Pubblicato il 09/04/2021, 11:35 | Scritto da La Redazione
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Sky: parte oggi la riorganizzazione

Sky: parte oggi la riorganizzazione
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: l’amministratore delegato della pay tv sta incontrando in questo le rappresentanze sindacali del gruppo.

Sky, al via la riorganizzazione

ItaliaOggi, pagina 17, di Claudio Plazzotta.

Oggi, attorno alle 11.30, l’amministratore delegato di Sky Italia, Maximo Ibarra, incontrerà le rappresentanze sindacali dei lavoratori del gruppo per illustrare il piano quadriennale di trasformazione del modello operativo di Sky. Che, ovviamente, avrà come impatto più rilevante quello sulla forza lavoro, con tagli importanti (ora in Sky lavorano circa 4 mila persone, l’obiettivo è di scendere del 20%) nell’arco, appunto, di quattro anni. Non si può negare che Sky sia nata in Italia nel 2003 con un modello di business completamente diverso e molto labour intensive, con tanti lavoratori nei call center, nella installazione, nella manutenzione del segnale, tecnici, amministrativi, esperti di marketing, giornalisti e quant’altro.

Col passare degli anni, tuttavia, il mercato della distribuzione di contenuti audiovisivi è andato cambiando radicalmente: il modello pay tv è sempre più in crisi, e va affermandosi invece il modello over the top, a prezzi bassi, una catena molto lunga su scala mondiale che consente di distribuire lo stesso contenuto in più Paesi, pochissimo personale, pressione fiscale leggerissima rispetto a quella cui è sottoposta, ad esempio, Sky Italia. Con l’entrata a regime del nuovo modello operativo di Sky, che prevede la centralizzazione e l’internalizzazione di molte attività ritenute strategiche, la dismissione di altre, e una complessiva digitalizzazione del business, non ci saranno operazioni draconiane con tagli indiscriminati del personale, ma si cercheranno soluzioni le meno traumatiche possibile.

Le strategie

Tuttavia, nell’arco del quadriennio, sarà comunque necessario alleggerire la macchina Sky affinché possa essere socialmente sostenibile nel futuro. E l’impatto dei tagli sarà a 360 gradi, in tutti i comparti della media company. Le piattaforme distributive su cui punta Sky sono il satellite e la banda larga, mentre il digitale terrestre (dove Sky è attiva dall’estate del 2018 con una sua offerta pay) già da alcuni mesi non viene più spinto commercialmente ed è sparito dai listini della società. Non si dismette quel business, ma si cerca di portare i clienti, vecchi e nuovi, verso i mondi dove la cosiddetta Sky experience attraverso SkyQ si possa manifestare in tutta le sue potenzialità.

Il digitale terrestre, invece, non consente quel tipo di esperienza, e non è più in linea con le ambizioni di Sky e col target a cui punta il gruppo. Il riassetto di Sky arriva in un momento molto delicato, nel quale sembrano sfuggiti i diritti tv della Serie A di calcio 2021-2024, e dove bisogna attrezzarsi anche per mantenere un’offerta all’altezza delle aspettative. In gioco ci sono ancora i diritti in co-esclusiva di tre partite a giornata di Serie A, quelli dei campionati di Serie B e di Serie C, e pure la Coppa Italia, la Liga spagnola o il mondiale di MotoGp dal 2022 in poi.

 

(Nella foto la sede Sky di Milano)