Pubblicato il 11/03/2021, 09:37 | Scritto da La Redazione
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La vita di Alex Zanardi diventa una serie Tv

La vita di Alex Zanardi diventa una serie Tv
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: «Sarà semplice e forte, è stato lui a volerla così», dice la moglie Daniela. Contatti con Rai e Netflix, budget da 25 milioni di euro. E parte lo scouting per trovare l’attore giusto.

Zanardi. La sua vita in una serie tv

La Repubblica, pagina 32, di Silvia Fumarola.

«Ho una passione per Alex Zanardi, la sua storia mi emoziona» racconta il produttore Matteo Levi, «mi sono sempre chiesto: come mai non si fa una serie su di lui? Grazie all’amicizia con Claudio Bonivento, che con Mery per sempre è stato un po’ il rifondatore del cinema italiano, il sogno diventa realtà». Prima gli incontri in un ristorante di Bologna, poi in video, il campione più amato spiega i punti fermi, lo spirito che deve animare la fiction, cosa conta per lui. Lo sceneggiatore Andrea Porporati interroga, Zanardi riavvolge il nastro. «Bonivento, che sarà produttore esecutivo della serie, mi ha fatto conoscere Alex e la moglie Daniela. Abbiamo iniziato a incontrarci nel 2019 e l’8 gennaio 2020 abbiamo firmato il contratto in esclusiva».

Poi il tragico incidente del 19 giugno in Toscana, in cui Alex con la sua handbike va a sbattere contro un tir che proveniva in direzione opposta lungo la strada provinciale tra San Quirico d’Orcia e Pienza. La grande paura, ancora una volta, dopo l’incidente che nel 2001 cambia la sua vita con l’amputazione di entrambi gli arti inferiori. L’Italia col fiato sospeso tifa per quel campione forte e coraggioso, diventato un simbolo, che ha il dono dell’empatia. «La sua storia è importante» dice Levi, «sono rimasto in contatto con l’avvocato della famiglia, Carlo Covi. La moglie Daniela vuole che sia chiaro: il progetto si fa perché Alex aveva deciso di farlo e ne era felice. Ne è protagonista al cento per cento perché nasce dal suo racconto. Mi ha detto: “Si va avanti perché avrebbe voluto così”».

Produzione internazionale

Il produttore con la sua 11 Marzo Film coinvolge la Palomar di Carlo Degli Esposti (Il commissario Montalbano), con cui ha già prodotto la serie Il nome della rosa con John Turturro. «Ha contatti con la Rai e Netflix. Noi ci terremmo ad avere un attore italiano come protagonista, con Alex non eravamo arrivati a parlare di chi lo avrebbe interpretato. Ma una cosa è certa: la sua forza e il suo coraggio sono universali, coinvolgono a ogni latitudine, per questo il racconto deve avere un respiro internazionale. Pensiamo a un budget sui 25 milioni di euro». Zanardi è visto come un supereroe, ma la sua grandezza è la semplicità, spiegava come l’avesse aiutato la famiglia («Tornato a casa dopo la mia degenza a Berlino di 40 giorni, nel garage c’era già un’auto con i comandi al volante»), il grande amore per la moglie e il figlio Niccolò. Andava a incontrare i ragazzi nelle scuole per incoraggiarli: «Mio papà mi diceva: “Fai quel che puoi ogni giorno e ricordati che se ogni giorno fai un passo, prima o poi le cose accadono”. Cerco di far capire ai giovani che se ti metti al lavoro prima o poi qualcosa accade». È nemico della retorica, Levi lo capisce subito.

«Quando gli ho spiegato che volevo fare una serie su di lui, sono seguiti parecchi incontri. L’impressione è stata di conoscerlo da sempre, è simpaticissimo, dotato di grande umanità. Eravamo seduti vicini e mi fa: “Se ti tocco il piede ogni tanto non è che ti sto facendo piedino: si muove la gamba”. La moglie Daniela è una roccia. Ero consapevole delle difficoltà, anche perché Alex aveva ricevuto un’offerta importante da una major americana intenzionata a fare un film».

 

(Nella foto Alex Zanardi)