Pubblicato il 14/12/2017, 17:35 | Scritto da Tiziana Leone

Francesco De Carlo: In Italia la comicità non può prescindere dalla politica

Francesco De Carlo: In Italia la comicità non può prescindere dalla politica
Si è esibito nei locali inglesi, come sulla Bbc e al Fringe Festival di Edimburgo. Ma ha anche raccontato i luoghi comuni inglesi, dal cibo al clima: De Carlo è il primo cervello comico italiano sbarcato a Londra, ma nei tempi sbagliati della Brexit.

Nelle quattro puntate di Tutta colpa della Brexit, al via oggi in seconda serata su Rai 3, Francesco De Carlo racconta con ironia il suo viaggio a Londra

Tutta colpa della Brexit, al via oggi in seconda serata su Rai 3, è il diario di un comico italiano a Londra, quattro puntate prodotte da Verve Media Company, in cui Francesco De Carlo racconterà con ironia e disincanto, la sua vita nella city ai tempi della Brexit. Dopo camerieri, cuochi, esperti di finanza e artisti di ogni sorta, Francesco è il primo cervello comico italiano in fuga in una terra dove di comici se ne contano almeno cinquemila.

Francesco De Carlo, qual è il luogo comune più luogo comune di Londra?

«Difficile. Forse quello sul cibo, non è vero che è cosi pessimo».

La cosa che più l’ha stupita?

«La difficoltà di relazionarsi con quel popolo».

Perché?

«È molto freddo, sono tutti molto impegnati, busy busy busy e fanno di tutto per dirti che sono busy, ostentano la loro busytà sempre. Poi però nel week end esplodono in questo delirio di alcool. E da ubriachi sono terribilmente imbarazzanti».

Per un comico la vita è più facile a Londra o in Italia?

«A Londra, perché ci sono tanti localini che da noi non esistono. Lì anche ai grandi nomi capita di esibirsi nei comedy club, però è anche vero che c’è molta più competizione, solo in Inghilterra ci sono 5000 comici».

In quale situazione di quelle che vedremo si è divertito di più?

«Al festival di Edimburgo, il più grande festival della comicità, dove io ho portato il mio show sulla vita di un italiano a Londra ai tempi Brexit. L’ho vissuto come se fosse un campo scuola, dovevo andare sul palco tutte le sere per un’ora, per 26 repliche, una sorta di Porta Portese della comicità».

Quanto c’è di Te la do io l’America, storico show di Beppe Grillo, in queste quattro puntate?

«Quel programma di Grillo era fortissimo, è un peccato averlo perso come comico, al di là delle valutazioni politiche. Grillo ha una presenza scenica imbattibile, è stato un grande monologhista, come Benigni».

Ha citato due nomi che hanno dovuto fare spesso i conti con la censura e la polemica accesa per le loro battute…

«Noi abbiamo i politici che abbiamo da sempre e la censura è sempre stata l’arma per difenderli. A Londra la satira è incentrata più che sulla politica, sulla vita personale del comico, su quello che gli succede nel quotidiano, dal sesso alla religione ai sentimenti».

In Italia non si può prescindere dalla politica per fare comicità?

«In Inghilterra già i Tg parlano di grandi temi internazionali, mentre da noi al Tg c’è ancora il famoso panino dove devi far parlare tutti i politici. D’altronde loro hanno la Bbc».

C’è futuro per la stand up comedy in Italia?

«Se faccio questo programma è perché ho sempre pensato che avrei fatto prima ad andarmene all’estero che aspettare che si creasse qua. A Londra ci sono almeno 300 locali dove si fa la stand up comedy, a Roma non me ne viene in mente uno. Apprezzo molto che i giovani invece di andare sulle parrucche, sulle parodie e sui tormentoni cominciano a fare monologhi in cui raccontano il loro punto di vista sulla vita».

A lei cosa fa ridere?

«Mi fanno ridere i paradossi e la tristezza. In fondo la comicità è un modo anche per esorcizzare la tragicità della vita, quando vedo una situazione triste è un modo per mettere le mani nello sporco e dire va bene posso dissacrare anche questo momento».

E i cinepanettoni, visto che siamo a Natale?

«No, non mi fanno ridere. Purtroppo l’idea sbagliata è che sei fai una cosa bella il pubblico non la capisce. Prendiamo Mai dire goal, la tv della Dandini, la commedia all’italiana, tutte cose popolari di grandissima qualità, con gli anni ’90 si è ridotto tutto al mercato della comicità. Ormai o sei uno raffinato che dice cose di sinistra che capiscono in quattro, o sei destinato a scegliere un’altra strada».

Dopo queste quattro puntate ne arriveranno altre?

«Non lo so, io ovviamente continuo a girare il mondo, mi arrivano proposte per esibirmi in tanti posti, voglio andare in America dove non sono mai stato. E se girando mi devo portare una telecamera e raccontare, lo faccio volentieri».

 

Tiziana Leone

 

(Nella foto Francesco De Carlo)