Pubblicato il 21/12/2020, 11:31 | Scritto da La Redazione

E alla fine Pier Silvio Berlusconi si sfoga

E alla fine Pier Silvio Berlusconi si sfoga
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: l’amministratore delegato di Mediaset parla della battaglia con Vivendi. «Noi vogliamo andare avanti con il nostro progetto di sviluppo europeo».

Pier Silvio Berlusconi «Faremo il polo europeo della tv. Vivendi non ci fermerà»

Corriere della sera, pagina 19, di Daniele Manca.

«Un anno terribile», sono le prime parole che pronuncia Pier Silvio Berlusconi. «La tragedia della prima ondata, poi la seconda con persone care, collaboratori, dipendenti, la famiglia, toccati da vicinissimo. Il virus ci ha costretti a una vita diversa, ma ci ha anche confermato che quello che stavamo facendo tra informazione e intrattenimento diventava sempre più centrale per le persone». A capo di Mediaset da vent’anni, non si nega alle domande. «Quando vedi, come abbiamo visto, che ad aprile la pubblicità realizza un calo record sopra il 50% e che nei primi sei mesi il crollo è del 24%, capisci che è inutile pensare ai risultati a breve. Che la via d’uscita è guardare al futuro, difendere l’azienda, difendere l’occupazione: pensare a quello che si potrà fare dopo, perché il 2020 è un anno che hai voglia solo di cancellare. E invece succede che reagisci così fortemente che con la tua spinta il motore non solo non si blocca, ma il grande lavoro che hai fatto in primavera con revisione dei costi e riprogrammazione si è trasformato in un’opportunità».

E questo nonostante la spina nel fianco Vivendi tra ricorsi, inchieste della magistratura sui francesi, pronunce della Corte europea, indagini dell’Agcom italiana. Dall’altra parte del telefono non si ride, ma il tono di voce è divertito. «Se tutte queste vicende ci avessero distratti in un contesto così drammatico, non ci avvieremmo a chiudere un bilancio così buono». Conferma l’accelerazione sui progetti europei, ha idee precise sugli emendamenti parlamentari che sono stati definiti salva-Mediaset e sulla strategia da tenere con Vivendi. Ne parla dopo tutte le polemiche di queste settimane con tranquillità: «Sa, quando si riesce a ribaltare previsioni catastrofiche…».

Ci sta dicendo che visto che la pubblicità anticipa l’economia reale, qualcosa si sta muovendo nell’economia?
«Le dico quello che succede a noi. Dopo i primi mesi dell’anno pensavamo di poter solo limitare le perdite. Ci siamo mossi alla velocità della luce: con decisione e orgoglio tutta la nostra azienda ha capito il momento eccezionale. E ora potremmo chiudere l’anno addirittura con un utile importante, forse sorprendente. Abbiamo migliorato di oltre 260 milioni di euro le previsioni del budget costi del Gruppo. La posizione finanziaria netta consolidata migliorerà di circa 200 milioni di euro nonostante i nuovi importanti investimenti come quello che abbiamo fatto nella tv tedesca Prosiebensat».
Ma come, tutti parlano di Netflix, Disney+, Amazon…
«Questo merita un discorso a parte. La verità è che la tv generalista ha sempre avuto, e anzi ha aumentato, la sua centralità. Sia come mezzo di informazione, in termini di affidabilità, sia come palcoscenico d’intrattenimento per avere anche delle pause leggere in un periodo così difficile. Tutta la tv italiana ha aumentato gli ascolti, ma noi di Mediaset abbiamo anche guadagnato quote. Ne sono fiero soprattutto per tutti i nostri collaboratori che non hanno mollato un giorno».
Se poi il mercato si riprende…
«Quando le aziende comunicano, fanno pubblicità, significa che hanno fiducia. E non a caso in un momento complesso hanno scelto di investire con gli editori veri come noi. Nel secondo semestre cresceremo in Italia del +4% rispetto al 2019, con un’accelerazione al +6-7% negli ultimi due mesi. Grazie alle nostre scelte di programmazione, da soli riusciamo a generare oltre la metà dei contatti pubblicitari prodotti da tutte le televisioni».

Non potrà negare che Netfix…
«Sì, certo, ma loro non raccolgono pubblicità, hanno un modello di business diverso da quello di noi editori classici. Li vediamo come complementari. Con la loro offerta toglieranno certamente un po’ di tempo di attenzione ai giornali, alle tv e ai libri… Ma la tv generalista serve piatti caldi da consumare in diretta. Loro sono una dispensa con prodotti preconfezionati sempre disponibili, noi viviamo del qui e adesso. Il problema enorme invece sono i “mostri del web”».
E chi sarebbero questi mostri?
«Facebook, Google e altri social che sfuggono a qualsiasi controllo fiscale e di trasparenza. Raccolgono pubblicità a tappeto, ma non rendono pubblici i loro dati, danneggiano tutti i media. Vorremmo solo che fossero uguali a noi, o noi uguali a loro: stessi diritti, ma anche stessi doveri. Perché dal punto di vista industriale non li temiamo. La tv ha riconquistato soprattutto nell’emergenza quel ruolo di credibilità e autorevolezza che è caratteristica dei veri editori. Offriamo un servizio di pubblica utilità».

 

(Nella foto Pier Silvio Berlusconi)