Pubblicato il 02/04/2019, 17:01 | Scritto da Andrea Amato

L’Aquila: a dieci anni dal terremoto una fiction per non dimenticare

L’Aquila: a dieci anni dal terremoto una fiction per non dimenticare
La serie tv diretta da Marco Risi racconta storie di fantasia, ma inchiodando lo spettatore alla realtà di una tragedia non ancora terminata per gli aquilani.

L’Aquila – Grandi speranze in onda dal 16 aprile su Rai1

Il terremoto de L’Aquila del 6 aprile 2009 è uno di quegli avvenimenti scolpiti indelebilmente nella memoria degli italiani, come poi sarà Amatrice, come fu quello dell’Irpinia, l’alluvione di Firenze, il Vajont e tutte quelle calamità che hanno colpito il nostro Paese nella storia recente. «Dov’eri quella notte?» è la domanda che oggi, a pochi giorni dal decennale, ricorre più frequentemente, anche nella comitiva di giornalisti portati dalla Rai nel capoluogo abruzzese per la presentazione della fiction (6 puntate da 100 minuti), L’Aquila – Grandi speranze, in onda su Rai1 da martedì 16 aprile in prima serata.

Diretta da Marco Risi, scritta da Stefano Grasso, la serie è interpretata da Donatella Finocchiaro, Giorgio Tirabassi, Giorgio Marchesi, Luca Barbareschi, Valentina Lodovini, Francesca Inaudi, Carlotta Natoli, Enrico Ianniello e da una serie di giovani attori, molti dei quali non professionisti e aquilani, selezionati nella scuola media.

La produzione

Quattro mesi di riprese, tra gli spettrali vicoli disabitati della zona rossa del centro de L’Aquila, e una gestazione di quasi due anni, per mano della casa di produzione IdeaCinema e Rai Fiction.

«Nel titolo abbiamo voluto mettere la speranza di quelli che sono rimasti e la storia parte nel settembre del 2010, un anno e mezzo dopo il sisma», dice Eleonora Andreatta, direttore di RaiFiction.

L’Aquila oggi

Accompagnati da Marco Risi abbiamo camminato per le vie del centro storico, rendendoci conto che i 18 miliardi di euro spesi per la ricostruzione in questi 10 anni non sono abbastanza, che la città appare ancora molto ferita, ma soprattutto è completamente disabitata, se non dagli operai.

«La fiction ha un doppio registro: quello degli adulti, che faticano a dimenticare il dolore delle perdite, e quello dei ragazzi, che guardano avanti, che vivono in un lugubre parco giochi fatto di macerie e palazzi vuoti, inanimati», dice il regista.

Le storie che si sviluppano nelle dieci ore della serie sono tutte di fantasie, ma i riferimenti alla realtà sono molti: «Abbiamo parlato con molti ragazzi e cittadini de L’Aquila e delle zone vicine, inserendo nella sceneggiatura i loro ricordi. Come quello di una signora di 84 anni di Onna, paese che oggi non esiste più, che mi ha raccontato che ha visto la parete di camera sua sfogliarsi, “come la pagina di un libro”. Per rimanere poi otto ore sotto le macerie, “a fare amicizia con la morte”», continua Marco Risi.

La speranza

Il coro unanime, sottolineato dai giovani attori aquilani, è che questa fiction riaccenderà i riflettori su una tragedia che, giorno dopo giorno, viene dimenticata dal resto degli italiani, ma non da chi ha deciso di rimanere e ricostruire.

Una serie che risponde al dovere di fare servizio pubblico per la Rai, soprattutto attraverso la fiction. E non importa se alcuni dialoghi sul dolore sono banalizzati, come se il pubblico di Rai1 non fosse mai in grado di andare nel profondo. E fa niente se la storia misteriosa che accompagnerà tutte le sei puntate è abbastanza inverosimile, l’importante è che la memoria venga cristallizzata dalla tv, a maggior ragione da quella di Stato.

Soprattutto poi se la regia di Marco Risi, come sempre senza troppi fronzoli e artifici, colpisce allo stomaco, rappresentando in maniera fedele e reale quel luna-park degli orrori, pieno di fantasmi e vite spezzate, ma colorato dall’innocente forza dei ragazzi.

 

Twitter@AndreaAAmato

 

(Nella foto L’Aquila – Grandi speranze)