Pubblicato il 22/02/2021, 17:34 | Scritto da La Redazione

Franca Leosini contro i murales di Napoli

Franca Leosini contro i murales di Napoli
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: la giornalista, conduttrice di “Storie maledette”, si schiera contro la glorificazione di giovani delinquenti uccisi dalle forze dell’ordine.

Franca Leosini: «Russo, via quel murale i veri martiri sono altri»

Il Mattino, pagina 21, di Giulian Covella.

«Assurdo ergere a martiri questi minorenni morti per scelte criminali. I martiri sono altri». Il pensiero è quello di Franca Leosini, 86 anni, giornalista e conduttrice televisiva napoletana, che interviene nelle polemiche di questi giorni sui murales abusivi disegnati su pareti pubbliche e private in diverse zone della città. Murales che raffigurano minori rimasti uccisi a 17 e a 15 anni, come Luigi Caiafa e Ugo Russo. Il primo freddato lo scorso ottobre da un poliziotto in via Duomo durante una rapina; il secondo ammazzato da un carabiniere fuori servizio in via Generale Orsini il primo marzo 2020 durante una tentata rapina. Due vite spezzate, in memoria delle quali a Forcella e ai Quartieri Spagnoli, loro rioni d’origine, sono state realizzate opere di street art.

Due raffigurazioni che, dopo la campagna lanciata dal Mattino e partita dalle dichiarazioni del prefetto Marco Valentini sulla necessità di rimuoverle, hanno diviso la città in due fronti opposti: da un lato c’è chi si dice a favore di quei disegni che rappresentano le giovani vittime, come Maurizio de Giovanni, Ascanio Celestini, Maurizio Braucci e Sandro Fucito; dall’altro chi, come Franca Leosini, si dichiara contraria e ne chiede la cancellazione.

Ha seguito il dibattito e le polemiche sui murales dedicati ai minorenni morti per aver scelto la strada della delinquenza?
«Sì, sin dall’inizio. E mi sono subito schierata, perché sono contraria ai murales in generale, a meno che non vi sia una giusta motivazione».
Quale?
«Ben venga la realizzazione di un murale sulla facciata di un palazzo, pubblico o privato che sia, però a una sola condizione: che rappresenti grandi personalità o momenti storici, ma in entrambi i casi che si tratti di qualcuno o qualcosa che abbia lasciato un segno nelle vecchie generazioni e in quelle future. Nel caso invece delle opere create sui muri della città per glorificare giovani vite che hanno perso la vita commettendo crimini mi sembra davvero un eccesso di memoria verso creature perché questo erano di fatto che la vita l’hanno smarrita prima ancora di perderla».

Insieme ad altri esponenti della società civile lei è tra i firmatari della petizione con cui si chiede al Comune di cancellare il murale di Ugo Russo in piazza Parrocchiella. Cosa l’ha spinta?
«Non è il modo giusto per ricordare un ragazzo di 15 anni, che ha vissuto ed è rimasto vittima di un percorso sbagliato. Per carità, sono vicina ai familiari di questi giovani e comprendo il loro dolore, ma è davvero eccessivo dedicare loro disegni sulla pubblica via come fossero martiri. I martiri sono altri. Come me la pensano in tanti. Insieme a me infatti hanno firmato altri (tra gli altri Luigi Iavarone, Fortuna Longobardi, Stefania Brancaccio, Renata De Lorenzo, Cesare de Seta, Massimo Capaccioli, Gerardo Mazziotti, Marzio Grimaldi, Alfredo Mazzei, Diana Negri, Francesco Barra Caracciolo, Lorenzo d’Albora, Raffaele Aragona, Patrizia Passarelli, Fabio Mangone, Orazio Abbamonte, Paola Sodo, Francesco Iannello, Ettore Cucari, Fabrizio Cattaneo, Maria Lancuba, Massimo Massaccesi, ndr) e credo che l’elenco si allungherà ancora».
Eppure c’è chi, come il presidente del Consiglio comunale di Napoli, Sandro Fucito, si dice favorevole al murale perché è stato realizzato su un muro di proprietà privata. Cosa ne pensa?
«Non sono assolutamente d’accordo con il pensiero peraltro di un rappresentante delle istituzioni, perché seppure quei murales come quello in memoria di Ugo Russo siano stati fatti su facciate di palazzi privati, sono pur sempre in un contesto pubblico. Così si avvalora e si rendono percorribili strade che invece percorribili non sono».

 

(Nella foto Franca Leosini)