Pubblicato il 04/12/2019, 14:04 | Scritto da La Redazione

Oggi in edicola: Matilde Bernabei, la donna più potente della tv

Oggi in edicola: Matilde Bernabei, la donna più potente della tv
La nostra rassegna stampa della mattina, con gli estratti degli articoli più interessanti: Vanity Fair intervista la presidente della casa di produzione Lux Vide, appena nominata Cavaliere del lavoro.

Matilde Bernabei: sogni e incubi del presidente

Vanity Fair, pagina 117, di Giancarlo Dotto.

Decisamente anticonformista, Matilde, considerando la famiglia d’origine. Figlia di Ettore, democristiano di ferro, direttore generale della Rai old fashion.

«Sono una donna operativa, cerco le soluzioni e non bado alle apparenze. Merito del ‘68. Avevo quattordici anni. Da allora l’idea che ognuno può migliorare il mondo anche di un granello mi ha accompagnato sempre».

Resta la famiglia. Tuo padre tacciato di bigottismo e di eccessivo zelo verso i democristiani dell’epoca. Accusato d’avere messo i mutandoni alle Kessler. In realtà, uomo di rara arguzia.

«Mai votato Democrazia cristiana. Adesso, quasi me ne pento. Ci fossero oggi, li voterei. Penso a un gigante come Giorgio La Pira, amico di famiglia e mio testimone di nozze».

Che fa una quattordicenne per migliorare il mondo?

«Facevo doposcuola ai ragazzi della baraccopoli del Fleming, il quartiere dove abitavo. Migliaia di persone che vivevano in tuguri con il tetto di latta».

Nemmeno vent’anni e scrivi per Panorama.

«“Da grande farò la giornalista”, scrivevo da bambina. Ma non era come l’immaginavo. Volevano assumermi, ma andai a lavorare per una Ong che aiutava gli africani a creare le loro imprese. Insegnava a pescare invece che regalare il pesce».

Precocissima in tutto.

«A vent’anni mi sposo. Lui aveva nove anni più di me. Era già Giovanni Minoli, con il suo carattere tostissimo. Mi sembrava un miracolo. Un uomo cosi bello e intelligente che mi aveva scelto».

Conosciuto come?

«Andavamo in un garage alle messe di Don Franzoni. Personaggio eccezionale, sospeso a divinis per le sue idee. Lì scoprimmo, Giovanni e io, d’avere tantissimi valori in comune».

Giovanni ti ha sempre sostenuta?

«Ha sempre creduto in me. Lui ha un carattere complesso. Se ti deve dire una cosa la dice. Non ce la fa a mediare. Ha accettato problemi enormi nel lavoro pur di non abbassare la testa».

Lo consideri un errore?

«Io dico da imprenditrice che un po’ di abbozzo strategico nella vita è necessario. Tutt’ora non dormo la notte. Quando parti con produzioni da trenta milioni di euro e devi trovarli, non puoi fare quello tutto d’un pezzo».

L’ultima insonnia?

«Attualissima. Stiamo producendo Diavoli per Sky e Leonardo, mettendo insieme vari Paesi europei. Una paura tremenda. Dobbiamo anticipare i soldi per tutto. La parte creativa è bellissima, quella dei soldi è un incubo».

Giovanni condivide l’insonnia con te?

«Lui ha le sue insonnie. I miei affanni cerca di sminuirli, ma io gli dico: “Tu parli, però non l’hai mai fatto l’imprenditore. Lui dice che ho un’anima democristiana. Un cavolo! Vorrei vederlo alle prese con certi clienti».

 

(Nella foto Matilde Bernabei)