò ha provocato una dissoluzione totale del modo di vedere. «La tv non è più un rito collettivo, il totem domestico è riservato a un pubblico residuale».

È cambiato anche lo spettatore soprattutto tra le nuove generazioni. Questa prima rivoluzione ha innescato la seconda che Grasso chiama «lo scontro internazionale tra globale e locale». I suoi protagonisti sono noti, Netflix, Google, Apple, Amazon che ha stretto l’accordo con Mgm, per non dimenticare Discovery con Warner e la portaerei Disney che ha lanciato i suoi cacciabombardieri anche via streaming con Disney+. Di fronte a loro ci sono le televisioni nazionali come la Rai, Mediaset, le consorelle francesi, tedesche, spagnole. La Bbc anche se parte da una base più ampia non fa eccezione, tuttavia si adatta e si trasforma con grande rapidità. È un processo che travolge sia la tv pubblica sia quella commerciale, il cui esito non è prevedibile. Una cosa tuttavia è già chiara dice Grasso: «La Rai che abbiamo conosciuto non basta più, ci vuole una Rai agguerrita che rimetta in discussione il concetto stesso di servizio pubblico».
(Continua su Il Foglio)