Pubblicato il 14/09/2020, 18:01 | Scritto da La Redazione

Tv bloccata fino al 2021, mentre radio, libri e traffico dati sono esplosi nel 2020

Tv bloccata fino al 2021, mentre radio, libri e traffico dati sono esplosi nel 2020
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: l’annuale report Entertainment & Media Outlook pubblicato da PwC fa una fotografia del mondo dei consumi culturali nel nostro Paese.

Netflix corre, la “vecchia” tv in stallo gli eventi dal vivo aspettano il 2023

La Repubblica Affari & Finanza, pagina 39, di Stefano Carli.

La clausura da Covid ha regalato all’Italia la medaglia di paese europeo a maggior tasso di crescita nella tv in streaming: va bene che questo dipende molto dal nostro precedente ritardo, visto che gli altri maggiori mercati europei sono più maturi e crescono più lentamente. Ma il dato resta comunque positivo e significativo che la scossa subita dal Paese in questo 2020 ha ridotto il nostro storico gap nel digitale. Lo certifica anche il capitolo dedicato al Bel Paese dall’ultimo Entertainment & Media Outlook appena pubblicato da PwC con le previsioni di mercato fino al 2024. Un rapporto che a livello globale registra per questo fatidico 2020 una rottura della linea di costante crescita che il settore inanellava da anni. Nel mondo i ricavi sono calati di un 6% rispetto al 2019, regredendo a 2 trilioni di dollari circa. Ma la corsa riprenderà nel su complesso già il prossimo anno, quando si tornerà a superare i livello del 2019 per poi proseguire l’ascesa a buoni ritmi.

In Italia, mercato maturo, con un’economia sulla linea di galleggiamento da anni e per di più in crisi demografica dichiarata, la situazione presenta aspetti contrastanti. E a fronte di settori che non solo il Covid non ha fermato, ma ai quali ha addirittura dato una spinta, come appunto le tv via streaming, i giochi e nel complesso tutto il mondo del digitale, ce ne sono altri in cui i tempi di recupero si preannunciano più lunghi.

I consumi culturali

Così, se i libri, il cinema e i consumi di contenuti musicali nel loro complesso recupereranno già dal prossimo 2021 tutti quello che hanno perso quest’anno, la pubblicità dovrà attendere il 2022 per tornare ai livelli pre-virus. Invece comparti come gli spettacoli dal vivo, per ovvia forza di cose, resteranno in stand by un anno di più per tornare a un saldo positivo di crescita dal 2023. E per finire, i media tradizionali, come la tv o la stampa, continueranno la loro lenta discesa. Entrambi recupereranno qualcosa dal forte calo dei ricavi di questo 2020 ma il piano inclinato non si invertirà. Al 2024 la tv generalista avrà segnato un declino medio annuo poco sotto l’1%, la stampa, attorno al 3,2%. Ma è il digitale a giocare da protagonista in tutti i comparti del settore media.