Pubblicato il 25/09/2020, 11:35 | Scritto da La Redazione

Massimo Giletti, un uomo solo al (tele)comando

Massimo Giletti, un uomo solo al (tele)comando
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: all’antivigilia della nuova stagione, il conduttore di “Non è l’arena” lancia un auto-SOS antimafia. Annuncia un’intervista esclusiva a Flavio Briatore. E non esclude di lasciare la Tv per la politica.

Massimo Giletti: «Mi sento solo dopo le minacce La politica? Non la escludo»

Corriere della sera, pagina 53, di Emilia Costantini.

«Sono molto dispiaciuto per la solitudine in cui mi sono trovato», esordisce Massimo Giletti presentando la sua quarta stagione a La7 con Non è l’Arena, da domenica 27 alle 20,30. «Non ho avuto messaggi di solidarietà nemmeno da persone che credevo mi fossero vicine, né dai colleghi. Mentre i mafiosi tornavano a casa in grandissimo silenzio, sono stato lasciato solo e quando sei isolato diventi un obiettivo. Questa è l’unica amarezza che ho, oltre al fatto che è stato un anno durissimo, avendo perso mio padre. Devo ringraziare l’editore Cairo – aggiunge -, perché difficilmente avrei potuto affrontare la bettaglia che ho condotto in un’altra rete».

Poi sottolinea: «Quanto ai politici, ho ricevuto solidarietà da tutti, tranne che dai 5 stelle: l’unica che mi ha telefonato è stata la sindaca Raggi». Trattandosi del suo ultimo anno di contratto con La7, aggiunge: «Il mio futuro in politica? Non escludo nulla. Sono stato contattato più volte, ma questo è normale, è capitato ad altri prima di me, come Lilli Gruber o David Sassoli. Ma il mio impegno nel giornalismo è già fare politica». E nella prima puntata continua la battaglia del giornalista. Oltre, infatti, ad avere ospite Flavio Briatore, «che per la prima volta racconterà come ha vissuto la sua situazione», e poi il professor Zangrillo con «alcuni virologi, per capire cosa succede anche tra loro, dato che spesso sono in disaccordo», andrà in onda il seguito della sua inchiesta sui mafiosi tornati a casa, con un’intervista al pm Di Matteo.

Continua la battaglia antimafia

«Abbiamo invitato anche il ministro Bonafede, che ha declinato l’invito dicendo che non era II caso. Devo dire – osserva Giletti – che quando il boss Graviano ha fatto una sorta di endorsement nei confronti del ministro della Giustizia, dicendo che stava facendo un ottimo lavoro e che io, invece, gli stavo rompendo le scatole, Bonafede avrebbe dovuto prenderne le distanze».

Quindi il giornalista, che vive sotto scorta per le minacce subite, risponde alle critiche di Claudio Fava, riguardo alle sue foto scattate l’estate scorsa con il giubbotto antiproiettile: «Un vecchio adagio cinese, dice: vuoi che parlino bene di te? Fai il morto. Fava ha invocato la sobrietà e ho troppo rispetto per suo padre, assassinato dalla mafia. Ma quelle foto sono state scattate quando c’era un’afa di 35 gradi! Avrei dovuto mettermi la giacca sul giubbotto per non farlo vedere?».

 

(Nella foto Massimo Giletti)