Pubblicato il 14/09/2018, 17:35 | Scritto da Paolo Madeddu
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Laura Pausini ce l’ha con il mondo intero?

Laura Pausini ce l’ha con il mondo intero?
Non è più la ragazzina timida de "La solitudine". Ma certo, tra polemiche e vaffanculo, non lascia "Frasi a metà". E se fosse solo questione di immagine?

Laura Pausini ormai sembra più una rapper che una popstar

L’inizio non è stato il famoso concerto dell’accappatoio, nel 2014 in Perù. Alla fine di uno spettacolo nel quale come sempre ogni singolo microdettaglio era studiato e riprovato più volte. Quella volta, per capirci, che si è presentata al pubblico in accappatoio (sicuramente un caso) e aveva dimenticato le mutandine (sicuramente un caso) e l’accappatoio non era allacciato benissimo (sicuramente un caso) e Laura Pausini aveva fatto quello che tanti anni prima aveva fatto arrestare Jim Morrison, ovvero ostentato in pubblico gli organi riproduttivi. Invece di fare una risatina o dire «Uh, scusate», aveva ringhiato: «La tengo como todas».

No, l’inizio in realtà era stato un anno prima, nel 2013, quando dal palcoscenico di San Siro aveva attaccato, da vera rapper, un misterioso giornalista, ostentando il dito medio per la felicità del pubblico plaudente: «Inizio subito con una polemica, a quello stronzo che ha scritto che stasera non c’era nessuno». Poi nel novembre 2015, in collegamento via Skype per la presentazione del suo disco Simili, disse ai giornalisti – quelli che non erano lì con lei, ospiti compiaciutissimi del più famoso albergo di Miami, a sue spese (forse premiati perché “non stronzi”): «Non rispondo alle polemiche, mi sono rotta il cazzo».

In sostanza, da qualche anno abbiamo imparato a convivere con certe uscite ruvide e un po’ volgari (ah, ma spontanee, per carità) della star incontrastata del pop italiano, da quelle onestamente aggressive a quelle divertite, ma un po’ troppo sbracate per non essere anche un po’ maligne tipo: «Beyoncé mi fa una pippa», a rivendicare il fatto che al Circo Massimo c’era lei e non la diva americana.

Ma ultimamente nello (scusate) storytelling pausiniano ci sono sempre più elementi di risentimento e rancore: l’invito a rispondere alle critiche con un: «Ma tu chi cazzo sei?», rivolto, putacaso, sempre da Milano, si è accompagnato ai consueti ricordi di ormai diversi decenni fa, degli inizi durante i quali alcuni malaccorti avevano fatto il drammatico errore di non credere in lei (chi scrive invece capì subito, e a gentile richiesta può portare delle prove).

In un’intervista a Giorgio Dell’Arti ha rivendicato questo aspetto del suo carattere: «Posso essere molto severa e vendicativa, ho bisogno di capire perché mi offendi e mi ferisci e fino a quando non me l’hai spiegato, ti rompo i coglioni fino a sfinirti. Se non me lo spieghi, chiudo. Ti elimino. Ti cancello».

Questo è il momento di dire, giusto per fare una pausa, che questo articolo NON contiene critiche. Non siamo così stolti, è semplicemente un elenco, contenente alla fine un’ipotesi.

Ma è strano pensare che una cantante che ha venduto più di 70 milioni di dischi e fa il pieno a ogni tour sia più ipersensibile oggi, a 44 anni, di quanto non lo fosse a 20, e trovi il tempo per offendersi per esempio per le critiche di un giornalista da sempre suo fan, come Massimo Bernardini, dichiaratosi perplesso sul suo repertorio recente: «Basta ammiccamenti, sei una signora». Delusa e offesa, gli ha fatto notare che: «Sei stato leggero a scrivere queste parole pubblicamente, visto che ci conosciamo e sai bene che i social portano polemiche».

Questa risposta, va detto per correttezza, l’ha inviata usando i social, dove ha una potenza di fuoco immensa fatta di milioni di follower, pronti a scatenare l’inferno a un suo tweet. Eppure, i milioni di estimatori sembrano svanire di fronte a una singola critica, e al fatto che per qualche ora (non troppe) la disputa occupi gli hashtag. «Hai visto Massimo che cattiverie mi ha scatenato ingiustamente il tuo bellissimo commento? Credo che queste cose una come me non dovrebbe leggerle mai. Feriscono». Putacaso, alla fine Bernardini si è scusato per la «grossolanità, la superficialità e la diffusività della rete». Mentre davanti a 80mila fan armati di cellulare, si può dire di tutto?

Chissà se in realtà i dissing della Pausini sono solo una svolta stilistica, in mancanza di una rapper italiana litigiosa come Cardi B. Non avendo realmente una rivale in termini di dischi venduti, come succede tra i big dell’hip-hop, ed essendo diventata una star fin dal debutto a 19 anni, a Sanremo (non è che sia rimasta incompresa a lungo) non rinuncia ad assecondare la palpabile voglia di rivalsa di molti italiani, avvalendosi di un’immagine di empowerment estremo. Molto apprezzato da chi la ascolta, che spesso subisce come lei le frecciate dell’uomo che non la meritava e la “derideva per il suo culone” – oppure del capo, al lavoro (nel suo caso, il capo della major Usa che «mandai affanculo, e ne fui molto orgogliosa»).

Dev’essere per questo che la cantante crede molto in Frasi a metà: una canzone di rancore, di risentimento come quelle che costituiscono l’80% del repertorio dei rapper italiani, che sanno bene che l’identificazione di molti fan parte proprio dalla condivisione di tanto fiele ingoiato nella vita quotidiana. Fiele che poi – visto che esiste un Dio, ed è il Successo (cosa credevate?) viene ricompensato da Rolex e Lamborghini e vestiti firmati. Frasi a metà era già stata presentata a Radio DeeJay con le parole: «Ascoltala e vaffanculo». Si è capito che è dedicata a un’amica, che l’altra sera Laura Pausini ha pubblicamente apostrofato come “troia”.

Esisterà veramente questa amica traditrice? Non sarà inventata? Viene da pensare che tutti questi sfoghi non siano casuali: potrebbero essere un modo di compiacere la pancia del proprio elettorato, di rimanere virale (sui deprecati social), ma forse addirittura una svolta stilistica, un nuovo modo di proporsi non più solamente come popstar, ma anche come una queen bitch solitaria, visto che l’Italia non tollera le rapper femmine. E il rancore bisogna un po’ coltivarlo, anche quando gli affari vanno bene e i nemici sono pochi e sparuti. Perché in definitiva, c’è davvero qualcuno o qualcuna così folle da mettersi contro Laura Pausini? Ah, no, non guardate in questa direzione.

 

Paolo Madeddu

 

(Nella foto Laura Pausini)