Pubblicato il 13/09/2018, 17:32 | Scritto da Guglielmo Cancelli

Riforma del copyright UE: ecco cosa succederà. (Spoiler: nulla)

Riforma del copyright UE: ecco cosa succederà. (Spoiler: nulla)
Quella combattuta ieri a Strasburgo è stata una battaglia politica, che si riverbererà poco o niente sul fruitore medio di musica online. Ecco perché.

Quanto l’Europa può contrastare lo strapotere di Google e YouTube?

No, non pioveranno rane, né la vostra porta sarà sfondata dalla polizia in piena notte perché nel filmato delle vostre vacanze, che aveva postato su Facebook qualche ora fa, in sottofondo si sentiva una canzone di Beyoncé: la riforma del diritto d’autore approvata ieri dal Parlamento Europeo attiene sostanzialmente al rapporto tra i giganti del Web, che distribuiscano contenuti su piattaforme UCG come YouTube e Facebook e fornitori degli stessi, come testate giornalistiche e case discografiche. Dato che noi ci occupiamo di musica, parleremo solo delle seconde.

Per farla breve: le case discografiche hanno tifato per l’approvazione della riforma perché – sostengono loro – gli accorda più potere contrattuale nei confronti di YouTube, che, in virtù del suo status di safe harbor accordatogli negli anni Novanta dal Digital Millennium Act americano, poteva negoziare quasi unilateralmente i contratti di licenza per la distribuzione dei contenuti, generando quel fenomeno chiamato value gap, cioè “differenza di valore” tra quanto pagato (poco, ai titolari dei diritti) e guadagnato. Adesso, con la riforma, i contratti dovranno essere discussi bilateralmente, come già succede con altre piattaforme come Spotify o Deezer. In pratica, se un titolare di diritti trova non soddisfacente in termini economici il suo accordo di licenza con YouTube, può chiedere la rimozione di tutte le sue opere dalla piattaforma controllata da Google.

Bene: secondo voi, quanti contratti saranno rinegoziati? Perché fateci caso: di battaglia contro il value gap ne hanno sempre parlato le associazioni di categoria discografiche, ma mai i discografici. Che, anzi, su YouTube ci sguazzano, e non mancano di vantarsi delle performance dei propri artisti sul colosso di video sharing della galassia Alphabet Inc.. Per esempio: nelle stesse ore in cui la FIMI, l’associazione di categoria dei discografici italiani, lanciava un accorato appello perché l’Europarlamento approvasse definitivamente la riforma, sciogliendo una volta per tutte il nodo del value gap, negli uffici italiani della Warner Music, a Milano, si brindava al raggiungimento dei tre milioni di follower sul canale YouTube ufficiale della casa discografica. Vi sembra abbia senso?

Quella combattuta ieri a Strasburgo è stata una battaglia politica, che si riverbererà poco o niente sul fruitore medio di musica online. Per due motivi: il primo è che la norma dovrà passare ancora al vaglio di Commissione Europea, Parlamento e Consiglio, possibilmente prima del rinnovo del Parlamento UE, in programma tra nove mesi. Il secondo: approvazione dell’Europarlamento a parte, la direttiva dovrà essere recepita dai singoli Governi nazionali. E se ricordate quanto tempo è stato impiegato a recepire quella – ancora discussa – presentata da Barnier sulla liberalizzazione del mercato del diritto d’autore…

 

Guglielmo Cancelli

 

(Nella foto l’Europarlamento durante il voto sul copyright)