Pubblicato il 29/05/2018, 18:32 | Scritto da F. Canzonettari

Sergio Caputo scrive a TvZoom e noi rispondiamo

Sergio Caputo scrive a TvZoom e noi rispondiamo
Il cantautore, leggendo il nostro articolo, ci ha scritto via Twitter. Così abbiamo deciso di pubblicare la risposta e di fare chiarezza sul rapporto tra radio e case discografiche.

Sergio Caputo ha appena pubblicato l’album Oggetti smarriti

Martedì scorso, 22 maggio, abbiamo pubblicato questo articolo e due giorni dopo, via Twitter, Sergio Caputo ci ha risposto così: «Grazie della citazione, che apprezzo. Ma ci tengo a dire che non è esattamente una polemica, è come stanno le cose, e ormai lo sanno tutti. Far musica in Italia è diventato molto arduo per i più, causa il monopolio del business concentratosi in certi… ehm, giri di interessi».

Il mio articolo terminava così: «L’argomento è ampio e complesso, e meritevole di approfondimenti. Ci tornerò sopra la prossima settimana». E il tweet di Sergio Caputo mi dà lo spunto per iniziare a trattare questo argomento ampio e complesso, cosa che probabilmente mi richiederà più di un articolo. Partirò con lo smentire un’opinione corrente, che spesso ho sentito ripetere dai giovani aspiranti artisti e che (purtroppo), mi è capitato di leggere anche su qualche giornale, e che sintetizzo in questa frase: «Le case discografiche decidono quali canzoni devono passare le radio».

Le radio, secondo la maggioranza di chi ne parla o ne scrive, non sono “tutte” le radio: sono i network commerciali (i più importanti: RDS, RTL, Radio Deejay, Radio Italia, Radio Kiss Kiss, Radio Monte Carlo, Radio Capital, Radio 105). E i network commerciali italiani sono diventati così forti, economicamente, da potersi permettere di guardare dall’altro in basso la discografia italiana. Non sono le case discografiche che impongono alle radio le canzoni da passare; sono le radio che scelgono, e a volte impongono, alle case discografiche quali canzoni promuovere.

Quei poveretti dei promoter radiofonici – quelli interni alle case discografiche e quelli che lavorano da indipendenti – vanno dai cosiddetti direttori artistici delle radio con il cappello in mano, per far ascoltare loro le canzoni di prossima uscita, e subiscono il diktat dei direttori artistici. I quali, a loro volta, preparano le loro famigerate playlist – cioè gli elenchi delle canzoni da programmare – secondo alcuni criteri, non tutti trasparentissimi, dei quali vi parlerò nel prossimo articolo.

 

F. Canzonettari

 

(Nella foto Sergio Caputo)