Pubblicato il 01/02/2021, 15:04 | Scritto da La Redazione
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Super Bowl, il Covid flagella gli sponsor

Super Bowl, il Covid flagella gli sponsor
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: di solito gli spot erano tutti venduti prima del Ringraziamento (20 novembre). Ora a sei giorni dal match ci sono ancora spazi vuoti. L’assenza più clamorosa: Coca Cola, azienda in crisi profonda.

Super Bowl, la crisi placca gli sponsor. Via Coke, ridimensionati gli altri big

La Repubblica – Affari&Finanza, pagina 18, di Nicola Sellitti.

Lo scorso anno è stato il ring virtuale del duello tra Donald Trump e Michael Bloomberg, la crescita dei salari contro la denuncia sulla lobby delle armi in due spot da 30 secondi a testa durante le pause di gioco della partita tra Kansas City Chiefs e San Francisco 49ers, pagando Fox Sports 20 milioni di dollari complessivi. E nel 2019, pagando poco meno, Stella Artois ha piazzato in una microclip Carrie Bradshaw (Sarah Jessica Parker) della serie Sex and the City e Jeff Bridges, il Drugo de Il grande Lebowski. Un po’ cari, certo, ma la cornice è il Super Bowl, l’evento dell’anno negli Stati Uniti, la finale della National Football League.

Negli anni è stata la casa delle esibizioni (nell’intervallo della partita) dei Rolling Stones, di Madonna, di Bruce Springsteen, di Janet Jackson a seno scoperto, in tribuna si sono succeduti politici, attori, star dello spettacolo davanti a una platea di circa 100 milioni di telespettatori. Il 7 febbraio c’è la 55esima edizione a Tampa (22 mila spettatori presenti, capienza da 66mila) ad assistere alla sfida tra i Kansas City del fenomeno senza tempo Tom Brady (43 anni, dieci Super Bowl e sei titoli vinti, anche marito di Gisela Bundchen) e il suo erede, Patrick Mahomes, lanciatore del padroni di casa Tampa Bay Buccaneers, il giocatore più pagato nella storia della Nfl, 450 milioni di dollari in dieci anni.

Le tv nazionali americane, da Fox a Cbs – che trasmette la gara quest’anno – di solito si sfregano le mani, pensando ai ricavi per la vendita degli spazi televisivi. Per esempio, Fox ha incassato nel 2020 circa 449 milioni di dollari per aver dato spazio a colossi di banche, moda, cibo, automobili, oltre il doppio (191 milioni di dollari) di quanto è stato incassato, come emerge dai dati di Kantar Media, per l’edizione del 2010. Il Super Bowl è la piattaforma ideale per gli inserzionisti per pubblicizzare i prodotti di punta. Ma questa è la prima edizione successiva alla comparsa del Covid-19, che sinora ha inciso sui conti dello sport americano per 12,5 miliardi di dollari.

La fuga degli sponsor

E quindi è destinata a soffrire anche la palla ovale, al punto che marchi storici, legati da decenni al Super Bowl, si sono tirati indietro, oppure saranno presenti, ma con investimenti meno corposi. Un clima di incertezza generato dalla pandemia che ha frenato molte multinazionali: molte campagne pubblicitarie ideate per il Super Bowl vengono sviluppate nell’estate precedente e stavolta sono state definite solo a poche settimane dall’evento. Non ci saranno quindi gli spot di Hyundai, Ford, Little Caesars. E l’ultima che si è sfilata è Budweiser, marca di birra che ha prodotto negli anni gli spot più iconici al Super Bowl, partner dell’evento dal 1983, che due anni fa presentò un filmato da 30 secondi per sostenere l’investimento sull’energia eolica per la propria produzione con in sottofondo Blowin’ in the Wind di Bob Dylan. Anheuser-Busch, azienda statunitense di bevande alcoliche e analcoliche (-16% nei ricavi del Q2 del 2020 rispetto al 2019) a cui fa capo il marchio Budweiser, ha preferito destinare un milione di dollari a una campagna di sensibilizzazione sul Covid-19 e sui vaccini, pur presenziando per 4 minuti durante la partita con marchi specifici come Bud Light, Bud Light Seltzer Lemonade e Michelob Ultra, i prodotti più venduti tra i giovani. E prima ancora Pepsi ha deciso di non investire sul Super Bowl, concentrando lo sforzo economico sullo show nell’intervallo della partita, l’Half Time Show (la star sarà Miley Cyrus), non scontrandosi così con competitor con Mountain Dew e Frito-Lay.

Ancor più drastica è stata la scelta di Coca Cola, neppure uno slot acquistato. Il colosso di Atlanta, in calo nelle vendite (ha recentemente annunciato prossimi tagli al personale) anche per la chiusura di stadi, cinema e luoghi di aggregazione. Anche nel 2019 non ha occupato spazi pubblicitari durante il Super Bowl, ma era apparsa nel pre-gara. Insomma, risultano ancora parecchi spazi invenduti tra gli slot offerti dalla Cbs. Per l’edizione del 2020 vennero assegnati tutti entro il 25 novembre, il Giorno del Ringraziamento.

 

(Nella foto l’Half Time del SuperBowl 2020)