Pubblicato il 16/10/2018, 19:03 | Scritto da Gabriele Gambini

Walter Iuzzolino: c’è un mondo ricco oltre la serialità angloamericana, ve lo racconto in Walter Presents

Walter Iuzzolino: c’è un mondo ricco oltre la serialità angloamericana, ve lo racconto in Walter Presents
Col suo Walter Presents su Dplay racconta l'universo seriale sganciato dall'egemonia anglosassone, eppure ampio e qualitativo. Iuzzolino vive a Londra, ha lavorato per Channel 4 ed è il signore delle serie tv.

Walter Iuzzolino: Prima di Gomorra, la serie italiana che ha segnato una svolta contenutistica è stata La meglio gioventù

Finalmente un porto sicuro dove ripararsi dall’egemonia seriale angloamericana. Non che le serie d’oltreoceano e d’oltremanica abbiano stufato, anzi. Fanno scuola al punto da essere diventate patrimonio narrativo comune persino sui meme di Instagram. E però esiste un universo composito, ricco, qualitativo, capace di conservare l’efficacia quasi letteraria dei titoli mainstream aprendo nuovi orizzonti su territori e temi poco esplorati. Qui entra in gioco Walter Iuzzolino, che col suo Walter Presents su Dplay, ma anche sul Nove al sabato in seconda serata, presenta serie tv scandinave, mitteleuropee, francofone (13 Commandments, prodotta in Belgio, sarà disponibile dall’1 novembre e si preannuncia come thriller a effetto).

Iuzzolino è italiano, vive a Londra, ha l’aria del dandy con tendenze nerd e la parlantina dell’appassionato vero. Il suo Walter Presents nasce sulla britannica Channel 4, rete dedicata ai factual che ha anche lanciato Black Mirror.

Perché Walter Presents?

Nasce come passione. Vivo a Londra da 23 anni, ho lavorato a Channel 4, realtà produttiva molto interessante. Ho avuto un’esperienza approfondita con la realtà factual. Come utente però ero appassionato di fiction, soprattutto i grandi titoli HBO che da subito spiccavano per qualità. In quegli anni le serie hanno iniziato a imporre un livello di pari dignità o superiore a quello cinematografico. Da lì è scattata la molla che mi ha spinto a cercare nel mondo materiale nuovo, inedito per il Regno Unito. Un anno e mezzo di ricerca autofinanziata.

Qual è la sfida?

Gli USA e l’Inghilterra erano soddisfatti dei loro prodotti, non amavano prodotti esteri sottotitolati perché pensavano di aver riempito totalmente le necessità argomentative pensabili. La sfida globale è stata dare vita a una contaminazione di generi che giocasse su qualità di scrittura e contenti all’altezza.

C’è un mondo vasto oltre le grandi produzioni anglosassoni.

L’egemonia americana è considerata tale perché sono i titoli che anche da noi imperversano in larga misura. Ma c’è un mondo ricco e autoriale da scoprire altrove. Netflix ha iniziato a impostare questo discorso con titoli significativi. L’Italia giocherà un ruolo di primo piano nell’immediato futuro con la sua creatività autoriale.

Le produzioni italiane attualmente si dividono in due approcci: uno rivoluzionario e internazionale, da Gomorra a The Young Pope. Uno più conservatore e territoriale: preti e carabinieri sulle generaliste.

Non amo le fiction tradizionali della generalista. Sono un genere che a poco a poco si estinguerà, nonostante oggi mantenga ottimi numeri. C’è un pubblico abituato alla fruizione lineare che non abbandona la serialità classica, ma i servizi streaming e il nuovo modo di concepire la narrazione, qualitativo, non manicheo, capace di approfondire la psicologia dei personaggi affrancandola da stereotipi, stanno facendo breccia nelle nuove generazioni. È
questione di tempo. I palinsesti vecchia maniera saranno rimpiazzati e ripensati sulle esigenze individuali dell’utente. Questo nelle modalità di fruizione. Ma a ruota aiuteranno a superare anche qualche criticità di contenuto.

Qual è la principale criticità delle fiction generaliste?

Per conservare un certo tipo di pubblico si osa poco. Si fanno scelte conservative. Eppure la generalista è ancora un bacino d’utenza, come detto, molto vasto. Auspico che su quattro titoli in palinsesto, due possano essere innovativi, capaci di battere terreni diversi dalla diciannovesima stagione della stessa fiction. In questo modo la qualità e i contenuti potrebbero avvicinarsi alla dimensione internazionale, come accade sulle piattaforme streaming. Non a caso la Rai sta proponendo titoli come I Medici o L’amica geniale. Come dire: continuo a servirti la pizza e il gelato, ma adesso ti propongo anche il sushi.

Un’area geografica del mondo da tener d’occhio?

La Scandinavia da diversi anni sta producendo televisione di qualità straordinaria. Poi c’è il Belgio, realtà piccola che dà forza a autori e registi e permette loro di osare.

Una serie tv di oggi da considerarsi sopravvalutata?

The Crown su Netflix. Bellissima, qualità pazzesca. Ma inutile.

Una serie italiana del passato che è stata precursore di qualcosa di significativo?

La meglio gioventù. Gomorra è stata la svolta, però, prima di Gomorra, La meglio gioventù coordinava la nostalgia per un pezzo di storia passata con un linguaggio e una qualità efficaci e modernissimi.

Ha ragione chi sostiene che le serie tv abbiano l’appalto nel raccontare la realtà con dignità letteraria?

Ho un background di letteratura angloamericana e mi sento di rispondere affermativamente. La narrativa seriale di oggi corrisponde al feuilleton ottocentesco a puntate, occupando uno spazio nella cultura contemporanea parallelo a quello del romanzo, con efficacia penetrativa pop.

Gabriele Gambini

(nella foto Walter Iuzzolino)