Pubblicato il 26/02/2021, 17:34 | Scritto da La Redazione
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Marcello Foa: Ecco a voi la all news europea

Marcello Foa: Ecco a voi la all news europea
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: da luglio il consorzio delle Tv pubbliche dell’Unione, l'EBU (European Broadcasting Union), renderà disponibili sulle piattaforme di tutti i Paesi le notizie prodotte da otre 40 mila giornalisti.

Marcello Foa: «Una rete unica di news europee con oltre 40mila giornalisti»

Il Sole 24 Ore, pagina 8, di Andrea Biondi.

«Il risultato è enorme, con una piattaforma digitale unica per le news dei servizi pubblici che permetterà di tutelare i valori delle democrazie europee. Noi siamo i proprietari, nostre le regole del gioco con tutto ciò che consegue su rispetto del pluralismo, della democrazia. La Rai ha voluto esserci. Ed essere in prima fila in questo progetto». Marcello Foa, 57 anni, da settembre 2018 è presidente Rai, con delega sulle attività internazionali. E in questa sua veste commenta così la notizia resa nota ieri dall’Ebu sul rilascio, ancora in versione “beta” interna ai vari broadcaster che partecipano, della piattaforma digitale europea per la condivisione delle news. L’European Broadcasting Union – che riunisce principalmente diversi operatori media pubblici e privati europei di cui presidente è Delphine Ernotte Cunci, ceo di France Télévisions, con Foa nel Cda – sta lavorando al progetto da ottobre 2019. «Da luglio si passa alla fase B2C con i contenuti della piattaforma digitale fruibili dagli utenti attraverso i portali dei servizi pubblici dei Paesi aderenti», dice il presidente Rai

Riguarderà solo le news?
Sì. Le Tv del servizio pubblico in Europa investono 5,5 miliardi di euro per l’informazione con 40mila giornalisti al lavoro. Internamente all’Ebu ci siamo detti: possiamo continuare a lavorare in maniera indipendente, autonoma, in un ambito di normale cooperazione o tentare di unire le forze per creare una piattaforma condivisa e che consenta ai servizi pubblici europei di posizionarsi nel mercato digitale con maggior forza di quanto possa fare un singolo operatore. E così abbiamo fatto.
Con quali fondi?
Il progetto è finanziato per il 70% dalla Commissione europea e per il 30% dall’Ebu, quindi dai vari servizi pubblici aderenti. Non parliamo di grandi cifre, ma è stato richiesto un importante impegno in termini di tempo e personale che come Rai abbiamo assicurato e stiamo garantendo.
A che punto siete concretamente arrivati?
Aprendo a tutti i membri per il monitoraggio dei contenuti, come comunicato ieri dalla Ebu, il progetto entra ora nel vivo. Ebu ha costruito un cloud nel quale i servizi pubblici caricano regolarmente le notizie ritenute più importanti e significative che una volta caricate sono tradotte automaticamente in inglese dal sistema Eurovox (creato da Ebu e sul quale ha lavorato anche l’università di Pisa, ndr.), che può tradurre in una molteplicità di altre lingue automaticamente e con una qualità che nemmeno immaginavo.

E ora?
Questo progetto pilota permetterà ai servizi pubblici europei e alla Rai di farsi trovare pronti con una piattaforma già avviata quando, nel corso del 2021, la Commissione e il Parlamento europei decideranno lo stanziamento di nuovi fondi per progetti digitali. Un appuntamento chiave.
Ma non c’era già l’esperienza di Euronews?
Euronews è diventata privata. È stata venduta (fa capo alla Mgm di Naguib Sawiris, ndr.). Noi insieme con i francesi e gli svizzeri siamo rimasti con una piccola quota. Ma la Commissione europea stessa ha aperto una riflessione su quell’esperienza.
Il nuovo progetto però non è in clamoroso ritardo rispetto ai tempi?
Si potrebbe obiettare sulla lentezza o che sia un’iniziativa velleitaria. Al contrario però si potrebbe cadere nell’accusa di non essersi mossi. E guardando alla crescita esponenziale del ruolo di Google, Facebook, di Twitter, con il dibattito attuale su proprietà e regole del gioco, capisco ancora di più l’impegno che la Commissione Ue sta ribadendo sul tentativo di creare qualcosa di diverso a garanzia di chi crede che la Ue debba avere anche uno spazio proprio, fatto di rispetto di valori, democrazia e un autentico pluralismo oggi quanto mai necessario. Bisogna provare. Non provarci sarebbe una resa inaccettabile.
Come considerare l’esperienza sul digitale della Rai?
Su Raiplay c’è chi riconosce la bontà strategica del progetto, ma magari non scaricato a terra come si dovrebbe. È un ambito che non gestisco in prima persona (il digitale è di competenza dell’ad Fabrizio Salini, ndr.). Rispondo con una considerazione. La Rai in passato ha avuto un problema di posizionamento evidente in ambito web. Siamo l’unico fra i grandi servizi europei a non avere un sito di news di riferimento mentre oggi quello di France Television o Bbc News sono fra i primi siti consultati. Oggi nell’elenco dei siti la Rai non è nella top ten.

 

(Nella foto Marcello Foa)