Pubblicato il 07/01/2020, 17:02 | Scritto da Tiziana Leone

Paolo Ruffini: Se mi danno del pagliaccio per me è un complimento. Io non mi sento più in su di nessuno

Paolo Ruffini: Se mi danno del pagliaccio per me è un complimento. Io non mi sento più in su di nessuno
Non ci sarà più la classica conduzione in studio, ma una narrazione che si svolgerà direttamente in loco: una sontuosa villa in cui vivranno i protagonisti

Paolo Ruffini racconta a TvZoom la sua versione del reality show che torna da questa sera su Italia 1. Stavolta ci saranno anche i pupi

Oggi in prima serata su Italia 1, prende il via La Pupa e il Secchione e Viceversa, versione completamente rinnovata del programma cult prodotto da EndemolShine Italy. Tante le novità, a cominciare dal conduttore: Paolo Ruffini. A lui il compito di raccontare l’incontro-scontro tra questi pianeti completamente opposti che avranno come rappresentanti non solo pupe e secchioni, ma, altra sorpresa di questa edizione, anche pupi e secchione. Nuova e moderna anche la modalità di racconto. Non ci sarà più la classica conduzione in studio, ma una narrazione che si svolgerà direttamente in loco: una sontuosa villa in cui vivranno i protagonisti del programma. Nel corso delle sei puntate, Paolo Ruffini sarà affiancato dalla pupa per antonomasia: Francesca Cipriani.

Paolo Ruffini verrebbe da dire chi te l’ha fatto fare di condurre la Pupa e il Secchione e Viceversa? 

«Mi ha convinto il fatto di poterci lavorare, di essere autore, di poter dire la mia, di poter affrontare in maniera diversa alcuni aspetti dando elementi di modernità al format. Invertire per esempio l’idea che l’incultura fosse qualcosa a cui è abbonato il solo genere femminile, per questo abbiamo introdotto anche i pupi. Ma avremo anche tematiche legate alla tenerezza»

Per esempio come ?

«Ci saranno i bambini e gli anziani, sarà una trasmissione sorprendente, divertente. Non si punterà solo sull’esibizione di bellezze femminili. Sarà un genere abbastanza nuovo, senza studio, un reality game a metà tra tanti linguaggi. Ogni puntata prevede delle prove con l’ausilio di elementi esterni. Alcuni bimbi di terza elementare risponderanno a domande poste ai concorrenti. Lo stesso faranno alcuni anziani».

Insomma una sorta di esperimento sociale?

«Esatto, dove si ride con la persona e non sulla persona».

Come avete evitato di “ridicolizzare” i concorrenti?

«La banalità dell’analisi sta nel fatto che chi passa molto tempo a dedicarsi al proprio corpo ha meno tempo per la cultura. Noi cerchiamo di scardinare questo concetto. Non li ridicolizziamo, perché facciamo in modo che il non sapere abbia un valore positivo o di candore,  non è quell’ignoranza che crea disastri o stermini. Tante persone mi chiedono: “Ma lo fanno apposta?”».

La risposta?

«No, anzi.  Se di fronte a una foto di Sandro Pertini, una pupa non sa rispondere, non è che a casa si facciano questa grossa risata, perché in molti non sanno chi è. E’ una trasmissione che con grande leggerezza affronta un tema culturale interessante: oggi la cultura è diventato qualcosa di altro. Se per esempio le pupe sono diventate influencer con migliaia di follower, i secchioni sono invece dei grandi disadattati. Abbiamo concorrenti che non hanno mai dormito fuori casa, alcuni sono vergini, che non hanno mai avuto un approccio al sesso».

Difficile scegliere se stare dalla parte delle pupe o dei secchioni…

«Come capita in tanti reality, anche il nostro è uno spaccato di un Paese. Abbiamo fatto casting durissimi, durati sedici mesi, è stato difficile sceglierli senza sfidare la credibilità dello spettatore, il rischio di creare macchiette c’era».

E come avete scongiurato il pericolo?

«La differenza nella scelta l’ha fatta la voglia di empatizzare, abbiamo scelto personaggi con cui potersi immedesimare, non volevamo l’eccellenza nell’essere pupa o il prototipo del secchione, ma persone che non dico fossero normali, concetto complicato, ma su cui puntare e poter giocare».

Il tuo ruolo quale sarà?

« Mi sono approcciato con il piglio di un narratore del Rock Horror Picture Show, uno che muove i fili dei burattini, un entomologo che analizza questi insetti messi in cattività».

Non temi le critiche di chi parlerà di tv trash?

«Ho una grande passione per il pop, amo tutto ciò che è nazional popolare. Questo programma avrà grande successo, so già che mi fermeranno per farmi i complimenti: io faccio la tv non per qualche blasonato critico,  ma per la gente e se questo vuol dir esser un pagliaccio lo prendo come un complimento. Ormai non c’è più nessuno disposto a farlo, si sentono tutti un gradino più su, io non mi sento più in su di nessuno».

Perché accade questo secondo te?

«Perché ormai tutti pensano prima a cosa diranno i social. Io invece penso alle milioni di persone che non hanno Instagram, a tutta quella gente più silenziosa che non scrive, ma incontro per strada. Non credo che Aristotele se tornasse oggi, direbbe che l’uomo è un animale “social”. Ma continuerebbe a dire che è un animale sociale».

 

Tiziana Leone

 

(Nella foto Paolo Ruffini)