Pubblicato il 04/04/2019, 19:03 | Scritto da Gabriele Gambini
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Lo Spietato con Riccardo Scamarcio su Netflix continua l’epopea del poliziottesco 2.0

Lo Spietato con Riccardo Scamarcio su Netflix continua l’epopea del poliziottesco 2.0
Il film di Renato De Maria sarà su Netflix dal 19 aprile e si inserisce in piena continuità con la nuova era del crime movie all'italiana in cui non mancano i rimandi alla stagione del poliziottesco anni '70.

Lo Spietato è diretto da Renato De Maria, ha come protagonisti Riccardo Scamarcio, Sara Serraiocco, Alessio Praticò, Alessandro Tedeschi

 

Non è l’originalità, a rendere Lo spietato (su Netflix dal 19 aprile, nelle sale dall’8 al 10 aprile) un film godibile. La pellicola di Renato De Maria con protagonista Riccardo Scamarcio, con ribalderia divertita, crivella lo spettatore di citazioni più o meno riconoscibili, come una pistola farebbe nelle pagine di un romanzo di Giorgio Scerbanenco.

Ma lo scopo è anche quello e viene raggiunto. Dentro c’è quello che ci si deve aspettare da un crime movie italiano contemporaneo. L’occhio per il vintage – la vicenda racconta la scalata sociale di un malavitoso di origini calabresi a Milano, con annesso caravanserraglio di contesti socio-politici meneghini ricostruiti nel dettaglio -, il richiamo ai poliziotteschi anni ’70 alla Fernando Di Leo o alla Maurizio Merli. E ancora, rimandi al Faccia d’Angelo con Elio Germano e al Vallanzasca – Gli angeli del male con Kim Rossi Stuart. Con una spruzzata yankee di Quei bravi ragazzi.

 

La parabola criminale di Santo Russo

 

E però il frullatore di strizzate d’occhio mescola gli ingredienti con intelligenza, confeziona una trasposizione fresca e rivisitata del libro Manager Calibro 9 di Piero Colaprico e Luca Fazzo.

La Milano da bere era anche una Milano da mangiare, dove i temerari Francis Turatello e Angelo Epaminonda (i malavitosi a cui Santo Russo, il personaggio interpretato da Riccardo Scamarcio, si ispira) si contendevano una torta ricchissima, partendo da scorribande predatorie, alzando la posta coi sequestri di persona e, negli anni ’80, col traffico di droga.

Scamarcio si cala in un ruolo bidimensionale: è il classico cattivo nato in periferia, alla ricerca spasmodica di un riscatto sociale che significa soldi, sangue e bella vita. Sorride in camera e invita lo spettatore a parteggiare per lui, complice l’intreccio amoroso con la moglie e con l’amante che ne svela le fragilità, senza comprometterne la foga rabbiosa.

Pochi i momenti di introspezione psicologica (chi ama i poliziotteschi scorgerà più uno stile alla Umberto Lenzi che alla Stelvio Massi) soverchiati dalla necessità dell’azione, in cui spicca una ricostruzione della Milano che fu. Imbaldanzita dalla colonna sonora di Riccardo Sinigallia, Emiliano Di Meo e da Malamore di Enzo Carella.

Gabriele Gambini

(nella foto Lo Spietato)