Pubblicato il 31/05/2021, 14:33 | Scritto da La Redazione
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Marco Berry: Facevo la Iena, farò l’astronauta

Marco Berry: Facevo la Iena, farò l’astronauta
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: Marco Berry si allena tutti i giorni e ha un piano. «Incuriosire una delle cinque persone al mondo che possono realizzare il mio sogno, e cioè Richard Branson, Jeff Bezos, Elon Musk, Xi Jinping, Vladimir Putin. Detta così, può sembrare una boutade. E invece io intendo presentarmi a loro in modo serio, facendomi ambasciatore di progetti scientifici sulla microgravità portati avanti da ricercatori italiani. Non voglio fare solo il turista spaziale, ma anche la cavia».

Marco Berry: «Sarò il primo civile nello Spazio»

Libero, pagina 20, di Gianluca Veneziani.

C’era un bambino che, come tanti, sognava di fare l’astronauta. Quel bambino ora è cresciuto, ha 58 anni, si chiama Marco Berry e nella vita ha fatto di tutto, il mago, il comico, l’attore, la Iena, il conduttore. Ma adesso vuole realizzare il suo vecchio sogno. Così ha messo su un progetto, Yes it’s possible!, per farsi trovare pronto al momento giusto. Quello in cui potrà salire a bordo di una navicella, da passeggero-turista. E diventare il primo civile ad andare nello spazio.

Berry, quando nasce questa missione?
«Inizia da ragazzino: già allora desideravo viale are nello spazio, ma tutti mi hanno convinto che non era il caso. Poi qualche anno fa l’incontro con Maurizio Cheli, uno dei maggiori astronauti italiani, ha riacceso in me quel sogno. Decisiva è stata però soprattutto una conversazione con un tredicenne in una scuola: alla fine di un evento in cui invitavo gli studenti a inseguire i propri sogni, uno di loro mi si è avvicinato e ha detto: “Io non credo più ai sogni”. Era un ragazzo bullizzato, con insufficienze in molte materie. Allora gli ho fatto una promessa: se tu smetti di demoralizzarti e inizi a credere in ciò che vuoi, io farò lo stesso. Ho quindi tirato dal cassetto quel mio vecchio sogno e ho deciso di realizzarlo. Ho iniziato il percorso di preparazione il 1° gennaio di quest’anno e lo terminerò il 31 dicembre».
Oltre che un viaggio nello spazio, il suo vuol essere un viaggio all’indietro nel tempo, alla ricerca di quel sogno infantile?
«In realtà il bambino che era in me c’è sempre. Non a caso, io artisticamente nasco come mago. Da ragazzino stupivo i grandi e ciò mi faceva sentire grande. Oggi sono grande, ma credo ancora alla magia e ciò mi fa tornare ragazzino. Ecco, andare nello spazio sarà il mio gioco di magia più riuscito. Mi consentirà di ritrovare lo stupore davanti alle cose, ma anche di riscoprire la levità infantile, l’assenza di gravità che ti fa volare alto. Già adesso ho perso un po’ di gravità: per prepararmi al viale o sono passato da 87 a 75 chili. E quello che io chiamo un percorso di distruzione consapevole: ho eliminato dalla mia vita tutte le cose che mi rallentavano, non mi servivano o mi appesantivano. Sono diventato più leggero, togliendo il superfluo».
Quanto il suo progetto è alimentato dal desiderio di Infinito?
«Questo viaggio non solo è nutrito dal desiderio, ma mi sta insegnando che il desiderio non ha niente di egoistico e volgare. La seconda cosa che sto imparando è che nessun desiderio è impossibile, se sei disposto a fare fatica».

La sua fatica in cosa consiste?
«Si tratta di rispettare protocolli molto rigidi e superare prove difficili: lanciarsi con un paracadute, pilotare un aereo, resistere alla forza centrifuga, sperimentare un volo a zero gravità, fare test di addestramento sott’acqua. Giugno sarà per me un mese fondamentale: la prossima settimana volo per la prima volta con istruttore al fianco, preparandomi per il primo volo da solista, a metà mese resterò per due giorni nelle grotte di Fracassi, per affrontare la sopravvivenza in condizioni estreme, a fine mese farò il salto con il paracadute. Poi vorrò documentare il tutto, per farne un programma tv».
A livello fisico e psicologico che preparazione sta seguendo?
«Faccio molta palestra e attività aerobica. A livello alimentare seguo il piano di una nutrizionista: posso mangiare di tutto, ma con consapevolezza. L’unica cosa veramente tabù è l’alcool. Sto anche studiando approfonditamente l’inglese. Mentre, a livello di preparazione mentale, mi faccio seguire da uno psicologo della prestazione: lui valuta quanto mi stia avvicinando all’obiettivo finale. Ma mi allena anche a essere performante per quel momento in cui dovrò convincere chi, concretamente, ha la possibilità di mandarmi nello spazio. Questa preparazione mi sta insegnando che non ci si improvvisa esperti di qualcosa. E poi mi ha mostrato la forza della squadra: quando lavori per un obiettivo simile, fai parte di un team, in cui tutti sono fondamentali. Questa doppia lezione, competenza e spirito di gruppo, dovrebbe servire anche a chi fa politica».
Quando è prevista la sua partenza?
«Spero tra 2022 e 2023, ma di previsto non c’è nulla. Dipenderà dalla mia capacità di incuriosire una delle cinque persone al mondo che possono realizzare il mio sogno, e cioè Richard Branson, Jeff Bezos, Elon Musk, Xi Jinping, Vladimir Putin. Detta così, può sembrare una boutade. E invece io intendo presentarmi a loro in modo serio, facendomi ambasciatore di progetti scientifici sulla microgravità portati avanti da pmi e ricercatori italiani. Non voglio fare solo il turista spaziale, ma anche la “cavia” di questi esperimenti, che potrebbero far gola a quegli uomini potenti. A tal fine, in ottobre farò partire I want you, una campagna per arrivare a Musk, Putin o uno degli altri. Se riuscissi a convincerli, come primo viaggio potrei fare un volo suborbitale o raggiungere la Stazione spaziale internazionale. Ma non mi pongo limiti: se Musk mi arruolasse per il primo volo su Marte e mi dicesse che dovrei restare 2 anni e mezzo su una navicella, non esiterei a rispondergli: ok, vado».
(Continua su Libero)

 

(Nella foto Marco Berry)