Pubblicato il 07/03/2020, 13:05 | Scritto da La Redazione

Oggi in edicola: il Ministro chiede partite in chiaro, la Lega dice no

Oggi in edicola: il Ministro chiede partite in chiaro, la Lega dice no
La nostra rassegna stampa della mattina, con gli estratti degli articoli più interessanti: in emergenza coronavirus il Governo ha chiesto la trasmissione delle partite di Serie A free, ma è arrivato un rifiuto.

Spadafora: «Calcio in chiaro», la Lega dice no

Corriere della sera, pagina 51, di Monica Colombo.

Dopo urla, strepiti, consigli in conference call, partite a porte aperte, anzi chiuse, no rinviate, il pallone prova a tornare alla normalità. O a ciò che più le assomiglia. Si scende in campo domani a porte chiuse, in un’atmosfera che è più di tensione che di festa. Secondo le linee guida diramate dalla Lega gli autorizzati all’accesso allo stadio saranno sottoposti allo scanner per il rilevamento della temperatura. Non avverrà il consueto cerimoniale con i bambini che accompagnano l’ingresso in campo dei giocatori, né i calciatori dei due club si saluteranno prima della sfida. Auricolare mono-uso per le interviste degli allenatori a fine gara.

Partite non in chiaro

Con i tifosi esclusi dagli stadi, il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora ha inviato una lettera al presidente della Figc, Gabriele Gravina, e al presidente della Lega di A, Paolo Dal Pino, per chiedere la trasmissione in chiaro delle partite in A del prossimo turno di campionato considerando i disagi che gli italiani stanno vivendo. Nonostante l’apertura della Federcalcio, la Lega non ha fornito semafoto verde rilevando che: «Il quadro normativo vigente e gli obblighi contrattuali già assunti non consentono di aderire» all’invito del Ministro.

In sintesi: i diritti in chiaro non sono mai andati a bando e qualora Sky si attivasse per trasmettere su Tv8 per esempio Juventus-Inter, Rai e Mediaset – che hanno fornito medesima disponibilità a diffondere la gara – sarebbero pronte a fare causa. Una decisione del genere susciterebbe l’attenzione dell’Antitrust, rappresentando una violazione della Legge Melandri. Solo un decreto del Governo e per motivi speciali (ordine pubblico?) sbloccherebbe la situazione. Troppo tardi, ormai.