Pubblicato il 07/05/2021, 17:34 | Scritto da La Redazione
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Si complica il passaggio al nuovo digitale terrestre

Si complica il passaggio al nuovo digitale terrestre
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: lo switch-off allo standard Dvb-t2, che dovrebbe partire a settembre e chiudersi a giugno 2022, preoccupa i broadcaster. C’è il rischio che un numero molto alto di famiglie italiane non abbia i ricevitori adatti e quindi non possa vedere la tv.

Nuova tv in stallo ma c’è il piano b

ItaliaOggi, pagina 17, di Andrea Secchi.

Il processo di liberazione della banda 700 a favore del 5G e di riorganizzazione delle tv nella parte restante delle frequenze destinate al digitale terrestre è in enorme ritardo. A settembre ci sarà il primo gradino da salire, quando le trasmissioni cambieranno codifica (da Mpeg2 a Mpeg4) pur restando con l’attuale versione del Dvb-t. E già qui, se per le famiglie (chi ha un tv che riceve l’hd non avrà problemi). Lo scoglio enorme, però, è quello del giugno del prossimo anno, quando secondo i piani si dovrebbe passare al digitale terrestre di seconda generazione con la possibilità che un numero molto alto di famiglie italiane non abbia i ricevitori adatti e quindi non possa vedere la tv. Sul lato degli operatori, vedremo, le difficoltà ci sono già da subito, a partire dalle locali.

Inevitabile? No. C’è in realtà un piano b, una soluzione vista di buon occhio dalla maggior parte dei broadcaster e che salvaguarderebbe i cittadini: scegliere una via di mezzo per il giugno 2022, mantenere il salto tecnologico che si dovrebbe fare a settembre (o quando sarà se rinviato) e riservare il passaggio al Dvb-t2 a un periodo successivo, iniziando da subito al massimo con alcune reti. Il risultato sarebbe che le frequenze per il 5G verrebbero comunque liberate, che gli operatori non perderebbero a un tratto tutta l’audience e i cittadini continuerebbero a vedere la tv. Il passaggio, successivamente, potrebbe avvenire comunque, ma con un agio maggiore visto il tempo che si è perso. Ancora niente di ufficiale, ma l’ipotesi che è ben presente negli ambienti governativi, sebbene la scelta vera e propria sarà fatta una volta verificata la situazione e i numeri, probabilmente fra qualche mese.

Già da quattro anni se ne parla

Già nel 2017 nel programma elettorale dei 5 Stelle si leggeva: «L’obiettivo del Movimento 5 Stelle sarà quello di ottimizzare le risorse assegnate all’emittenza locale e nazionale tramite adozione di soluzioni tecniche, con un nuovo sistema di compressione video Mpeg4, maggiormente efficiente, in luogo dell’attuale Mpeg2. Per esempio, in Francia hanno deciso di passare alle trasmissioni in standard Dvb-t codificate in Mpeg4 invece del classico Mpeg2, che tradotto vuol dire che i francesi non dovranno cambiare né decoder né tv, dato che la compatibilità è intorno al 90%. Questa soluzione lascerebbe essenzialmente tutto com’è adesso, liberando la capacità necessaria per il 5G, lasciando le tv al loro posto e non incidendo in nessun modo sugli utenti finali».

Attenzione che finora non si è parlato di Dvb-t2 con Hevc, il sistema di compressione ancora più avanzato dell’Mpeg4 per il quale però non c’è obbligo di legge e costituirebbe un’ulteriore complicazione per gli operatori, almeno per ora. C’è chi però ritiene che la transizione debba essere lasciata così com’è, arrivando al t2 a giugno 2022.