Pubblicato il 08/01/2021, 19:02 | Scritto da Andrea Amato

Anya Taylor-Joy: Ho voluto La regina degli scacchi con tutte le mie forze

Anya Taylor-Joy: Ho voluto La regina degli scacchi con tutte le mie forze
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: parla la protagonista della serie tv Netflix più vista di sempre, raccontando di come ha avuto la parte.

Anya Taylor-Joy: «Beth è come una voce che già stava nella mia testa. Sì, sono io la Regina degli scacchi»

Corriere della sera – 7, pagina 65, di Stefano Montefiori.

«Non c’era ancora la sceneggiatura, ma avevo il romanzo di Walter Tevis. E dal primo istante in cui ho incontrato Beth Harmon ho sentito che avrei potuto raccontare la sua storia. Certe volte devi lavorare un po’ sul personaggio per capirlo, ma stavolta era tutto chiaro, Beth aspettava solo me. Ho raggiunto di corsa Scott Frank, il regista che stava cominciando a lavorare alla serie, ho aperto la porta del ristorante e ho gridato: non si tratta solo di scacchi e deve avere i capelli rossi!».

La parte di Beth Harmon, compresi i capelli rossi, è in effetti andata ad Anya Taylor-Joy, 24 anni, modella e attrice nata a Miami, ma cresciuta fino ai 6 anni a Buenos Aires. Quando i genitori (madre anglo-spagnola, padre scozzese-argentino) portarono la famiglia in Inghilterra, Anya fino a 8 anni si rifiutò di parlare inglese perché era contraria al trasloco. Una cocciutaggine naturale che le è forse servita per interpretare Beth, fare della Regina degli scacchi la serie Netflix più vista di sempre e rendere la scacchiera, nata 1.500 anni fa, un improbabile nuovo oggetto alla moda. Incontriamo Anya Taylor-Joy in videoconferenza, negli uffici londinesi della società di streaming.

Nella Regina degli scacchi vediamo Beth crescere dall’adolescenza fino ai 25 anni. Le è piaciuto accompagnarla?
«Moltissimo, l’evoluzione personale di Beth è al cuore della serie. Lo spettatore la vede bambina e la segue fino all’età adulta, è un processo che trovo affascinante».
È stato difficile interpretare le età diverse?
«No, l’unica difficoltà era legata al fatto che, a causa dei miei impegni e del calendario, poteva succedere che nello stesso giorno girassimo una scena in cui Beth aveva 15 anni, poi 23, poi 19. Ho dovuto solo passare più tempo a prepararmi e a ricordare quei piccoli tic fisici che cambiano a seconda delle età del personaggio».
E quindi lei doveva cambiare abiti di scena, trucco e immagine più volte nella stessa giornata.
«Sì, ma questo in realtà mi ha aiutata. Per ricordarmi a che punto della storia eravamo e quale età stavo interpretando, bastava che dessi un’occhiata allo specchio e avevo subito i miei punti di riferimento».

Gli appassionati di cultura popolare giapponese hanno osservato che La regina degli scacchi segue la struttura di un nekketsu, quei manga, come Dragon Ball, dove lo schema narrativo prevede un eroe ragazzino spesso orfano, dotato di qualità straordinarie e di un sogno invincibile, che lotta contro il male grazie ad amici che imparano ad apprezzarlo. È la vicenda di Beth, dall’orfanotrofio al campionato del mondo di scacchi.
«Non lo sapevo, interessante. La storia di Beth è in effetti Il viaggio di una giovane eroina, un romanzo di formazione. A me piace definirlo come un fuscello che diventa un albero. Quando mi chiedono se ci sarà una seconda stagione, rispondo che in effetti la parte interessante è questa trasformazione, l’evoluzione della vita di Beth, non ci si stanca di seguirla».
Un altro aspetto interessante è il rapporto di Beth Harmon con le dipendenze. La serie ha un approccio piuttosto coraggioso con la questione. Le pillole che Beth si abitua a prendere, all’inizio, funzionano.
«Già, ed è questo il problema. Questo spiega perché così tante persone sono dipendenti dalle droghe e dall’alcol. Sono abitudini distruttive, ma, all’inizio, appunto, funzionano. Grazie alle pillole che le davano all’orfanotrofio Beth inizialmente è più lucida, vede la scacchiera e le mosse con maggiore chiarezza. Ma le dipendenze sono insostenibili, e non lasciano molte alternative: riabilitazione, prigione o morte. Il rapporto di Beth con le dipendenze e il suo tentativo di uscirne è un tema importante della serie».

 

(Nella foto Anya Taylor-Joy)