Pubblicato il 29/12/2019, 13:04 | Scritto da La Redazione
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Oggi in edicola: Fiorello ha rivoluzionato la tv generalista

Oggi in edicola: Fiorello ha rivoluzionato la tv generalista
La nostra rassegna stampa della mattina, con gli estratti degli articoli più interessanti: lo showman, in un’intervista al “Corriere della sera”, racconta l’esperienza di “Viva RaiPlay!”.

Rivoluzione Fiorello

Corriere della sera, pagina 40, di Renato Franco.

The show must go off. Il paletto della nuova frontiera televisiva lo ha piazzato Fiorello con il suo show live, ma anche on demand, perché il palinsesto è diventato liquido, guardi quando vuoi, in streaming o off line. Il suo Viva RaiPlay! è stata una maratona di 23 puntate, 30 ore di tv, in pratica il Telethon del varietà. Fiorello è stato anche celebrato da Variety, che nel mondo dello spettacolo vale come una menzione sulla Bibbia. «Bellissimo pezzo, l’ho letto tutto d’un fiato… Ma non c’ho capito niente, poi mia moglie me lo ha tradotto! Che figata, sono finito su Variety come Clooney».

A esperienza finita che voto si dà?

«Io mi darei sempre 2, non sono un tipo facile. Però so una cosa: è stata l’esperienza più bella della mia carriera. È adesso che è finita mi dico da solo che sono stato scemo ad accettare».

Perché scemo?

«Per il mio carattere: sono tremendamente pigro, sono un figlio del divano. Già fare 4 puntate su Rai1 una volta alla settimana per me era uno sforzo incredibile. È andata a finire che ho cucinato 3 puntate a settimana, di fila per giunta. Eravamo partiti da 50 minuti e siamo arrivati a 1 ora e 40. Per non farmi mancare niente ho proposto pure la striscia mattutina di Viva Asiago 10! Un deficiente proprio…».

Ha detto sì a RaiPlay, ma avrebbe detto no a Rai1: perché?

«Quando Salini (amministratore delegato Rai) mi ha chiamato pensavo mi offrisse il “solito” varietà del sabato sera di Rai1. Invece mi ha parlato di RaiPlay e in 5 secondi ho accettato. È stata una spinta a cambiare, i tempi erano serrati, era tutto più veloce. E più bello avere meno tempo, ma fare più cose, tanti momenti di spettacolo che si possono tagliare in piccoli contributi da fare sul web».

È economicamente sostenibile per la tv generalista un modello di business di questo tipo? Non rischia di diventare pericoloso fare uno show importante che poi viene cannibalizzato in pillole?

«Siamo nel 2020, le cose cambiano: abbiamo device, tablet, cellulari; la strada è questa».

 

(Nella foto Fiorello)