Pubblicato il 11/03/2021, 14:34 | Scritto da La Redazione
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Draghi non ci pensa, i partiti sì: scatta l’assalto alla Rai

Draghi non ci pensa, i partiti sì: scatta l’assalto alla Rai
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: c'è il nome di una donna che la Lega sarebbe pronta a formulare per guidare la Tv pubblica. Si tratta di Elisabetta Ripa. Amministratore delegato di Open Fiber, non è leghista, ma raccontano che parli con Giancarlo Giorgetti. E dunque è molto probabile che non ci parli, ma farlo sapere è ormai un "passaporto".

Draghi e la foresta Rai

Il Foglio, pagina 1, di Carmelo Caruso.

Vogliono afferrarla come sempre perché credono che anche per Mario Draghi cambiarla sarà impossibile. I partiti al governo sono cinque e significa che puntano ad avere un nuovo consigliere Rai a testa, che l’amministratore delegato, Fabrizio Salini, nominato dal precedente governo, debba essere mandato via e al più presto, e che al suo posto serva “immediatamente” una figura nuova. In Rai chiamano questo tempo senza tempo il “nostro semestre bianco”. C’è una spinta fortissima dei partiti per sostituire un management che è sopravvissuto a tre esecutivi, a cui Conte aveva promesso perfino la proroga, che in pratica si muove in maniera autonoma e che non rappresenta più nessuno. C’è il nome di una donna che la Lega sarebbe pronta a formulare per guidare la televisione pubblica. Si tratta di Elisabetta Ripa. È amministratrice delegata di Open Fiber e non è leghista, ma è pronta a diventarlo. Raccontano che parli con Giancarlo Giorgetti e dunque è molto probabile che non ci parli, ma farlo sapere è ormai un “passaporto”.

Non è il Mise che nomina i vertici Rai. È il Tesoro, insieme a Palazzo Chigi, ma Giorgetti non rinuncerà e farà valere il suo ruolo da ministro dello Sviluppo economico. È una sua prerogativa. La competenza sulla Rai, le deleghe del suo ministero, che riguardano soprattutto la parte industriale, non saranno consegnate a nessun sottosegretario. Se ne occuperà personalmente. Ed è vero che l’avvicendamento Rai non “è all’ordine del giorno” e che non è tra le urgenze di Draghi. Ma lo è per la maggioranza. Con una richiesta formale, Pd, Lega, Italia Viva, Leu, Fdi, Fi hanno sollecitato i presidenti della Camera, Roberto Fico, e del Senato, Elisabetta Casellati perché si “proceda subito con gli avvisi per la selezione dei nuovi consiglieri Rai”. Chiedono che non si perda più tempo e giorni. Se ne sono già persi dieci.

La Commissione di Vigilanza

Michele Anzaldi, deputato di Iv, che si inoltra nella foresta dei regolamenti Rai, dice che “il mandato dei consiglieri scade con l’approvazione del bilancio che va approvato entro il 30 aprile e che sessanta giorni prima di quella data si deve procedere con l’avviso di selezione”. Oggi pomeriggio il cda Rai avrà come odg “il regolamento per l’elezione del consigliere dipendente Rai”. Ma se la politica non si decide perché devono accelerare loro? Vogliono tutti fare in fretta, ma lentamente. Non c’è solo la nomina dei consiglieri del cda. Una questione aperta è la presidenza della commissione vigilanza che è affidata da inizio legislatura ad Alberto Barachini di Forza Italia che però a quel tempo era opposizione. Fdi la rivendica per Daniela Santanché, ma in realtà non esiste (al contrario del Copasir) una norma che imponga a Barachini di lasciare. Si tratta solo di una prassi. In un precedente del tutto simile, durante il governo Monti, Sergio Zavoli rimase al suo posto. E si sa che la Rai è un luogo kamasutra, ma nessuno ha ancora compreso come l’impossibile qui sia possibile.

 

(Nella foto Elisabetta Ripa)