Pubblicato il 03/06/2020, 19:04 | Scritto da La Redazione

Corrado Formigli fa la ruota del pavone

Corrado Formigli fa la ruota del pavone
La nostra rassegna stampa, con gli estratti degli articoli più interessanti: intervista autoelogiativa del conduttore di “Piazzapulita". Che parla di sé come di un soldato in guerra. Dice che i talk alla fine sono meglio senza pubblico. E, già che c’è, si lancia pure in un cazziatone a Donald Trump e Boris Johnson.

Corrado Formigli: “Andare in onda? Una guerra”

Corriere della Sera, pagina 49, di Maria Volpe.

È stata una guerra: restrizioni della libertà, regole, nemico da combattere. E il giornalista doveva attrezzarsi per portare a casa il materiale, nonostante gli ostacoli da superare». Equilibrato, come di consuetudine, Corrado Formigli, questa volta nella voce tradisce una certa commozione. Non per sentimentalismo, ma perché ha compiuto — insieme alla sua squadra — uno sforzo enorme di fronte a una tragedia immane e alla fine ne è uscito più forte.

Domani sera andrà in onda l’ultima puntata della stagione di Piazzapulita (La7, ore 21.15, prodotta da Banijay Italia), uno speciale dal titolo «Corpo a corpo» che inevitabilmente si soffermerà su «i 100 giorni di contagio, la gente chiusa in casa, l’uscita e le macerie economiche». Riflette Formigli: «È stata una esperienza giornalistica unica, più forte di quella dell’inviato di guerra. Non ricordo un momento in cui il mio lavoro è stato così importante da cambiare la percezione nell’opinione pubblica». Del resto tutto è nato da quell’inchiesta – un pugno nello stomaco – mandata in onda da Piazzapulita il 5 marzo nella terapia intensiva dell’Ospedale di Cremona. «Immagini fortissime – ricorda il giornalista – ancora non eravamo in pieno lockdown e forse non si era capita la gravità. Invece mostrammo persone intubate a pancia in giù, dolore, disperazione. Dopo quel reportage non si è più detto “è solo una influenza”. Quell’inchiesta, nelle successive 24 ore, ebbe 6 milioni di visualizzazioni. Questo mi ha confermato quanto può essere potente il racconto televisivo. E ha mostrato la tenacia del giornalismo che non si ferma davanti a nulla. Medici e infermieri dicevano “vi prego entrate, le persone muoiono nei corridoi”».

Da quel momento in avanti, tutti i programmi di informazione non hanno potuto fare altro che raccontare una tragedia immane, specie nel nord e in Lombardia. I talk hanno cambiato fisionomia. Per esempio tutti gli studi erano vuoti, il pubblico sparito. «All’inizio- sottolinea Formigli – faceva l’effetto di una partita di calcio a porte chiuse. Poi abbiamo scoperto che in una dimensione drammatica come questa, l’assenza del pubblico permetteva di accentuare l’approfondimento e la riflessione».

 

(Nella foto Corrado Formigli)